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Marostica

Con un effetto
scenografico di rara suggestione, la cinta muraria parte dal
colle che domina la città per scendere fino al centro
storico, collegando il Castello Superiore a quello Inferiore.
Già castrum romano, Marostica seguì le vicende storiche di
Bassano e la fortificazione subì diverse modifiche. Il
Castello Inferiore si affaccia sulla piazza principale dove si
disputa la celebre partita a scacchi con personaggi viventi
I due Castelli,
collegati da una cinta muraria che include anche il borgo,
fanno da cornice alla città. Dal Colle Pausolino il Castello
Superiore domina il centro storico e con mura solide si
allunga fino al Castello Inferiore, affacciato sulla piazza
principale. Il sentiero panoramico che collega le due
roccaforti permette di godere appieno dello spettacolo
architettonico e paesaggistico offerto dalla città.
Cenni
Storici
LE
ORIGINI
Marostica,
adagiata sulla fascia pedemontana che, amena e verdeggiante si
estende dall'Astico al Brenta, ha sempre suscitato un
irresistibile fascino per le bellezze naturali di cui è ricca
e per un passato storico originale e glorioso.
Le sue colline miti e assolate, ove tuttora si coltivano il
ciliegio, la vite e l'olivo, e l'immediata pianura sottostante
favorirono l'insediamento di nuclei umani fin dai più remoti
tempi della preistoria.
Alcuni reperti, costituiti da frammenti di vasi, cocci ecc.,
trovati per lo più sul Pauso, sono la conferma della
preromanità di Marostica e del resto non va dimenticato che
la presenza paleoveneta nella zona è testimoniata nella
vicina Bassano dalla necropoli di Angarano che risale al
periodo Este I (XIII-Vll sec. a.C.).

Antica mappa
del 1583 (Archivio di Stato di venezia - Beni Inculti).
L'immagine è di una Marostica fortificata, adagiata sulla
fascia collinare. Interessanti i tanti mulini, testimonianza
di una intensa vita economica e sociale.
ETA
ROMANA E PRIMITIVA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO
A est del Pausolino,
sulla cui sommità si staglia in tutta la sua imponenza lo
scaligero Castello Superiore, tuttora dominante la città,
sorge il colle Pauso detto anche Monte della Croce o della
Pace.
Ivi sorgeva un antico fortilizio romano come è testimoniato
da vestigia di pietra ancora visibili.
Altre fortificazioni, per lo più torri di guardia, sorsero ai
piedi e sulla sommità del Pausolino e, con ogni probabilità,
sulla cima dell'Agù che, aguzzo, come dice il nome stesso, si
eleva a occidente del Pausolino.

Aretta votiva alla
dea Diana, conservata nel loggiato del Castello Inferiore.
L'iscrizione testimonia la diffusione della religione romana
nel territorio di Marostica e così tramanda: « Grania
Bacchis Deanae do de » (Grania - di bacco sacerdotessa - a
Diana in dono diede).
I Romani
concepirono queste opere di fortificazione con l'evidente
scopo di controllare politicamente e militarmente sia la
pianura sia le vie che portavano all'Altopiano dei Sette
Comuni.
Un'ampia opera di « centuriazione » assicurò la coltura di
fertili terre e nel contempo il consolidamento della egemonia
romana del territorio.
A perenne suggello della romanità di Marostica rimangono
alcune vetuste lapidi: una reca il nome di una tal Martina,
giunta appositamente dalla Gallia per piangere la morte del «
dolcissimo suo marito ».
Un'altra, visibile ora nel loggiato del Castello Inferiore, è
una aretta votiva dedicata a Diana, dea della caccia, e reca
la seguente iscrizione « Grania Bacchis Deanae Do De » (Grania
- di Bacco sacerdotessa a Diana - in dono diede).
Inoltre il ritrovamento di monete appartenenti ai diversi
periodi della dominazione romana costituisce un'ulteriore
conferma della pregnanza della romanità marosticense.
