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Le città
ALTRI CENTRI NEI DINTORNI DELL'ESAGONO VENETO
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Il parco
Ma
non sono solo le meraviglie sotterranee ad incantare il visitatore; è
l'ambiente stesso in cui le grotte sono inserite, con i suoi queruli rivi
di freschissima acqua, le incombenti pareti rocciose alzate a strapiombo
sopra i sentieri del bosco, i colossi arborei piantati dal Parolini. Di
fronte alla grotta, al termine di una prospettiva di fiori e di verzura
che parrebbero caduti sui franchi del monte dal bouquet di una fata, si
leva, gigante sublime, una roccia perpendicolare, resa simile dal tempo e
dagli uragani ad una rocca recinta dalle sue torri e dai suoi bastioni.
Questo magico castello, che si perde tra le nubi, corona il quadro fresco
e grazioso del primo piano di una maestà selvaggia. Attraverso il parco
delle grotte si snoda il "sentiero natura", un percorso
naturalistico che guida il visitatore a scoprire i vari aspetti di questo
suggestivo ambiente: lungo l'itinerario le varie piante erbacee, gli
alberi e gli arbusti sono identificati da una targhetta che ne indica il
nome; in alcune localizzazioni particolarmente significative dei tabelloni
tematici illustrano la vita del bosco, i rapporti tra l'uomo e l'ambiente,
la flora e la fauna, la geologia delle montagne.
| Come Arrivare | ![]() |
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| La
località Oliero - Grotte dista una decina di chilometri da Bassano
del Grappa; la si raggiunge seguendo la statale per Trento e
passando quindi il Brenta al ponte di Campolongo o di Valstagna, nel
primo caso dirigendosi quindi verso nord, nel secondo verso sud per
un paio di chilometri. Da marzo a ottobre le grotte sono aperte al
pubblico tutti i giorni escluso il lunedì. Per visite di gruppi
negli altri periodi è necessario prenotare (Tel. 0424 558250 Fax
0424 558251). |
Nel mondo sotterraneo dell'Oliero
"Naiade
che in quest'antro opaco hai sede,
E dall'urna acque versi e fresche e chiare,
Deh! non t'incresca che un mortale il piede
Nei cheti tuoi recessi osi inoltrare;
Ch'ei qui non move allo splendor di tede
I tuoi tranquilli sonni per turbare:
Solo desìa mirar tua grotta oscura
In cui se stessa superò natura"
Con
questi versi Casimiro Bosio, nel 1841, evocava la magica atmosfera
avvertita dai primi visitatori delle grotte di Oliero allora da pochi anni
aperte al pubblico. Situate nella valle del Brenta, in comune di Valstagna,
le sorgenti dell'Oliero sono gli scarichi idrici più importanti dei
massiccio carsico dei Sette Comuni e le più grandi sorgenti valchiusane
d'Europa.
Per comprendere l'origine geologica del fenomeno dobbiamo risalire nel
tempo fino all'ultima glaciazione, conclusasi circa 10.000 anni fa, quando
l'azione dei ghiacciai presenti sull'altopiano di Asiago incise nella
tenera roccia calcarea numerose ed estese depressioni: l'acqua piovana
raccolta da queste doline scende ora in profondità guidata da
inghiottitoi, faglie e stratificazioni della roccia, per scaricarsi infine
all'esterno attraverso le imponenti sorgenti a sifone dell'Oliero.
Il calcare, attaccato dall'acqua carbonicata, viene discolto e portato a
depositarsi all'uscita dalle fessurazioni della roccia quando si verifica
un sia pur minimo gocciolio: si formano allora quei magnifici ed irreali
concrezionamenti che sono le stalattiti, le stalagmiti, le colate, i
festoni, i capelli d'angelo ed altri ancora.
Le grotte attualmente aperte al pubblico sono quattro: dalle due più in
basso scaturisce il fiume Oliero, mentre i due "covoli"
superiori, antichi sbocchi delle medesime sorgenti, sono ora
asciutti.
Attraversando il suggestivo parco delle grotte, un viottolo sale
tortuosamente a raggiungere il covolo degli assassini ed il covolo delle
sorelle; il primo di questi sembra sia stato abitato nell'antichità, come
testimoniano alcuni utensili ritrovati nel corso di passati scavi.
Li sovrastano altissime pareti rocciose sulle quali si può ammirare un
ricco campionario della flora rupestre, primo fra tutti in bellezza il
raponzolo di roccia.
