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Possagno
L’imponente Tempio
neoclassico che sovrasta il panorama delle colline attorno a
Possagno lega la cittadina al nome del suo figlio più
illustre, Antonio Canova, che lo progettò come chiesa per il
suo paese. Nel Tempio, che custodisce la tomba dell’artista,
sono collocate alcune sue opere: l’autoritratto in marmo, le
Metope e la Pala dedicata alla Deposizione. Un ampio viale
collega il Tempio alla Gipsoteca e alla casa del grande
scultore.
| La
Storia |
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Le origini
di Possagno risalgono ai tempi remoti: in località
Steggio sono state ritrovate tracce di vita che
risalgono al quaternario, con reperti paleontologici
molto interessanti (nel 2001, è inaugurato un museo,
presso il Centro Sociale, che presenta gli scavi di
Steggio, soprattutto agli Studenti); altri reperti fanno
pensare a passaggi di popolazioni neo-eneolotiche
e paleovenete in tutta la Valcavasia; è probabile la
presenza a Possagno di un castrum romanum e di un
castelar medievale. Le prime attestazioni
del nome Possagno risalgono al 1076 d.C., quando
dominava nella nostra terra la famiglia dei Rover,
di origine germanica. Nel 1388, dopo il breve periodo
della signoria del tiranno Ezzelino, Possagno,
con tutto l’Asolano, passò sotto la Dominazione della
Serenissima Repubblica di Venezia, fino alla sua
caduta, nel 1797.
Possagno diventò
famoso in tutto il mondo per aver dato i natali, nel
1757, ad Antonio Canova: la sua opera di scultore e di
architetto ha completamente cambiato in questi ultimi
due secoli l’aspetto urbanistico e gli assi stradali
del paese: il Tempio,
la Gipsoteca e la Casa del Canova hanno spostato a
oriente il baricentro di Possagno e lo hanno reso una
delle principali attrattive turistiche di tutto il
Veneto

Vista dalla Cupola del Tempio
di Possagno
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| Arte
e Cultura a Possagno |

Autoritratto di Canova
all'interno del Tempio di Possagno
A Possagno tutto
ruota attorno all'arte di Canova e quindi ai suoi
pregevoli lasciti. Il Museo Canoviano di Possagno è
nato tra il 1832 e il 1836, quando le opere di Antonio
Canova (le sculture in gesso, in terra, in cera e in
marmo, le tempere, gli oli su tela, ecc) furono
trasportate dallo Studio di Roma a Possagno ed ospitate
nella grande Gipsoteca che l'architetto Francesco
Lazzari aveva appena terminato di costruire nel
giardino di Casa Canova. Provate ad immaginare il lungo
convoglio di carri e di navi, cariche di gessi, marmi e
dipinti, che mossero da Roma e arrivarono nel piccolo
abitato di Possagno: fu un'avventura che, per l'epoca,
per i mezzi di trasporto e per le vie di comunicazione,
ebbe dell'incredibile! Regista di questa poderosa
operazione museale fu il vescovo Giovanni Battista
Sartori (1775-1858), fratellastro di Antonio Canova
e suo erede universale. Per custodire e conservare gli
stabili e le opere del Museo canoviano, il Sartori nominò
un conservatore-custode del Museo (il primo fu lo
scultore possagnese Tonin Pasino, cui seguirono Stefano
Serafin, Siro Serafin e Settimo Manera: tutti costoro
abitarono in una parte della Casa del Canova); nel 1853,
Sartori volle costituire il Lascito Fondazione Canova,
l'Ente che ancora oggi gestisce e conserva tutti i beni
artistici lasciati dal Sartori in eredità alla Comunità
di Possagno. |
Antonio
Canova

"Gli
uomini grandi onorano la città che li produsse, diffondono
una luce benefica fra' contemporanei, e nei più lontani tempi
il loro nome risuona un inno di gloria all'umanità. Quale un
ardente fanale in notte tempestosa, o fra le arsure e i
turbini del deserto un'oasi sospirata, tale nel vorticoso
aggirarsi delle umane vicende e nello scorrere la storia
de'secoli apparisce l'immagine di quest'anime sublimi.
Dinanzi ad esse il nostro spirito si ferma a vagheggiarle, il
cuore sente un palpito generoso ed una fiamma di grandi cose
operatrice, che tutto lo investe e lo trasforma.
Questi son gli uomini che fanno grandi le nazioni, che le
rialzano cadute e le rendono immortali…"
Memorie di Antonio Canova scritte da Antonio D'Este e
pubblicate per cura di Alessandro D'Este, con note e documenti
- Firenze 1864.
La prima grande antologica dedicata a Canova si snoda in un
itinerario mozzafiato ambientato nelle sale del Museo Civico
di Bassano del Grappa, per proseguire poi a Possagno, paese
natio dell'artista, tra le opere della Gipsoteca; tra i
ricordi più intimi conservati nella sua casa; nella sacralità
del grande Tempio che egli volle e che conserva le sue
spoglie.