Il Cristianesimo, al pari delle altre località del Veneto, si
diffuse con particolare vigoria dopo l'editto di tolleranza
dell'imperatore Costantino (313 d.C.) che poneva fine alle
persecuzioni contro i cristiani.
Una tradizione leggendaria fa risalire al I' sec. d.C.
l'origine della più antica chiesa di Marostica, la Pieve di
S. Maria, detta anche il Domo: la costruzione sarebbe avvenuta
grazie all'intensa opera evangelizzatrice del vescovo di
Padova S. Prosdocimo.
E' , invece, storicamente probabile che questa Pieve sia stata
fondata e si sia sviluppata non prima del IV sec. d.C..
Un nucleo sociale e religioso di una certa consistenza ebbe
dunque a svilupparsi ai piedi del Pauso, con il sovrastante
castello, attorno alla piccola chiesa di S. Maria, nella zona
dell'attuale Borgo medievale, che costituisce pertanto
l'impianto urbanistico più antico della città.
L'ALTO
MEDIOEVO
Dopo la caduta
dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), Marostica seguì le
vicende italiane e venete in particolare dei regni
romano-barbarici con le dominazioni di Odoacre (476-493) e
degli Ostrogoti di Teodorico;
conobbe le desolanti e misere condizioni di vita della guerra
greco-gotica (535-553) tra Bizantini e Ostrogoti.
Conclusa la breve parentesi bizantina successiva alla suddetta
guerra, l'entroterra veneto ebbe a subire l'invasione
longobarda (568) cui fece seguito una dominazione destinata a
durare ben più di due secoli e precisamente fino 774.
Di questo periodo, durante il quale Marostica fece parte del
ducato longobardo di Vicenza, e per l'esattezza del 753,
quando era re Astolfo (749-756), abbiamo un documento che
parla del Castello sul Pauso, segno, questo, che, al pari dei
Romani, i Longobardi tennero in grande considerazione questo
presidio di difesa militare.
In seguito al crollo della potenza longobarda in Italia dovuto
ai Franchi di Carlo Magno (774), Marostica venne incorporata
nella contea carolingia di Vicenza e rimase sotto tale dominio
fino all'887, anno della deposizione di Carlo il Grosso.
Ma il secolo IX si conclude con la possente immagine di
Marostica che riattiva le sue fortificazioni, di origine
romana, dall'Agù al Pauso di fronte al temibile pericolo
degli Ungari.
Il 24 settembre dell'899 Berengario del Friuli, allora re
d'Italia, venne disastrosamente sconfitto dagli Ungari sul
fiume Brenta tra Nove e Cartigliano.
Il luogo della sconfitta conservò per parecchi secoli il nome
di «vadum ungherorum» a perenne memoria di questo cruento
evento.
Il secolo X, che la dotta storiografia ha incluso tra i secoli
bui dell'alto Medioevo, caratterizzato da decremento
demografico e impoverimento economico, è religiosamente
importante per Marostica.
Infatti al 917 risale la donazione di Berengario al vescovo di
Padova Sibicone, in base alla quale la Pieve di S. Maria,
assieme a tutte le altre pievi della zona montana e
pedemontana dall'Astico al Brenta, passa alle dipendenze della
diocesi padovana.
Del periodo ottoniano, quando buona parte dell'Italia venne
saldamente inglobata nel Sacro Romano Impero Germanico,
abbiamo un importante documento risalente al 983: si tratta
del famoso privilegio del vescovo di Vicenza Rodolfo che
attesta l'ampia estensione dei benedettini nel vicentino e la
contemporanea presenza religiosa di Padova e Vicenza in
territorio marosticense.
In questo privilegio vengono menzionate le chiesette di S.
Vito (recentemente - 1987 - ultimata nei lavori di restauro) a
sud della città in direzione di Vicenza, e di S. Apollinare,
ora scomparsa, a est dell'attuale centro storico, in direzione
Marsan-Bassano. S. Vito e S. Apollinare erano centri di due «curtes»
(unità agricole) grazie alle quali i benedettini svolgevano
la loro preziosa opera di evangelizzazione e di bonifica del
territorio.
