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Cittadella
Nel Medioevo
Cittadella, borgo medievale, conobbe il suo
momento di maggiore gloria proprio nel
Medioevo. La cittadina nacque da un progetto
militare di Padova città, che nel 1220 ne
promosse la fondazione con finalità
evidentemente militari, per tutelare la
parte più settentrionale del suo territorio
contro il comune di Treviso, che poteva
contare sulla struttura fortificata di
Castelfranco. Altri obbiettivi che Padova si
poneva con questa fondazione furono:
mantenere i privilegi di imporre magistrati,
lavori e servizi collettivi alle comunità
rurali, erigere castelli, imporre dazi e
balzelli sui commerci e sulla produzione
artigianale, amministrare con propri
tribunali la giustizia, reclutare servitù
ed eserciti privati di masnadieri.
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Tuttavia
l'ambiente rurale in cui si inserì questa
fondazione aveva avuto una lunga
frequentazione da parte dell'uomo fin
dall'età antica. Infatti Cittadella è
situata ai confini meridionali di un ampio
agro centuriato che occupa tutto il
pedemonte bassanese e la sinistra del fiume
Brenta fin pressappoco all'altezza della
zona umida e ricca di fontanili che
attraversa in senso longitudinale la pianura
veneto - friulana e che dà origine a vari
corsi d'acqua minori. In questo lembo del
Veneto era funzionante ancora intorno al
Mille un cospicuo tratto della via Postumia,
la grande arteria stradale romana che
percorreva la Valpadana dalla Liguria al
Friuli. La vicinanza del Brenta e dunque una
convergente struttura millenaria e
altrettanto vitale come la Postumia furono
determinanti per la scelta del luogo adatto
alla nuova fondazione.
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Attorno all'anno mille la campagna era scarsamente
popolata e priva di grossi nodi di riferimento con
la presenza di alcune grandi aziende curtensi e
località con elementari forme di vita accentrata
quali: Onara, Lovari, Galliera e Tombolo. Quanto
all'organizzazione religiosa il territorio di
Cittadella era sotto la giurisdizione della pieve
battesimale di San Donato e almeno fino al 1376 gli
abitanti di Cittadella continuarono a celebrare le
principali attività liturgiche in San Donato.
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Fra
il Trecento e il Quattrocento Cittadella divenne
capoluogo del territorio padovano. Due podestà furono
nominati dal principe, scelti all'interno
dell'oligarchia padovana e inviati a Cittadella con il
compito di rappresentare il governo e di regolare un
po' tutta la vita politica con la collaborazione delle
istituzioni comunali locali. Erano sostituiti in caso
di assenza da un vicario e portavano con sé un
piccolo staff di ufficiali.
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Un'intensa
vita comunitaria aveva insegnato a strutturare
assemblee e magistrature di pubblica utilità
in forme il più possibile rispondenti alle
esigenze della vita quotidiana. Nel 1236
Padova concesse alla cittadina di dotarsi di
propri Statuti. In un secolo
"difficile" quale fu il Trecento
sembra che il borgo nuovo di cittadella si sia
difeso piuttosto bene. In un ambiente privo di
grandi squilibri sociali ed economici ebbe
modo nondimeno di formarsi una élite di
possidenti, di artigiani e di professionisti.
La tradizionale base economica
dell'agricoltura e dell'allevamento si integrò
frequentemente con disparate attività
produttive e nuove fonti di guadagno, tra cui
si segnala l'arte della lana, il commercio e
la lavorazione del legname, la fabbricazione
di cuoi e pellicce. All'interno dello spazio
murato si produssero nel basso Medioevo
modificazioni corrispondenti ad un tenore e a
un stile di vita semiurbano. Si bandirono via
via costruzioni di paglia e di legname, per
sostituire con edifici in muratura, più
decorosi e igienici, oltre che meno
infiammabili. Si migliorò il manto e la
larghezza delle strade publice e si approntò
un buon sistema di smaltimento delle acque con
condutture sotterranee. Si qualificò
l'aspetto della piazza centrale, con la loggia
e la chiesa che costituivano uno dei
fondamentali luoghi di ritrovo pubblico. Un
forte impulso ebbe, già prima della fine del
Trecento, l'urbanizzazione dei borghi esterni
alle porte, con la costruzione di nuove chiese
ed abitazioni private. Per quanto riguarda le
mura, sappiamo che un apposito amministratore,
o massaro, del comune doveva liquidare al
podestà le consistenti spese ordinarie. Anche
dopo la guerra di Cambrai, che procurò la
devastazione dei borghi, una vistosa breccia
nella cortina muraria e il rinnovarsi di
interventi fortificatori, non mancarono, com'è
noto, nella secolare vicenda di Cittadella
manomissioni, alterazioni e ricostruzioni del
vetusto apparato medioevale.