Le città di Bassano del Grappa e di Possagno celebrano questo
grande maestro, di cui conservano l'eredità, artistica e
spirituale, in una mostra senza precedenti, che - dal 22
novembre 2003 al 12 aprile 2004 - consente di investigare
tutte le diverse forme della sua arte.
Del grande Canova si è scritto molto, si è pubblicato
tantissimo, si sono mostrate di volta in volta, nell'ambito di
eventi tematici, specifiche opere ma mai nessun evento
espositivo è riuscito a proporre un excursus così
denso e completo nell'opera e nella vita del grande artista
veneto.
Promossa dal Comune di Bassano del Grappa - Museo Civico, dal
Comune di Possagno e Fondazione Canova, insieme al Ministero
per i Beni e le Attività Culturali e alla Regione del Veneto,
la mostra è stata resa possibile anche grazie alla
collaborazione avviata dal Comune di Bassano con il Museo
Statale Ermitage di San Pietroburgo, che compare tra i
promotori e che presta per l'occasione ben sette statue della
più importante collezione al mondo di marmi canoviani.
Grazie alla sensibilità di importanti istituzioni italiane ed
estere, che hanno accondisceso al prestito in occasione di
questa esposizione, sono in mostra opere fondamentali mai
esposte prima d'ora in Italia, come la solenne Pace da
Kiev, la "sublime" Venere da Leeds, la famosa
Polimnia da Vienna o la Ninfa dormiente, che
tanto piacque ai contemporanei, da Londra.
La mostra, curata da Sergej Androssov, Mario Guderzo e
Giuseppe Pavanello,è resa possibile grazie ai prestiti
provemienti dai seguneti musei: il Victoria and Albert Museum
di Londra e il Bogdan di Varvara, the City Art Gallery di
Leeds e il Khanenko Museum di Kiev, il Musée du Louvre di
Parigi, il Kunsthistorisches Museum e l'Hofburg di Vienna e
ancora il Museo Fesch di Aiaccio, il Musée de Beaux Arts di
Marsiglia per arrivare, tra gli altri, alla Pinacoteca di
Brera, alla Galleria degli Uffizi di Firenze, al Museo Correr
di Venezia, alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di
Traversetolo, al Museo di Sant'Agostino, a Genova.
Ed è grazie alla ricchezza ed alla varietà delle opere
conservate presso il Museo Civico di Bassano del Grappa,
grazie ai tantissimi gessi di straordinario fascino ed
interesse custoditi nella Gispoteca di Possagno, ai dipinti
che Canova realizzò e che sono appesi alle pareti della casa
in cui nacque che è possibile mettere a fuoco la poliedrica
produzione artistica e la personalità del sommo artista.
La mostra aspira infatti a porre in luce tutti gli aspetti
della sua arte e le diverse fasi del suo lavoro - lo studio,
l'ispirazione, lo scavo psicologico, il dilemma, la ricerca
della bellezza eterna ed universale, l'uomo, la sua storia
personale, i segreti della sua officina - e attraverso i
carteggi ed una importante selezione di ritratti suoi, dei
committenti e dei teorici del neoclassicismo (realizzati da
grandi pittori del tempo) fa rivivere il clima dell'epoca e i
protagonisti di quegli anni.
Perché Canova non fu solo uno straordinario scultore ma un
artista completo che si servì anche delle tecniche figurative
per esprimere la propria creatività e la propria ricerca
formale; e fu uomo del suo tempo impegnato nella difesa e
nella conservazione del nostro patrimonio storico ed
artistico, coinvolto nei dibattiti culturali e politici,
invitato nei salotti e nei palazzi più importanti ed
insignito di cariche prestigiose quanto autorevoli.
"Matita e scarpello…sono gli strumenti che guidano
all'immortalità" affermava Canova, nella
consapevolezza del valore dei disegni - schizzi, studi,
composizioni varie - ai quali si dedicò con indefessa
applicazione tutta la vita, traducendo su carta il suo
pensiero: "come un'idea in sé, realizzata con
semplicissimi mezzi quali il ritmo delle linee, il senso dello
spazio, la luce e l'ombra". Ecco il fascino di questi
fogli ed ecco l'importanza, in mostra, di una sezione con
circa un centinaio di disegni, esposti in due successivi
momenti, per ragioni conservative.
La capacità pittorica del grande maestro di Possagno, emerge
con forza nei raffinati monocromi. Realizzati a tecnica mista
(tempera bruna, biacca, carboncino e matita) su tela grezza -
attraverso pennellate dense di poche tonalità, quasi bianche
e bruno chiaro - i monocromi erano probabilmente destinati ad
un successivo utilizzo quale primo abbozzo per un
bassorilievo, ma il loro effetto di chiaroscuro, la grazia, la
leggerezza e la rapidità del tratto che li caratterizzano li
pongono tra le realizzazioni più originali dell'artista
sempre teso alla sperimentazione formale e materica.