Da non dimenticare, inoltre, a 2 km dal capoluogo, il
monastero benedettino di Valle S. Floriano, anch'esso di
antica origine.
IL
BASSO MEDIOEVO.
GLI EZZELINI, SIGNORI DA ROMANO
Gli Ezzelini,
feudatari di origine tedesca, presenti nelle terre venete nel
sec. XI e forse fin dalla fine del secolo precedente, agli
iniziali feudi di Romano e Onara aggiunsero ben presto quelli
di Bassano, Angarano, Cartigliano, ecc. fino a diventare una
delle famiglie feudali più potenti e ricche del Veneto.
Probabilmente a prima del 1140 risale l'inizio della
dominazione ezzeliniana a Marostica.
La presenza degli Ezzelini a Marostica si caratterizzò ben
presto come un dominio continuamente conteso e rivendicato dai
Vicentini, tanto è vero che quest'ultimi nel 1197 attaccarono
e saccheggiarono il Borgo, la zona più popolata e antica
della città.
Dopo alterne vicende si giunse nel 1218 alla pace tra Ezzelino
Il il Monaco e la città di Vicenza.
In base a questo trattato di pace Marostica venne ceduta a
Vicenza per 40.000 lire veronesi con l'obbligo per Vicenza di
distruggere le fortificazioni marosticensi; ma quest'ultima
clausola non ebbe pratica effettuazione, anzi è dato di
supporre che i Vicentini abbiano ulteriormente rafforzato le
strutture militari esistenti.
Nel 1235 Ezzelino III Da Romano riconquistò Marostica.
La dominazione di Ezzelino III, il famoso Tiranno, si
protrasse fino al 1259, anno in cui le forze guelfe
sconfissero il Da Romano che trovò la morte alcuni giorni
dopo la battaglia di Cassano d'Adda.
Con la scomparsa del Tiranno la Marca Trevigiana e Veronese
venne a disgregarsi e Marostica ritornò alle dipendenze di
Vicenza.
VICENTINI
(1259/1266) E PADOVANI (1266/1311) A MAROSTICA
Per un breve periodo
(1259-1266) Marostica fa parte del Comune di Vicenza; risale a
questi anni un famoso documento (1262) che contiene l'elenco
delle fortezze e dei castelli appartenenti a Vicenza.
L'elenco conferma l'esistenza a Marostica di torri sul Pauso,
sul Pausolino e sull'Agù ma parla anche di un «castro» con
una torre «zironata», sito probabilmente nella zona dove
attualmente sono ubicati la chiesa ed il campanile di S.
Antonio Abate.
Il dominio padovano inizia nel 1266 quando Vicenza passa sotto
la «custodia» padovana.
L'asservimento di Vicenza e Marostica a Padova venne stroncato
ai primi del XIV sec. dall'espansionismo scaligero.
GLI
SCALIGERI (1311-1387)
Nel 1311 Marostica e
Vicenza, ad eccezione di Bassano, passano sotto la dominazione
dei Della Scala, Signori di Verona.
Ai tempi del più famoso degli Scaligeri, Cangrande, (anni
1312 e successivi) il conquistatore di Vicenza, risalgono le
due costruzioni civili e militari più significative della
città: il Castello Inferiore, detto anche Castello Da Basso,
(è probabile che sia stato inizialmente costruito solo il
Mastio in quanto il Castello-recinto apparterebbe ai tempi di
Mastino II) ed il Castello Superiore.
Le mura, con i suggestivi rivellini e torrioni, sono
posteriori alla costruzione dei due Castelli: vennero iniziate
da Cansignorio il 1 marzo 1372, come ci tramanda Conforto da
Costozza, un cronista del tempo.
Di età scaligera, e precisamente del 1383, è la Chiesa di S.
Antonio Abate che, alle origini, aveva dimensioni di semplice
cappella.
Con gli Scaligeri, Marostica assume il volto attuale di città
murata, fortificata in modo possente, razionale ed ordinato.
Da allora il centro politico e civile della città è
diventato proprio quello all'interno dell'armoniosa cinta
muraria.