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Cittadella
seguì tutta la parabola emblematica e feroce
di Ezzelino III da Romano, signorotto
dispotico e per lunghi anni vincente in tutto
il veneto centrale. All'interno della cinta
muraria, presso Porta Padova si trova ancora
la Torre di Malta, fatta da lui erigere 1251.
Nel XIV secolo Cittadella ritornò sotto
dominio dei Carrarresi. Conobbe una serie di
vicissitudini quali: l'assedio da parte di
Cangrande della Scala, due visite importanti:
quella di Ludovico re d'Ungheria (1374) e
dell'imperatore Carlo VIII (1354). Fu occupata
da Gian Galeazzo Visconti nel 1389.
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LE
MURA DI CITTADELLA
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La cerchia murata che circonda Cittadella (1220
d.C) ha forma di ellisse irregolare e con
l'abitato costituisce un complesso organico del
più alto interesse storico, non solo per gli
studi sui castelli ma anche per quelli di
urbanistica. Lo spazio interno che le mura
delimitano è ordinato da due traverse che
raccordano le quattro porte con il centro,
dividendo l'abitato in quartieri, a loro volta
suddivisi a scacchiera dalle caratteristiche
stradelle.
La cortina murata comunica con l'esterno
attraverso quattro ponti in corrispondenza delle
porte (a loro volta costruite sui quattro punti
cardinali), rivolte verso le vicine città di
Padova, Vicenza, Bassano del Grappa e Treviso
(di qui la denominazione Porta Padovana, Porta
Vicentina, Porta Bassanese, Porta
Trevisana). I ponti levatoi, mantenuti in
servizio fino al secolo XVI, gradualmente
vennero sostituiti con altri in muratura. Gli
attuali risalgono alla prima metà del secolo
scorso.
| A
Nord,
il Castello di Porta
Bassano, che era difeso da un
piccolo fossato anche all'interno, con
la casa del Capitano della Guarnigione. |
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| Ad
Est,
il torrione di Porta
Treviso, con arcata
affrescata. |
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| A
Sud,
il castello di Porta
Padova, con la "Torre di
Malta", orribile prigione usata da
Ezzelino da Romano e citata da Dante,
nella Divina Commedia. |
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| Ad
Ovest,
il torrione di Porta
Vicenza. |
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| Arte
e Cultura a Cittadella |
| TORRE
DI MALTA E MUSEO ARCHEOLOGICO |
Così si chiama la poderosa costruzione
addossata all'interno della Porta Padovana.
Fu costruita nel 1251 per ordine di Ezzelino
da Romano il quale ne fece orrida prigione
per i suoi nemici.
|
I cronisti del tempo descrissero a
tinte fosche i fatti che la resero
celebre. Si racconta che i
prigionieri venissero inviati al
castello con i piedi legati sotto il
ventre dei cavalli e, quivi giunti, calati
nel sotterraneo della torre e
lasciati morire di fame, tra crudeli
tormenti. Nel 1256,
quando Ezzelino fu cacciato da
Padova, i cittadellesi aprirono le
porte a Tiso di Camposampiero che
liberò alcune centinaia di
prigionieri, fra i quali anche
donne, ridotti in miserabile stato;
i partigiani di Ezzelino, invece,
sospinti in un cortile, furono
massacrati.
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|

Sul
muro della Torre sono state apposte
due lapidi che portano inciso un
brano della "Cronica" di
Rolandino, e i versi di Dante il quale
avalla, con la sua autorità di poeta,
il tragico racconto. La Torre di
Malta è stata oggetto di appassionate
ricerche storiche da parte di studiosi
cittadellesi e da esse risulta evidente
che è proprio la Malta cittadellese ad
essere nominata dal divino Poeta.
|
|
Da qualche anno l'ampia sala conferenze
ricavata al piano terra è sede di convegni
e tavole rotonde, mentre i piani
superiori sono riservati al Museo
Archeologico, aperto al pubblico nei
giorni di sabato e domenica dalle 15
alle 18.