Canova dipinge per proprio piacere, a volte per gioco, ma
molti contemporanei non mancano di rilevare il valore della
produzione di olii e di tempere. Attraverso la pittura, egli
sperimenta nuove tematiche - a volte con notevole anticipo
sulle corrispondenti realizzazioni plastiche, definisce il
canone della bellezza muliebre.
I bozzetti in terracotta - da quello della Maddalena
Penitente, che il Museo di Bassano possiede, a quello
delle Grazie, riapparso sul mercato ed eccezionalmente
presente nelle sale del Museo Civico, fino ai bozzetti
conservati nella Gipsoteca di Possagno - sono un altro
momento, tutto da esplorare e da scoprire, del
"fare" di Canova e del suo iter procedurale; così
come i modellini, autentici gioielli, e la loro traduzione nel
primo Modello in gesso, quasi sempre della stessa dimensione
del Marmo. E, tra originali e calchi delle opere dell'artista,
la mostra nel suo complesso dà modo di ammirare quasi
duecento gessi.
I trenta marmi in mostra, capolavori notissimi e ammirati da
sempre, frutto di anni di lavoro e di genio creativo del
grande Canova, offrono l'emozionante opportunità di ammirare,
in un allestimento curato da Fabrica, alcune tra le più belle
e seducenti sculture del grande maestro.
L'Ermitage presta, tra gli altri, l'Amorino alato, la Maddalena
penitente, la Danzatrice con le mani suoi fianchi,
il busto monumentale del Genio funerario, prima opera
del Canova entrata in Russia.
L'affascinante Tersicore, connubio tra danza e musica,
ammirata per i suoi panneggi dalla trasparenza naturale e
soave, giunge da Mamiano di Traversetolo; da Forlì la
leggiadra Ebe, completata da Canova nel 1796; da Genova
la struggente Maddalena Penitente.
Per il pubblico italiano è emozionante vedere, per la prima
volta, la Musa Polimnia: la sua storia è affascinante
perché legata alle vicessitudini politiche di quegli anni. La
statua, commissionata nel 1812 raffigurava, seduta, Elisa
Bonaparte Baciocchi granduchessa di Toscana, nelle vesti
appunto di una musa.
Canova tuttavia la terminò solo nel 1815, fuori tempo
massimo, dati i destini di casa Bonaparte: alla scultura venne
allora eliminato ogni riferimento realistico, furono
idealizzati i tratti del volto e l'opera poté essere compresa
nell'omaggio delle province venete alla nuova imperatrice
d'Austria, alla quale l'origine della statua - ovviamente - fu
celata.
Le vicende politiche internazionali condizionarono anche
l'esecuzione dell'imponente statua della Pace,
proveniente da Kiev, mentre la bellissima Venere da
Leeds, anche in questo caso una assoluta novità per l'Italia,
è la più tarda, la più originale ed "erotica"
delle versioni di questo affascinante soggetto scolpito da
Canova. Iniziata nel 1817 fu terminata nel 1820. Scrive il D'Este:
"Canova… diessi a modellare altra Venere, togliendole
il panno onde si ricuopria il seno. E quella poi scolpì con
tal amore ed ispirazione, che più volte disse di quell'opera
essere più satisfatto… e tale ancora fu il giudizio degli
artisti".
Enrico Guglielmo Vincent ci aiuta infine a ricordare, con i
suoi versi, un altro capolavoro in mostra, tra i tanti da
segnalare, la Ninfa dormiente del Victoria and Albert
Museum: "Passai nel luogo incantato, dove ardono di vita
i marmi, inspirati dal fuoco e dalla grazia del genio
animatore del Canova; e là dove la ninfa dorme in pietra
m'accostai; e miei passi divennero più lievi, temendo di fare
alzare quella testa graziosa, cha appoggiata sul morbido
braccio, acquista dal riposo una placida vaghezza…"
Canova
e la pittura
| Le
Tre Grazie (olio) |
Olio su
tela, 1799
Collocazione attuale: Salotto di Casa del Canova, cm
102x75
La tradizione
vuole che Canova abbia eseguito questo soggetto
prendendo a modelle tre “putte” povere di Possagno
che poi compensò con tre premi in denaro: da lì
cominciò l’annuale elargizione di tre “grazie
dotali” a tre ragazze povere che si fossero maritate
entro l’anno (non vengono più distribuiti i tre
premi da alcuni decenni, da quando lo Stato provvede
all’assistenza degli indigenti). Le tre Grazie,
erano dèe della bellezza del fascino e della felicità;
figlie di Giove e di Afrodite, ciascuna aveva una
caratteristica che la distingueva: lo splendore per
Aglaia, la serenità per Eufròsine e la prosperità
per Talia. Nell’agosto del 1997, questo dipinto fu
rubato e, grazie all’intervento dei Carabinieri, fu
recuperato e riportato nella sua sede originale:
paradossalmente, quel furto rese quest’opera celebre
in tutto il mondo tanto che oggi è richiesta da molti
musei per mostre tematiche e temporanee.