I
VISCONTI (1387-1404)
Il breve
periodo del dominio visconteo inizia nel 1387: degno di essere
ricordato il tentativo di Gian Galeazzo Visconti, il famoso
Conte di Virtù, di deviare il corso del Brenta per togliere
l'acqua ai nemici padovani.
Il nuovo alveo veniva ad interessare una considerevole parte
del territorio marosticense.
LA
DOMINAZIONE VENEZIANA (1404-1797)
Nel 1404 Marostica
passa alla Serenissima Repubblica di Venezia.
Marostica è sede di una vasta podesteria e, assieme a Lonigo,
altra città murata del vicentino, ha il privilegio di avere
un podestà direttamente scelto e nominato da Venezia.
La grande e suggestiva Piazza viene arricchita dalla
costruzione di una fontana, purtroppo non più ammirabile; ma
la grande Piazza è soprattutto simbolo dell'intensa vita
politica e commerciale della città: racchiusa com'è a sud
dal Castello Inferiore, edificio pubblico-militare e a nord
dalla «Rocca di mezzo», Palazzo del Doglione, ex sede della
Banca Popolare di Marostica, il più antico istituto di
credito della città.
Il sec. XV è soprattutto un secolo di «edificazione
religiosa».
Dentro la cerchia muraria nel 1450 e nel 1486 vengono erette
rispettivamente la Chiesa di S. Marco e la Scoletta del SS.
Sacramento, quest'ultima proprio di fronte alla Chiesa di S.
Antonio Abate.
Nell'antico Borgo, invece, viene edificata la Chiesa di S.
Gottardo mentre la Pieve di S. Maria, il Domo, viene
restaurata e ampliata.
Ma la costruzione più importante che viene a cadere proprio
negli ultimi anni del Quattrocento è il famoso Convento di S.
Sebastiano, a est della Pieve di S. Maria e di cui tuttora si
vedono le vestigia.
Il sec. XVI si apre tragicamente con la guerra della Lega di
Cambrai: i Veneziani, sconfitti ad Agnadello, nel maggio del
1509, dalle truppe dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo,
vedono le terre della Repubblica invase dalle truppe tedesche.
Parecchio dovettero patire i marosticensi in questa guerra e
Marostica venne occupata e rioccupata più volte dagli
Imperiali e dalle milizie veneziane.
Alla fine Venezia ebbe la meglio e la guerra della Lega di
Cambrai si concluse con l'evacuazione degli Imperiali dai
territori della Serenissima.
Dal punto di vista religioso nel 1510 i Domenicani portano a
termine la costruzione della chiesa e del Convento di S. Rocco
(Borgo Panica, ad ovest della città, ora chiesetta
dell'Ospedale Civile).
Per iniziativa di un facoltoso medico veneziano, Cornelio
Bianchi, verso la metà del secolo XVI, si ha la costruzione
della Chiesetta di S. Benedetto sul colle omonimo, nella
fascia collinare orientale verso Marsan e Bassano.
Nel 1558 questa bella chiesetta, ora scomparsa, appare già
costruita ed edificata.
Il podestà, a causa delle rovinose condizioni in cui era
venuto a trovarsi il Castello Superiore in seguito alla guerra
di Cambrai, stabilì la sua nuova residenza in quello
Inferiore che, nel XVII secolo, il podestà Marino Nadal
arricchì di una magnifica Cappella, attuale Sala del
Consiglio.
Bisogna inoltre ricordare la Chiesa dei Carmini (1618-19) che
viene a completare la serie degli edifici religiosi entro la
cerchia muraria.
Questa bella chiesa, assieme alla Scoletta e alla Chiesa di S.
Antonio Abate, crea uno degli angoli pi/uGrave suggestivi e
mirabilmente sereni del centro storico.
Ma il Seicento è anche soprattutto il secolo della
costruzione di molte chiesette nobiliari quali quelle di S.
Gaetano, S. Rosa e S. Anna: sono chiesette annesse alle ville
padronali e sorgono non nel centro cittadino bensì nella
campagna periferica.