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Per visita in altre giornate o per informazioni è
attivo il seguente numero telefonico: 340-3450558. |
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| MUSEO
DEL DUOMO |

Dopo anni di ricerche e di lavoro da parte
di generosi e appassionati volontari; dopo
una capillare campagna di catalogazione
intrapresa dalla Soprintendenza; dopo
i compiuti restauri finanziati dalla
Parrocchia e da numerosi sponsor privati,
il Duomo di Cittadella presenta ora, al
proprio interno, un museo di arte sacra
davvero imponente, che raggruppa tutte le
opere collocate nel duomo nelle diverse
epoche della sua storia.
Attraverso la guida della casa
editrice Biblos dal titolo "Il
duomo di Cittadella, itinerario
storico-artistico", disponibile
negli uffici della Pro Cittadella, il
visitatore interessato potrà ammirare,
all’interno della chiesa, in sagresia, in
alcune sale e nella torre campanaria:
affreschi, pale d’altare, dipinti, sculture,
tabernacoli e paramenti completi per l’uso
liturgico in pregevole manifattura d’oro e
d’argento.
| I
MONUMENTI |
Cittadella presenta i seguenti monumenti
ed edifici di pregio artistico:
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| Cerchia
murata |
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L'ancora intatta
cortina delle mura
misura 1461 m. di
perimetro, con
diametri di circa 450
m.; le quattro porte
corispondono
all'incirca ai 4 punti
cardinali. I corpi
emergenti, oltre ai 4
torrioni, sono 12
torri e 16 torresini
di varia altezza; fra
tutti si sviluppano 32
cortine con 10 merli
guelfi e un'altezza
del cammino di ronda
di 12 m. circa dal
piano di campagna. Lo
spessore medio delle
mura è di m. 2.10
Costruite senza
fondazioni, sono
sostenute da
terrapieni ricavati
col materiale delle
fosse.
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| Porta
Padovana |
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La
Porta Padovana
costituiva l'ingresso
principale della città
e una iscrizione, ora
raschiata, dava il
benvenuto agli ospiti.
Dall'interno della
Porta Padovana si può
accedere ai giardini
pubblici e attraverso
di essi si può uscire
per la Porta
Vicentina.
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| Torre
di Malta e Museo Archeologico |
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Così si chiama la
poderosa costruzione
addossata all'interno
della Porta Padovana.
Fu costruita nel 1251
per ordine di Ezzelino
da Romano il quale ne
fece orrida prigione
per i suoi nemici. I
cronisti del tempo
descrissero a tinte
fosche i fatti che la
resero celebre. Si
racconta che i
prigionieri venissero
inviati al castello
con i piedi legati
sotto il ventre dei
cavalli e, quivi
giunti, calati nel
sotterraneo della
torre e lasciati
morire di fame, tra
crudeli tormenti. Nel
1256, quando Ezzelino
fu cacciato da Padova,
i cittadellesi
aprirono le porte a
Tiso di Camposampiero
che liberò alcune
centinaia di
prigionieri, fra i
quali anche donne,
ridotti in miserabile
stato; i partigiani di
Ezzelino, invece,
sospinti in un
cortile, furono
massacrati. Sul muro
della Torre sono state
apposte due lapidi che
portano inciso un
brano della
"Cronica" di
Rolandino, e i versi
di Dante il quale
avalla, con la sua
autorità di poeta, il
tragico racconto. La
Torre di Malta è
stata oggetto di
appassionate ricerche
storiche da parte di
studiosi cittadellesi
e da esse risulta
evidente che è
proprio la Malta
cittadellese ad essere
nominata dal divino
Poeta. Da qualche anno
l'ampia sala
conferenze ricavata al
piano terra è sede di
convegni e tavole
rotonde, mentre i
piani superiori sono
riservati al Museo
Archeologico, aperto
al pubblico nei giorni
di sabato e domenica
dalle 15 alle 18. Per
visita in altre
giornate o per
informazioni è attivo
il seguente numero
telefonico:
0340-3450558.
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| Chiesa
di Santa Maria del Torresino |
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Prende il nome dalla
Torre cui la chiesa è
addossata nei pressi
della Porta Padovana.