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Le Grazie e Venere
Tempera, 1798?
Collocazione attuale: ingresso della Casa del Canova, cm 25x39
È uno dei quadretti
più belli e significativi, realizzato a Possagno, dove Canova
- mancava del marmo - si dedicava alla pittura. Le Grazie sono
le compagne delle Muse e di Apollo, e Venere è la dea della
bellezza e dell’amore; Marte, seduto serenamente a destra,
viene distratto dall’arte della guerra con la danza delle
tre dèe e dalla musica di Venere; alcuni putti vivacizzano la
scena con fiaccole e corone di fiori. Le figure femminili,
vivaci e amorevoli, in molte di queste tempere sono
particolarmente eteree e leggiadre, rivestite di veli
finissimi e trasparenti.
Le giocatrici di
Astràgali

Tempera, 1799?
Collocazione attuale: ingresso della Casa del Canova, cm 28x38
Il piccolo dipinto
presenta due ninfe mentre giocano con gli astragali (l’astràgalo
è un dado ricavato dall’omonimo osso della capra, usato
dagli antichi per vari giochi) e due amorini che fanno loro da
contorno. Il quadro offre una scenetta serena e simpatica.
La Citareda

Olio su tela,
1789 ca
Collocazione attuale: salotto di Casa del Canova, cm 100x75
L’opera, uno dei dipinti più belli e noti
dell’Artista, rappresenta una donna, dalle fattezze
classicheggianti, mentre suona lo strumento musicale. Si
osservino le mani eleganti e raffinate, le dita carnose e
rosee.
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Il
disegni
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Il patrimonio
di disegni del Canova costituisce una testimonianza
unica e preziosissima della sua arte: di nessun grande
scultore possediamo una documentazione così rilevante
della sua attività grafica.
Il Canova attribuiva importanza fondamentale alla
pratica del disegno,paragonando la matita allo
scalpello,circostanza che non sfuggiva neppure ai suoi
contemporanei,i quali ne apprezzavano sia le accademie
di nudo e di pianeggio,sia gli appunti tracciati di
getto sui taccuini,definiti dal grande maestro i suoi
"pensieri".
I disegni del Canova possono essere catalogati in due
grandi categorie.Nella prima si collocano gli studi
dell'antico e le accademie di nudo e
panneggiate,virili e femminili che costituiscono la
produzione di fine Settecento che ebbero duplice scopo
nello sviluppo della sua arte: da un lato
l'assimilazione della metrica della statuaria
classica, sia il" vero" ,nel cui esercizio
alterna i generi "forte " e
"gentile" che sono i temi ricorrenti della
sua opera.
Una seconda categoria di disegni è costituita dai
"pensieri" che sono per lo più disegni
d'invenzione di forte carica espressiva, che il Canova
traccia nei suoi taccuini e che hanno l'immediatezza
del bozzetto in creta e in cui l'artista dava sfogo ai
propri stati d'animo e alle proprie irrequietezze.
Per questo mentre i disegni d'accademia
,minuziosamente datati in giorno, mese e anno, possono
essere ritenuti la quotidiana palestra del Canova , i
taccuini sono una sorta di diario personale dove
traspaiono i tratti psicologici,i sentimenti e i
pensieri che attraversavano la mente del grande
artista.
Alla realizzazione dei disegni d'Accademia il Canova
vi si dedicò fin dalla giovinezza con grande rigore
quando frequentava le Aule di Venezia e di Roma o gli
studi degli artisti.
La grande importanza dei disegni canoviani è
sottolineata dalla critica contemporanea che tende a
sganciarli dal presunto rapporto di subordine con i
bozzetti e con i marmi, e li considera rivelatori del
vero Canova.,il luogo in cui l'artista è
"totalmente presente" e si rivela
"genuino e completo".
Sin dalla Giovinezza il Canova si dedicò alla
riproduzione dell'antico con indefesso fervore sia nel
suo soggiorno a Venezia sia a Roma .
La sua produzione di disegni ,realizzati a matita e
carboncino con ritocchi in biacca, doveva essere assai
copiosa e ben più rilevante di quella giunta fino a
noi: in essa vi erano riprodotti le copie delle statue
conservate al Campidoglio ,nel Museo Pio Clementino e
nelle residenze dell'aristocrazia romana,copie di
affreschi di Michelangelo della Cappella Sistina che
testimoniano la molteplicità d'interessi del giovane
Canova che si concentra sullo studio dello stile
" gentile " e "forte".