Inoltre è proprio in questo secolo, e precisamente nel 1685,
che Marostica ottenne il titolo di «Città» dal doge Corner.
Il sec. XVIII è di grande rilevanza per Marostica ed il
Vicentino in particolare per quel che concerne l'ultimo
decennio.
Venezia assiste alla sua lenta decadenza, ai margini della
scena politica europea, in malinconica solitudine politica cui
fanno riscontro le feste ed i carnevali di una aristocrazia
ormai fiacca e indebolita, in contrasto con la fierezza ed il
coraggio dei suoi vecchi mercanti.
E così mentre l'entroterra veneto vede un crescendo di
costruzione di ville, segno tangibile di una fuga, di un
isolamento e di una crisi dell'attività politica, anche
Marostica ed il suo territorio risentono di questo generale
clima di indebolimento politico della Repubblica del Leone.
DALLA
CADUTA DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA AL CONGRESSO DI VIENNA
(1797 - 1815)
Il 1797 segna
la fine della Repubblica di Venezia sotto i colpi di Napoleone
Bonaparte.
Il generale còrso è a Marostica ove vengono tolte le insegne
di S. Marco, viene abbattuto il Leone nella Piazza e viene
innalzato l'Albero della Libertà, simbolo della Francia
rivoluzionaria.
Dopo le alterne vicissitudini legate alla occupazione
austriaca e alla rioccupazione francese, con il Congresso di
Vienna del 1815 Marostica è, col Veneto, annessa all'Impero
d'Austria.
DAL
CONGRESSO DI VIENNA ALLA FINE DEL DOMINIO AUSTRIACO
(1815-1866)
Stemma
di Marostica, concesso nel 1854 dal Ministero degli Interni
austriaco.

Del periodo austriaco
ricordiamo la riorganizzazione ecclesiastica del 1818:
ritornano alla diocesi di Vicenza le chiese di Marostica ad
eccezione delle chiese delle frazioni collinari di S. Luca,
Crosara e Pradipaldo che rimangono e tuttora appartengono alla
diocesi di Padova.
Nel 1854 Marostica ottiene dal Ministero dell'Interno
austriaco lo stemma cittadino che, significativamente, è
costituito da un colle sulla cui sommità si innalza un
castello con il mastio sovrastante; un leone d'oro sale verso
il castello portando con se una bandiera bianca con una croce
rosso-azzurra.
Nel 1866, con la terza guerra d'indipendenza, il Veneto viene
a far parte del Regno d'Italia e da questa data Marostica è
inserita nel più ampio quadro della storia nazionale.
VERSO
LA STORIA ATTUALE
Negli anni
successivi, di particolare rilievo, dal punto di vista
economico, e in particolare per numero di macchine e di operai
impiegati e per quantità e qualit&aGrave dei prodotti
finiti, rimane lo sviluppo dell'industria della paglia che
ottiene i suoi più proficui risultati nel periodo che precede
lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Durante la Grande Guerra Marostica assolve alla funzione di
centro di acquartieramento delle truppe impegnate a combattere
nell'Altopiano dei Sette Comuni.
Di grande interesse storico rimane il « Comando- Tappa» a
Vallonara , frazione di Marostica, proprio al piedi
dell'Altopiano, dove ebbe a sostare anche la gloriosa e famosa
Brigata Sassari.
Degno di nota, durante il ventennio fascista, rimane il
restauro dei Castelli ultimato nel 1936.
Il tributo di sangue per la libertà è testimoniato, durante
la Resistenza, dal martirio avvenuto nel gennaio 1944, di
quattro giovanissimi partigiani, fucilati nel cortile del
Castello Inferiore, sacrificio che rimane nella storia a
monito perenne per la democrazia moderna, per la generazione
attuale e quelle future.
Arte
e Cultura
IL
CASTELLO INFERIORE

Il Castello Inferiore (prospetto nord), in parte circondato
dai resti dell'antico fossato, e la grande Piazza Castello,
luogo dove si svolge la celebre 'Partita a Scacchi'.
Con
la conquista scaligera di Vicenza ad opera di Cangrande Della
Scala (aprile 1311) il territorio vicentino viene sottratto
alla «custodia» padovana.