Si scende quindi a raggiungere la conca tra le due grotte principali,
completamente circondata dalle freschissime acque sorgive ed immersa nel
verde di piante secolari. Vicinissima si apre la bassa e larga imboccatura
del covolo dei Siori o grotta Parolini, dal nome dei suo scopritore che la
esplorò nel 1822. Dieci anni più tardi il celebre botanico la rese
accessibile al pubblico che, penetrandovi in barca attraverso il vasto
lago interno, poteva ammirare " ... l'ampie sotterranee volte
panneggiate di stalattiti bizzarramente stagliate a frangie, sfilate a
trine, spianate in veli, sospese a tende, a cortine, specchiantisi e per
poco lavantisi nelle cristalline acque del fiume".
La
temperatura dell'aria all'interno della grotta è di 12 gradi, quella
dell'acqua di quasi 9: tali valori si mantengono costanti in tutto l'arco
dell'anno. La profondità dei laghetto è di circa 28 metri; il sifone che
lo alimenta, visibile sul fondo quando l'acqua è particolarmente limpida,
ha una portata variabile da uno a venti metri cubi al secondo.
La sorgente dell'Oliero ospita nelle sue acque un raro fossile vivente: il
Proteo, un anfibio troglobio presente solo nelle cavità dei Carso
triestino e sloveno.
Il Parolini ne portò qui alcuni esemplari per verificare se esso potesse
ambientarsi e svilupparsi anche nella sua grotta: perso di vista, non se
ne seppe più nulla fino ad un avvistamento di alcuni speleosub nel 1964,
segno evidente che l'esperimento era pienamente riuscito.
Ma ritorniamo al mondo geologico. Ammirati lungo il percorso lacustre i
vari concrezionamenti della volta, si scende all'imbarcadero interno,
raggiungendo subito dopo la sala della colata: è questa una cascata di
stalattiti alabastrine, alta ben quattordici metri, che discendono ad
onde, si uniscono, si accavallano, infine si dividono, in un bizzarro
sovrapporsi di forme e di colori. 
Altre sale più interne si diramano da questa partendo da qualche decina
di metri più in alto: sono i rami alti, appannaggio esclusivo degli
speleologi, esplorate compiutamente alcuni
anni fa dal Gruppo Grotte Giara di Valstagna.
Ma non sono solo le meraviglie sotterranee ad incantare il visitatore; è
l'ambiente stesso in cui le grotte sono inserite, con i suoi queruli rivi
di freschissima acqua, le incombenti pareti rocciose alzate a strapiombo
sopra i sentieri dei bosco, i colossi arborei piantati dal Parolini, qui
come nel parco di Bassano, al ritorno delle sue spedizioni botaniche in
terre lontane, che invita lo spirito a ristorarsi nella silente pace della
natura: " ... né havvi anima un po' inclinata ad una dolce mestizia
o ad un pensoso raccoglimento che non vi si trovi quasi in un suo nido,
che non senta la seduzione ed il fascino di quegli antri cupi e
gocciolanti, di que' verdi freschi, di quelle acque gementi, di quel
silenzio, di quella pace, non lieta ma profonda ed inalterabile".
Tanta è la seduzione dei luogo che lo Zorzi qui ambientò nel suo romanzo
"Cecilia di Baone" il rapimento della bellissima consorte di
Ezzelino: da essa dunque prende il nome la seconda delle cavità da cui
sorge l'0liero: la grotta appunto di Cecilia di Baone o covolo dei
veci.
E'
la prima ad essere scorta dal ponte che scavalca il torrente presso
l'entrata del parco e quella di più imponente apparenza; così la
descrive George Sand: " ... L'ultima grotta è quella che men delle
altre attira l'attenzione dei curiosi, ma è invece la più bella. Essa
non offre né ricordi drammatici né rarità mineralogiche, la sorgente
profonda sessanta piedi, è nascosta sotto una volta aprentesi sul più
bel giardino naturale della terra. Da ogni lato la racchiudono piccoli
colli boscosi. Di fronte alla grotta, al termine di una prospettiva di
fiori e di verzura che parrebbero caduti sui fianchi dei monte dal bouquet
di una fata, si eleva, gigante sublime, una roccia perpendicolare, resa
simile dal tempo e dagli uragani ad una rocca recinta dalle sue torri e
dai suoi bastioni. Questo magico castello, che si perde tra le nubi,
corona il quadro fresco e grazioso del primo piano di una maestà
selvaggia. Contemplare dal fondo della grotta questo picco pauroso, seduti
al bordo della sorgente con i piedi appoggiati su un tappeto di violette,
tra il fresco sotterraneo dell'antro e l'aria calda che spira dalla valle,
mi diede un benessere, una gioia che avrei voluto poter portare sempre con
me". 