L'accuratezza con cui il Canova studiava le opere
antiche è testimoniata dalla sua registrazione delle
misure prese sull'originale e riprodotte nel
disegno:in un primo tempo la sua attenzione fu
attratta dalle sculture più famose, ma in seguito si
diresse a campi meno esplorati della produzione
antica, come la manifattura etrusca di stile
arcaizzante e di modesta fattura, che pur di rude
immediatezza ,possedevano ,secondo l'artista un
ritorno alle origini e un rinnovamento della propria
energia creativa.
Le Accademie di nudo virile sono realizzate in
tecniche secondo i periodi di realizzazione: quelli
dei primi anni di apprendistato sono realizzati con la
tradizionale matita o carboncino, contrassegnati con
la dicitura "ACCADEMIE/ OMBREGGIATE,e quelli
realizzate a penna, in cui la matita è utilizzata
solo per i primi tratti dell' immagine:la scelta non
fu cascuale ma motivata dall'esigenza del Canova di
marcare con precisione i tratti dell'impalcatura ossea
e della struttura muscolare per impadronirsi della
totalità dell'impianto anatomico virile.I singoli
tratti sono talmente precisi da mettere in luce anche
l'impalcatura ossea, quasi in una visione radiografica
,in particolare quelle degli arti.
Il chiaroscuro è utilizzato soltanto per sottolineare
i tratti somatici del volto , delle barbe e delle
chiome ,l'incavo acellare e il pube ,mentre non è
presente nessuna ambientazione di fondo salvo il piano
d'appoggio della creazione.
Molto spesso il Canova ritrae le figure in diversi
punti di vista,per fissare con precisione tutti i
tratti muscolari e di evincerne le parti più
rilevanti in senso volumetrico, creando una sorta di
repertorio straordinario dove attingere per le sue
opere pittoriche e plastiche, punto di partenza per lo
studio dei capolavori di genere "gentile" e
"forte" come il Paride o i Pugilatori.
Del valore dei propri di segni di nudo virile il
Canova ne era particolarmente geloso ,conscio del loro
valore e della qualità estetica e qualora decidesse
di farne dono di prestigio ,spesso sostituiva gli
originali con copie.
Le Accademie di nudo femminile,assai minori per numero
rispetto ai nudi virili.
La caratteristica principale di realizzazione di
questa produzione è l'uso delle sfumature con matita
con cui il Canova consegue quell'effetto di morbidezza
con cui esalta la grazia seducente del corpo
femminile.La matita è usata per delicate
ombreggiature, a differenza delle linee marcate del
nudo virile ,caratterizzato da un tracciato nitido e
deciso.
La cronologia di questa produzione è probabilmente
collocabile nei primi dell'Ottocento ,poiché nel
Settecento lo studio del nudo femminile era proibito
nelle scuole pubbliche ed era organizzato con
difficoltà negli studi privati, soprattutto nella
Roma papalina :preoccupazione che venne meno con
l'avvento dei francesi.
Canova riprese ad interessarsi del nudo femminile nel
suo soggiorno a Possagno del 1798-1799 nel quale
dipinse la Sorpresa e Venere con Amore, che
costituiscono il consolidarsi di alcuni esperimenti
pittorici precedenti in vista della creazione di
capolavori quali la Venere Italica e Paolina Borghese
come Venere vincitrice modellate in gesso nel 1804.,le
opere in cui viene incarnato l'ideale del nudo
femminile canoviano .La maggior parte delle Accademie
di nudo femminile del Canova , lo studio studio
minuzioso del particolare anatomico a coglierne tutte
le sfumature, sembrano perseguire il progetto
dell'artista di confrontarsi con le più celebri
statue di nudo dell'arte classica.I tratti
chiaroscurali sono testimonianza di quelli che saranno
i morbidi tratti che la mano dell'artista imprimerà
nel marmo della Venere Italica e nella Paolina
Bonaparte.
Un altro grppo di soggetti dei disegni canoviani è
quello delle figure panneggiate virili e femminili:in
essi l'artista ,dopo aver creato un repertorio di nudo
virile e femminile, si cimenta con col problema delle
figure panneggiate, centrale nella poetica
neoclassica.
Con il termine panneggio si fa riferimento a tutto ciò
che l'arte insegna sui rivestimenti che coprono le
nudità delle figure e delle pieghe di
essi.(definizione data dal celebre archeologo
Winckelmann nei "Pensieri sull'Imitazione
dell'arte greca nella pittura e nella scultura"
del 1755 ).
Proprio Canova venne indicato come restauratore del
buon gusto nell'uso del panneggi classico dopo gli
eccessi dell'età barocca.