Inizia così il periodo della dominazione scaligera
(1311-1387).
Con Cangrande viene avviato il processo di ridefinizione
urbanistica di Marostica con lo spostamento del cuore della
città dall'antico Borgo, romano e medioevale, all'attuale
centro intramurario.
Agli anni 1312 e successivi risale, infatti, la costruzione
del Castello Inferiore, detto anche Castello Da Basso, e del
Castello Superiore.
Il Castello Inferiore, tutto merlato, ha pianta rettangolare
ed è un tipico castello-recinto costruito a ridosso di un
imponente Mastio.
Costituisce un pregevole esempio di architettura militare.
Dopo la guerra della Lega di Cambrai (1509-1510) il podestà
trasferì la sua sede dal Castello Superiore, gravemente
danneggiato, al Castello Inferiore.
IL
DOGLIONE

Palazzo del Doglione: i rintocchi delle campane della sua
Torre ricordano ai cittadini l'inizio delle sedute del
Consiglio Comunale.
Il Doglione, anticamente detto Rocca di Mezzo, risale al
Medioevo.
E' ricordato in un antico documento del 1218 quando Ezzelino
il Monaco cedette Marostica a Vicenza.
Durante il Xlll secolo svolse la funzione di casello daziario
per le merci in entrata ed in transito a Marostica dal momento
che la strada principale ricalcava l'attuale corso Mazzini.
Venuta meno la sua importanza durante l'età scaligera
(1311-1387), il Doglione ritornò in auge in età veneziana
(1404-1797) ospitando al suo interno la Cancelleria,
l'archivio dei protocolli, il Monte di Pietà e, soprattutto,
l'armeria che custodiva ben settecento armature che venivano
utilizzate dai marosticensi per le esercitazioni militari in
Campo Marzio.
Attualmente e sede della biblioteca civica «P. Alpini ».
LA
CINTA MURATA
L'attuale aspetto di
Marostica, come città murata, risale agli Scaligeri.
La costruzione delle mura, intervallate dai torresini, venne
iniziata da Cansignorio il 1° marzo 1372.
La cinta racchiude il colle Pausolino l'immediata pianura
sottostante unendo così i due castelli.
Nell'armonioso susseguirsi delle cortine si inseriscono
quattro porte: la Vicentina a sud, la Breganzina a ovest, la
Bassanese a est e la porta del Castello Superiore a nord.
Nel 1934-1935 fu praticata un'altra apertura nel versante sud
a fianco del Castello Inferiore per consentire agli abitanti
del centro murato un più agevole accesso alla stazione
ferroviaria.
I camminamenti di ronda appoggiati all'interno delle mura
permettevano agli armati un servizio di guardia pronto ed
efficiente.
IL
PARCO
Occupa l'intero
versante sud del colle Pausolino, delimitato dalla cinta
murata che sovrasta il centro urbano.
Mantiene in gran parte i medesimi caratteri naturali della
fascia collinare cui appartiene, ma l'essere inserito
all'interno della mura lo ha fatto diventare un punto
eccezionale nell'immagine del paesaggio collinare, ed ha fatto
si che questo venga ad essere interessato, lungo il percorso
collinare storico che congiunge l'abitato urbano interno alle
mura con il Castello Superiore, da una serie di operazioni di
«abbellimento», quali la piantumazione di sempreverdi tipo
cedri, abeti, pini marittimi e soprattutto cipressi, i quali
con la loro colorazione verdastra indicano, anche in
lontananza, il percorso che sale lungo il parco.
Luogo visibile da ogni punto della città, rappresenta anche
un punto di vista e di dominio sulla città stessa e verso la
pianura.
IL
CASTELLO SUPERIORE
Anticamente i
Romani edificarono, sulla sommità del Pausolino, una
fortificazione che venne successivamente utilizzata in epoca
medioevale.
Nel 1262 è documentata, infatti, l'esistenza su questo colle
di una torre «tribus spondis».