E' tradizione che essa
sia stata costruita
contemporaneamente al
castello, per gli
uomini d'arme. In
scavi recenti sono
state scoperte
fondazioni di un
edificio precedente,
forse quello delle
origini. Le tele sugli
altari sono di modesto
livello artistico,
interessanti però la
storia locale. La
vasca in pietra nella
navata proviene dalla
località Colombara di
Cittadella; si ritiene
fosse il fonte
battesimale della
medioevale chiesa di
San Nicolò di
Mejaniga, che si
trovava nei pressi.
Nel 1968 la Chiesa del
Torresino, dopo un
periodo di abbandono,
è stata restaurata e
riaperta al culto in
memoria dei Caduti per
la Patria. Nel corso
del 1997 è stata
ulteriormente
valorizzata ed ora si
svolgono, nella navata
centrale, importanti
rassegne d'arti e
viene realizzata una
rassegna di concerti
primaverile ed una
autunnale.
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| Porta
Vicentina |
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Uno dei punti di accesso
al "cammino di
ronda" sulle mura
medievali parte proprio
da Porta Vicenza, sulla
quale sono in fase di
esecuzione i lavori di
installazione di un
ascensore e di una
scala. Il visitatore
potrà passeggiare da
Porta Vicenza fino alla
Torre di Malta situata a
ridosso di Porta Padova,
comprendendo in tal modo
in maniera ancor più
completa i caratteri
difensivi originari e
funzionali delle mura
medievali. Il secondo
punto di accesso è
previsto dalla Torre
Campanaria della Chiesa
di Santa Maria del
Torresino; il terzo è
stato realizzato nella
Torre di Malta, sopra la
cui copertura è in fase
di realizzazione il
"Belvedere",
destinato ad
impreziosire ancor più
la storica Torre, con la
possibilità di godere
di una straordinaria
vista sulla città e sul
territorio circostante. |
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| Porta
Bassanese |
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Era difesa con 5
ordini di arcate
chiuse da
saracinesche, due
ponti levatoi e un
fossato in
comunicazione con
quello che circonda le
mura. Il Torrione
addossato alla Porta
Bassanese è stato
reso agibile,
recentemente, per
mezzo di una scala
interna che sale alla
sommità da dove si
gode un magnifico
panorama.
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| Torrione
di Porta Bassano |
Porta
Trevisana |
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| Palazzo
Pretorio |
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Recentemente
ristrutturato ed
adibito a sede
decentrata degli
uffici comunali
(ospita l'Ufficio
Tecnico, l'Ufficio
Commercio, l'Ufficio
Cultura, i Servizi
Demografici),
rappresentava il
potere dello Stato di
Padova prima e di
Venezia poi.
All'interno si possono
ammirare affreschi
pregevoli scoperti da
poco, mentre
all'esterno notevole
è il portale in marmo
rosato che si fa
risalire al 1500, con
i due medaglioni che
portano l'effigie di
Pandolfo Malatesta.
Dal mese di settembre
1998 è sede di mostre
di carattere
nazionale.
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| Duomo
e Pinacoteca |
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Il Duomo e le sue
adiacenze, con le
opere d'arte,
costituiscono un
complesso di notevole
interesse costruito
fra il 1774 e il 1826,
opera di tre eminenti
architetti: Domenico
Cerato autore, tra
l'altro della Specola
e del Prato della
Valle di Padova, al
quale si attribuisce
la pianta
dell'edificio; Ottavio
Bertotti Scamozzi
(1726-1790),
vicentino, che diede
al tempio l'impronta
neoclassica che lo
caratterizza e Carlo
Barera, vicentino, che
portò l'opera a
compimento. La
facciata è stata
completata nel 1913. I
bassorilievi e le
statue sono opera di
artigianato.
Nell'ampia navata si
allineano 6 altari su
4 dei quali vi sono
opere di Leandro
Bassano, Lattanzio
Quarena, Sebastiano
Santi e Michele Fanoli,
cittadellese. Nella
Sagrestia, da notare,
"La Cena in
Emmaus" di Jacopo
da Ponte (1510-1592),
un tempo sull'altare
maggiore dell'antica
parrocchiale: "La
Deposizione",
tavola attribuita a
Lazzaro Bastiani
(1430-1512),
veneziano, che si
muoveva nella cerchia
di Gentile Bellini;
"La
Flagellazione",
tela attribuita a
Palma il Giovane
(1540-1628);
"L'adorazione dei
Magi" di scuola
veneta, attribuita al
secolo XVII, e
"La
Crocifissione",
grande tela
settecentesca. E'
altresì stato
realizzato un Museo di
Arte Religiosa già
funzionante con visite
guidate.