Come testimoniano alcuni tratti biografici,l'artista
attribuiva grande importanza alle pieghe dei
drappeggi:egli faceva riprodurre dei frammenti di
pieghe di statue di deità o eroiche ed in seguito
prendeva drappi di stoffa e ne vestiva i modelli
riproducendone le fattezze, a coglierne le masse
l'effetto dell'antico per giovarsene in seguito nelle
sue opere.
Il risultato risulta stupefacente per qualità e
originalità:la figura non si impone soltanto per il
tratto formale dell'immagine o per l'attenta
modulazione dei tratti chiaroscurali, che costituscono
e modellano ogni piega con proprorzioni perfette
rispetto alla figura sottostante ,ma soprattutto per
il profilo emozionale che il Canova infonde ad ogni
soggetto, come fosse personaggio isolato di un dramma
o di un'azione scenica.
Di grande importanza sono anche le figure panneggiate
femminili in cui si alternano figure dolenti ,in pose
serene e rilassate, in manifestazioni di gioa,
sedute,o distese.
Le figure dolenti rappresentano uno dei nuclei
fondamentali su cui si forma la visione emozionale
dell'artista che ricorre in tutta la sua produzione
sino al rilievo per l'incompiuto monumento funerario
di Francesco Berio. Alcuni disegni rimandano alla
sequenza processionale di figure panneggiate presenti
nel bassorilievo raffigurante "Le Troiane offrono
il peplo a Pallade" e alla coppia femminile in
"Socrate che congeda la famiglia",e nel
modellino dell'irrealizzato monumento a Tiziano.Alcuni
di questi temi verranno ripresi nell'imponente opera
del Monumento funerario a Maria Cristina d'Austria
nello studio di personaggi femminili che si avviano in
mesta processione .
Vi sono disegni il cui panneggio ricopre quasi
completamente la figura,hanno riscontro in due
bozzetti raffiguranti la Pietà, in posizione seduta
ed eretta ,testimonianze della dolcezza del panneggio
canoviano e premesse al monumento funerario di
Clemente XIV del 1783 e la Mansuetudine premessa al
Monumento funebre a Clemente XIII del 1784.
Nella produzione delle dolenti è possibile rilevare
anche la matrice della produzioni di steli funerarie
canoviane a partire dal 1804 che parte dal modello di
Stele di Giovanni Volpato.
Alcune figure di pose aggraziate ispirarono le tempere
di Possagno , i Giochi di Ninfe e Amorini e la serie
di Muse, filosofi e Poeti e le prime formulazioni
delle figure di Danzatrici ,più tardi concretate nel
marmo.
L'esercizio nel disegno del Canova servì allo
sviluppo di uno stile qualitativamente importante
nell'arte del panneggiamento conforme all'antico e al
vero, attraverso il quale seppe infondere un forte
lato emotivo alla figura,senza trascurarne il tratto
formale, realizzando una sequenza di stati d'animo e
di sfumature sentimentali ,dalla gioia allo stupore
,al pathos tragico attraverso le pieghe chiaroscurali
che ha pochi eguali nell'arte moderna.
I disegni di Canova costituiscono uno straordinario
deposito di appunti grafici che non ha riscontro nella
produzione di alcun altro scultore del
passato,testimonianza dei i suoi studi, dei suoi
interessi, delle sue curiosità, ma anche anche del
momento in cui si formavano le sue idee ,talvolta
coperte dall'incertezza,ma il seme di quella immensa
carica creativa che si manifesta soprattutto nei
tratti più semplici e meno elaborati.
Quelli che possono apparire leggeri e poco definiti
testimoniano invece l'attimo in cui si formava l'idea
creativa del Canova l'istante in cui il pensiero
veniva trasfigurato sulla carta con pochi e semplici
tratti,in seguito più volte modificati.nella sua
incessante attività di ricerca ed elaborazione che
solo in minima parte troverà realizzazione nel marmo
o nei dipinti.
La sua attività di disegnatore fu attività cui il
grande maestro si dedicò in maniera
incessante,ovunque si trovasse,nella consapevolezza
com'egli soleva affermare che "matita e scalpello
sono strumenti che guidano all'immortalità".
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DIPINTI
A OLIO
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Canova,
pur occupato nella sua attività di
scultore,non mancò di dedicarsi a più
riprese alla pittura , con risultati
di indubbia originalità.
Varie sono le realizzazioni che
testimoniano l'abilità pittorica
dell'artista,fra tutte la Pala con
"Il Compianto di Cristo" del
Tempio di Possagno, ultima opera del
Canova pittore ,che terminò la sua
produzione nel 1799 dopo averla
iniziata 15 anni adddietro....
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I
MONOCROMI
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Un'aspetto
dell'attività artistica del Canova
,di straordinaria importanza tecnica e
stilistica, è rappresentato dalla
produzione di monocromi,riconosciuti
dalla critica contemporanea come una
delle manifestazioni più originali
della produzione neoclassica italiana.