Cangrande Della Scala (1312 e anni seguenti) fece edificare,
su questa preesistente torre, il Castello Superiore, che, di
forma quadrata, aveva ai lati quattro torresini ed una grande
torre nel mezzo.
Il castello, che fu sede del podestà veneziano fino alla
guerra di Cambrai (15091510), era dotato, stando a quanto ci
tramanda nella sua «Storia manoscritta di Marostica», Giò
Paolo Matteazzi, oltre che di un grande pozzo, ancora visibile
nell'ampio cortile interno, di una chiesa e di un mulino a
vento.
I
Parcheggi

In
giallo sono evidenziate le aree pubbliche adibite a
parcheggio degli autoveicoli
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Foto
della città
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Piazza
degli Scacchi e il Castello inferiore
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Il
Castello inferiore
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Il
doglione
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La
famosa Partita a Scacchi con personaggi viventi
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Il
mastio del Castello Inferiore
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La
Partita di Scacchi Viventi a Marostica
Una splendida
scacchiera lastricata al centro della Piazza ospita la Partita
a Scacchi che viene giocata negli anni pari e che rimane uno
degli spettacoli all'aperto tra i più suggestivi del Veneto e
dell'Italia.
Una brillante coreografia, arricchita di sgargianti, delicati
e finissimi costumi quattrocenteschi, con alabardieri e
balestrieri, fa da sfondo alla vicenda romantica che ha per
protagonista principale la bella Lionora.

E una storia d'amore ma anche di nobiltà e di sfide
cavalleresche: due nobili signori, Rinaldo d'Angarano e Vieri
da Vallonara, innamorati entrambi di Lionora, figlia di Taddeo
Parisio, Castellano della città di Marostica, avrebbero
voluto sfidarsi a duello; ma, avendo la Repubblica Serenissima
di Venezia vietato ogni forma di duello, Taddeo Parisio
stabili che la contesa venisse risolta con una sfida a
scacchi.
Decise anche che il vincitore avrebbe avuto la mano della
bella Lionora e che lo sconfitto sarebbe diventato lo stesso
suo parente, ricevendo in sposa Oldrada, sua sorella minore.

Ebbe così inizio nella seconda domenica di settembre di quel
lontano 1454 « la partita al nobil ziogo de li scacchi», a
veder la quale concorsero in gran numero cavalieri e
ambascierie di ogni luogo.
Riuscì vincitore Vieri di Vallonara che ebbe in sposa Lionora,
mentre Rinaldo D'Angarano ottenne la mano di Oldrada.
La partita, rappresentata la prima volta nel 1923 dal prof.
Francesco Pozza, nel secondo dopoguerra e precisamente nel
1954 venne riproposta e diretta da Mirko Vucetich.
In quello stesso anno l'allora sindaco Marco Bonomo aveva
provveduto a far lastricare la Piazza che assunse l'attuale
aspetto di Scacchiera.
Da allora, ogni due anni, Marostica rivive e offre a migliaia
di persone provenienti da tutto il mondo questa singolare e
spettacolare disfida nella quale i pezzi viventi si spostano
nei riquadri della scacchiera, ripetendo con precisione ed
eleganza le mosse dei due giocatori-contendenti, annunciate da
un araldo.
La partita a scacchi, che tanto celebre ha reso la cittadina
scaligera, ha rappresentato il folclore dell'ltalia alla
famosa Esposizione Universale di Bruxelles del 1958.

La fama, inoltre, di questa spettacolare manifestazione
turistica ha oltrepassato i confini nazionali e si è
consolidata con significative rappresentazioni all'estero
della partita negli ultimi decenni.
Vanno ricordate, ma sono solo alcune, le rappresentazioni
Lucerna (1974), Vancouver (1986) e Stoccarda (1987).
L'atmosfera di un tempo lontano, affascinante e misteriosa,
non rivive solo nello svolgimento della sfida a scacchi e
nell'imponente e colorita coreografia, ma anche nei finissimi
ed eleganti costumi d'epoca che è possibile ammirare
nell'esposizione permanente nella sala ovest del loggiato
superiore del Castello Da Basso.
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