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| Palazzo
del Municipio |
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Nominato nei documenti
fin dal secolo XV come
il Palazzo della
Loggia, per lo spazio
che si apriva al
pianterreno,
l'edificio è stato
ristrutturato secondo
il modulo neoclassico
nel 1816
dall'architetto Carlo
Barera, vicentino. Fra
gli elementi
conservati
dell'edificio
precedente è da
notare il fregio con
parte degli stemmi dei
podestà veneti ed il
bassorilievo
quattrocentesco del
Leone di San Marco,
nascosto dai
cittadellesi in epoca
napoleonica e
rinvenuto da poco
nello spessore di un
muro dello stesso
palazzo. Un altro
Leone di San Marco,
anch'esso nascosto
nella medesima
congiuntura, è stato
posto sopra la colonna
situata in Piazzetta
del Duomo.
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| Teatro
Sociale |
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Nel 1817 un gruppo di
facoltosi cittadellesi
costituì una Società
per il Teatro,
prendendo spunto da
una analoga
associazione di musica
filarmonica attiva sin
dal 1804. La Società
aveva però bisogno di
un teatro. Ne venne
quindi affidata la
progettazione al
bassanese Giacomo
Bauto, già autore di
quello della sua città
e inaugurato nel 1811.
L'opera venne portata
a termine dal
vicentino Francesco
Cibele. L'edificio, la
cui limpida facciata
neoclassica,
incompiuta, è
attribuita a Giuseppe
Iapelli (progettista
anche del "Pedrocchi"
di Padova) risulta
strutturato nei moduli
teatrali
ottocenteschi: un
atrio con botteghe del
caffè e frutta ai
lati, una sala
semicircolare con un
palcoscenico
(ingrandito nel 1836)
ed il golfo mistico,
tre ordini di logge o
palchetti (assegnati
in proprietà ai soci
sottoscrittori della
Società), una sala da
fumo o
"ridotto" da
utilizzare nelle pause
degli spettacoli o per
le riunioni dei soci.
Le ancor splendide
decorazioni "a
fresco" furono
realizzate da
Francesco Bagnara,
scenografo e pittore
vicentino, che avrebbe
dipinto anche il Gran
Teatro "La
Fenice" di
Venezia.
L'inaugurazione
avvenne con la fiera
di ottobre del 1828 e
dal 1831 le stagioni
si susseguirono
regolarmente almeno
fino alla prima guerra
mondiale, quando
Cittadella divenne
luogo di retrovia del
fronte. Questa prima
fase del Teatro può
essere definita la più
intensa perchè furono
ospitati spettacoli
tra i più vari: dalla
musica lirica alle
commedie e tragedie,
dai concerti
bandistici alle prime
prove del
cinematografo
"Lumière".
Con il dopoguerra ebbe
avvio la progressiva
decadenza del Teatro e
i pochi eredi dei soci
fondatori si decisero
a cederlo nel 1934 al
Comune (la cessione
sarà perfezionata nel
1950). Nel 1970 il
Teatro Sociale riprese
appieno la sua attività,
diventando anno dopo
anno insostituibile
simbolo della cultura
cittadellese.
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| Pieve
di San Donato |
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Ad
un chilometro e mezzo
dalla cerchia murata,
sulla Statale che
conduce a Padova, si
trova l'antichissima
Chiesa di San Donato.
Sorta con tutta
probabilità su un
sacello pagano, fu la
prima Pieve cristiana
nel territorio già
dal VI secolo. Attorno
al essa, nell'alto
medioevo, si accentrò
la vita religiosa e
sociale della
popolazione locale, ne
fanno testimonianza i
reperti di epoca
longobarda disposti
sulla parete interna
dell'edificio e i
quattro successivi
rifacimenti.
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| Convento
di San Francesco |
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Il Convento dei Padri
Francescani fu
costruito intorno al
1481 ed è sempre
stato un centro
spirituale molto
attivo a Cittadella.