I monocromi,di notevoli
dimensioni,sono realizzati con
l'impiego di una tecnica mista,con
l'impiego di olio,tempera ,carboncino
e matita,su tela grezza o preparata a
stucco leggero tinteggiato di
grigio....
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TEMPERE
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Canova
menziona nel catalogo delle proprie
opere,pubblicato nel 1817 "vari
pensieri di danze e scherzi di Ninfe
con amori,di Muse, e Filosofi ecc
disegnati per solo studio e diletto
dell'artista", sottolineando la
loro natura di disegni per esercizio
grafico.
Tali opere si identificano con le
tempere su carta a fondo nero....
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Canova,
la scultura e le opere
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Le opere di
Canova si collocano in una sfera ideale fondata sul
magico equilibrio fra la bellezza e la
grazia.Passando al modello di gesso a grandezza
naturale le forme si semplificano e la composizione
appare via via più equilibrata. Ma solo nella
realizzazione finale la statua acquista la delicata
lucentezza delle perle: la superficie del marmo
viene lucidata con pomici sempre più fini e
trattata con cere appena colorate che ne attenuano
il biancore.
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ASOLO
TESEO SUL MINOTAURO
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Il
gruppo scultoreo è una
rappresentazione del mito di Teseo e
si pone come una delle opere più
esemplari del concetto di arte
neoclassica. L'eroe ateniese, aiutato
da Arianna, penetrò nel labirinto di
Creta, ove era rinchiuso il Minotauro,
mostro metà uomo e metà toro, e
riuscì ad ucciderlo. L'episodio si
prestava a molteplici possibilità:
...
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LE
TRE GRAZIE
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Il
gruppo delle tre Grazie era uno dei
temi più in voga nel periodo
neoclassico, ed ovviamente non poteva
mancare nel repertorio di Antonio
Canova. Le tre figure di Aglaia,
Eufrosine e Talia erano le protettrici
degli artisti, in quanto da loro
proveniva tutto ciò che vi è di
bello nel mondo umano e naturale.
Canova ....
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MONUMENTO
FUNERARIO A CLEMENTE XIII
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Il
tema della sepoltura, abbiamo visto,
è stato uno dei più praticati da
Antonio Canova, che nei suoi monumenti
funebri tende alla consacrazione della
memoria del defunto, secondo le
esigenze tipiche della cultura
illuministica e neoclassica. Il
veneziano Carlo Rezzonico è stato
papa con il nome di Clemente XIII dal
1758 al 1769. Di personalità molto
amabile e caritatevole interpretò su
queste basi la funzione del suo
apostolato mostrandosi quale
"buon pastore"...
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PAOLINA
BORGHESE COME VENERE VINCITRICE
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Il
ritratto marmoreo di Paolina che posa
semi sdraiata su di un lettuccio,
viene considerato un apice dello stile
neoclassico. Il pomo che Paolina
Borghese regge con gesto artificioso
evoca la "Venere Vincitrice"
del giudizio di Paride che avrebbe
potuto scegliere tra Giunone, Minerva
e Venere. Il busto è nudo e
sollevato, sostenuto dal braccio
destro appoggiato sui cuscini, nella
posa dei convitati romani...
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AMORE E
PSICHE GIACENTI
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Il
gruppo, oggi conservato al Louvre, appartiene
alle allegorie mitologiche della produzione
canoviana. Esso rappresenta Amore e Psiche
nell'atto di baciarsi. Eseguita in marmo
bianco, la scultura ha superfici levigate ed
un modellato molto tornito. La composizione ha
una straordinaria articolazione...
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MONUMENTO
FUNEBRE A MARIA CRISTINA D'AUSTRIA
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Il
monumento funerario a Maria Cristina d'Austria
rappresenta una grossa novità nella tipologia
dei monumenti funerari. Il monumento funebre
ha sempre avuto come centro compositivo il
sarcofago o l'urna in cui materialmente
venivano conservare le spoglie del defunto. Al
di sopra dell'urna veniva collocata l'effige
statuaria del defunto; di sotto o di fianco
venivano poste immagini allegoriche sul
significato della morte. ..
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ERCOLE
E LICA
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Il gruppo monumentale raffigura un episodio
mitico legato a Ercole. L'eroe delle dodice
fatiche era sposato a Deianira ed insieme a
lei si recò dall'amico Ceice in Trachine ai
piedi del monte Oeta. Dovendo lungo il
tragitto traversare il fiume Eveno,
incontrarono il centauro Nesso |
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LA
GIPSOTECA CANOVIANA E LA CASA
DEL CANOVA
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Il
processo creativo impiegato dal
Canova per la realizzazione di una
scultura era straordinario e si
componeva di quattro fasi.
Il disegno era la prima fase in
cui il maestro trasferiva i propri
"pensieri " sulla
carta:ad essi attribuiva un
importanza fondamentale
equiparando la matita allo
scalpello.