Attraverso il parco delle grotte si snoda il "sentiero natura",
un percorso naturalistico che guida il visitatore a scoprire i vari
aspetti di questo suggestivo ambiente: lungo l'itinerario le varie piante
erbacce, gli alberi e gli arbusti sono identificati da una targhetta
che ne indica il nome; in alcune localizzazioni particolarmente
significative dei tabelloni tematici illustrano la vita del bosco, i
rapporti tra l'uomo e l'ambiente, la flora e la fauna, la geologia delle
montagne. Quelle dell'Oliero non sono però le uniche sorgenti valchiusane
della zona: spostiamoci un po' più in su lungo il cors
o
dei Brenta e, appena un chilometro a nord di Valstagna, troveremo il
laghetto del Ponte Subiolo. Il nome gli deriva da "subio",
zufolio: la leggenda vuole infatti che in queste acqua avessero dimora le
Anguane, bellissime sire. ne custodi delle valli e delle sorgenti, che coi
i loro canti ed i loro richiami notturni ammaliavano i passanti.
Anche il lago dei
Subiolo, come già quello della grotta Parolini, non è altro che un
grosso sifone dal quale, nei periodi di piena, l'acqua emerge ribollendo
come in un'immensa caldaia.
Numerose sono state
le esplorazioni subacquee di questa sorgente che cela al suo interno
svariate cavità sommerse; ma ricordiamo al
proposito anche la sorgente dei Fontanazzi di Solagna che, ancora in corso
di esplorazione, sta rivelando ai sub le meraviglie dei suoi abissi
sotterranei.
Alzando lo sguardo, qualche decina di metri più in alto si scorge una
volta di rocce
circondante l'ingresso di un altro speco: si tratta dell'antico sbocco
sorgentizio, che si interna per circa duecento
metri nelle viscere della montagna.
Aperta al pubblico nel periodo tra le due guerre, la grotta è attualmente
frequentata solo dagli speleologi in quanto dei crolli hanno reso agibili
con difficoltà alcuni tratti.
Giunti al termine della nostra visita a questi "antri cupi ed
alpestri orrori" collocati dal la natura
nei recessi della nostra valle forse anche noi potremo dire con il
Cabianca:
" ... Quanto mi piace questo vostro Eliso!
Qui gli antri e le selvagge
Rocce, qui il fiume che sonante e puro
Dal liquor dell'oliva il nome tragge,
Qui tutto spira un'aura mesta e pia,
Un senso di gentil malinconia,
E il core dolcemente
La sente e l'accarezza
Perchè un fiore del cielo è la tristezza
| Foto delle Grotte di Oliero | |
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| Informazioni ed orari d'apertura Grotte di Oliero | |
La grotta è aperta al pubblico nel pomeriggio di tutti i giorni di
giugno, luglio e agosto, nonché le domeniche di aprile, maggio,
settembre, ottobre e novembre. All'esterno della grotta vi è un
bellissimo parco con un percorso naturalistico.Oliero (frazione di Valstagna - Vicenza) si raggiunge da Bassano del Grappa lungo la strada destra Brenta o per la statale della Valsugana in direzione di Trento, deviando al ponte di Campolongo (indicazioni), o da Valstagna ritornando indietro verso Bassano. (circa 10 Km. da Bassano). Da Trento si segue la superstrada della Valsugana fino al semaforo di di San Nazario - Valstagna dove si svolta a destra, si attraversa il ponte sul Brenta e si svolta a sinistra. Proseguendo per alcuni chilometri si arriva alle grotte. Ampio parcheggio. |
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ente gestore |
Società Oliero Grotte |
sede |
Valstagna - loc. Oliero (Vicenza) |
ingresso grotte e parco |
6 Euro |
ingresso al solo parco |
2 Euro |
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info@grottedioliero.it |
web |
www.grottedioliero.it |
telefono |
0424.558250 |
fax |
0424.558251 |
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