Dopo la soppressione
napoleonica del 1806,
fu trasformato in
caserma; nel 1947 fu
restituito ai Padri
Francescani e la
chiesa, ad una navata,
è stata restaurata di
recente ed ha
riacquistato il suo
suggestivo stile
francescano. Il
convento si accentra
nel bellissimo
chiostro ed ha
ambienti interni con
soffitti a vela molto
interessanti.
Nell'entrata, un
affresco rappresenta
la Vergine con il
Bambino tra
Sant'Antonio di Padova
e San Francesco, è
attribuito a pittore
vicentino dagli
influssi perugineschi
che lo dipinse agli
inizi del 1500.
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|
| Chiesetta
di Santa Lucia di Brenta |
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Santa Lucia di Brenta è
la chiesa di un
solitario monastero
benedettino il quale
stava, ancor prima del
secolo XII, presso le
rive del Brenta. La
chiesa, dopo secoli di
servizio, devastata e
quasi abbandonata
durante il 1300,
riappariva nel secolo
XVI tutta preziosamente
affrescata da Iacopo da
Ponte, inserita nel
villaggio che l'operosità
dei monaci aveva
suscitato. Risulta che
nel 1867 la chiesetta
fosse ancora in
funzione; dopo di tale
data scompare di essa
rapidamente perfino
anche il nome. Dopo
l'ultima guerra, per
caso la Chiesa viene
rintracciata da Giuseppe
Cappello, ispettore
onorario ai monumenti,
sulla guida di un
libriccino di conti:
dell'edificio religioso
poco rimaneva, poiché
era stato tramutato in
una povera casa colonica
identificata come quella
"delle
Statue", dove
abitazione, stalla,
cantina e ripostiglio si
susseguivano in un
fabbricato che non
misurava più di
quindici metri di
lunghezza. |
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| Foto
delle Mura |
Le
mura del 1220 conservano tutta la loro suggestione.
Leggenda le vuole edificate, molto probabilmente su
precendenti manufatti, per fronteggiare le minacce della
vicina Castelfranco, avamposto Trevigiano, ma anche per
arginare le ultime scorribande barbare. Altre leggende
narrano di demolizioni di rovine dei castelli del
circondario quali Carturo, S.Pietro in Gù, Onara,
Curtarolo, per riciclare le pregiate pietre da
costruzione.
Tra le sue strutture venne adattata una 'zilia' (dal
nome dell'ingegner Egidio, progettista di questi luoghi
infernali) di Ezzeliniana memoria, la 'Torre di Malta'
terrificante luogo di reclusione e tortura. Ed Ezzelino
III, il tiranno, s'impone tra i protagonisti di quello
scorcio storico e, nel bene o nel male, Cittadella è
icona di quella concezione sociale e protagonista di
quel tumultuoso processo di trasformazione a cavallo tra
medioevo e primo rinascimento comunale.
Protetta da questo formidabile strumento di difesa, la
fortezza militare fu cardine nelle lotte tra signorie
dell'alta pianura e pedemontana veneta fino
all'avanzata, nel 1509, degli eserciti della Lega di
Cambrai. Nuove strategie belliche, nuove armi
terrificanti, le bombarde, fecero la loro comparsa e le
vecchie mura, di concezione medioevale, nulla poterono.
La Serenissima abbandonò al loro destino le cittadelle
murate quali Bassano e Cittadella e ripiegò su Padova e
Treviso dove, in fretta e furia, vennero costruite le
'nuovissime' mura delle città con soluzioni tecniche
mai viste prima di allora.
Passata la grande bufera, con la 'pax' veneziana viene
smantellato il presidio militare e, all'interno delle
mura, si sviluppa il tessuto urbano civile che porterà
Cittadella ad essere una delle più vivaci e
caratteristiche cittadine dell'alto territorio veneto. |
| Foto
sopra le Mura |
Le
mura padovane, costruite nel 1220, conservano tutta la
loro suggestione.
Dopo il recentissimo restauro, è possibile percorrere
il camminamento di ronda e vedere la città da questa
particolarissima prospettiva: tra il dentro ed il fuori.
Le mura: barriera, protezione, intralcio, pericolo,
chiusura o appartenenza?
Sicuramente, oggi, una grande risorsa. Un'opera d'arte,
ma soprattutto una macchina del tempo che ci restituisce
la possibilità leggere la storia.














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