Attraverso la pratica del disegno
, che si sviluppava nelle diverse
tematiche della sua arte,dalle
accademie di nudo virile e
femminile,alle accademie di
panneggio allo studio
dell'antico,agli altri studi
tematici,il Canova pone le basi
della sua arte scultorea...
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IL
TEMPIO DI POSSAGNO
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Nel
luglio del 1819, Canova era a
Possagno per porre la prima pietra
del Tempio che volle progettare e
donare alla sua comunità come
chiesa parrocchiale: il maestoso
edificio sarà completato solo
dieci anni dopo la sua morte,
avvenuta il 13 ottobre 1822, a
Venezia, in casa dell’amico
Francesconi. Il suo corpo, per
volere del fratellastro, fu
traslato prima nella vecchia
parrocchiale e, dal 1832, nel
Tempio.....
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La
Gipsoteca
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l
Museo Canoviano di Possagno presenta
una articolata serie di edifici
espositivi, di epoche diverse, e
numerose collezioni delle opere di
Antonio Canova. Ecco una guida
schematica del Museo di Possagno:
Ala"Ottocentesca"
(detta anche la "Basilica" o
la "Galleria")
Fin dal 1832 Monsignor Sartori incaricò
l'architetto veneziano Francesco
Lazzari perché progettasse la
costruzione della "raccolta dei
gessi" (gipsoteca). Era il tempo
in cui a Possagno veniva chiuso il
poderoso cantiere del Tempio, era
abbattuta la vecchia chiesa e veniva
trasformato l'assetto viario e
urbanistico del piccolo paese. Ora si
aggiungeva la nuova fabbrica della
Gipsoteca che fu completata nel 1836:
Lazzari aveva edificato una grande
basilica, un vero e proprio inno
all'arte canoviana. L'edificio si
presenta con una alta e solenne volta
a botte, divisa in tre settori;
l'illuminazione arriva solo dai tre
lucernari alla sommità del soffitto;
un'ampia abside raccoglie a sud il
grandioso modello dell'Ercole e Lica.

Ala
Scarpa
Nel 1957, le opere canoviane di
Possagno trovarono una più adeguata
sistemazione grazie ad un nuovo
edificio, costruito dal grande
architetto veneziano Carlo Scarpa: la
nuova ala, ricca della luce solare che
piove dall'alto, è apprezzata ogni
anno da migliaia di visitatori che
vogliono studiare i materiali, i
modelli progettuali e la disposizione
delle opere che Carlo Scarpa ha
sapientemente collocato nell'alta sala
a torre e nel corpo allungato che si
restringe fino alla piscina delle
Grazie.
Scuderie
Il cortiletto del pozzo è chiuso,
verso sera, dalla Scuderia della Casa;
il piccolo stabile ospitò per tutto
il Settecento le pecore che fornivano
la lana al nonno di Canova, Pasino;
nei primi decenni dell'Ottocento, il
fabbricato è diventato idoneo per i
due animali da traino che servivano ai
Canova: un cavallo era adibito ai
lavori dei campi prossimi a casa,
l'altro conduceva la carrozza che
portava Antonio Canova da Venezia o da
Roma al suo paese natale. La carrozza,
munita di vetri e fanali per il
viaggio anche notturno, veniva
posteggiata nel porticato attiguo alla
Scuderia.
Carlo Scarpa, nel 1957, volle
collegare la sua ala nuova del Museo
alla Scuderia, allestendovi
l'esposizione di numerose opere
canoviane, tra cui spicca un grande
cavallo in gesso dipinto di nero.
Casa
del Canova
La Casa di Antonio Canova si snoda
lungo il crinale che si stende verso
la Pastega, nel territorio
sudorientale di Possagno, costruita
secondo un asse Est/Ovest, per
consentire di avere la facciata al
sole e rivolta al Giardino, al Brolo e
ai vasti campi che oggi costituiscono
il Parco Canoviano.
La costruzione della Casa del Canova
risale con molta probabilità al
Seicento e presenta una tipica
struttura veneta, con il corpo
centrale su più piani, dove si
svolgeva la vita domestica e notturna,
gli annessi alla Casa (cantina,
sbrattacucina, cucina), il portone
d'ingresso alla proprietà e ai fondi
rustici (con un vistoso arco in pietra
sotto cui passavano i carri carichi di
foraggio), i lunghi porticati per il
deposito dei materiali da lavoro
(pietre degli scalpellini, lana per i
lanaioli, frutti per i contadini), la
stalla per gli animali da traino, il
serraglio per il carro, i pozzi (se ne
contano tre, oggi, nella proprietà
canoviana)…
Dopo il terremoto del 1695, la Casa fu
ristrutturata e ampliata con nuovi
locali e aggiunta di camere per far
posto alla famiglia che diventava
sempre più numerosa. L'abitazione
canoviana che il visitatore vede oggi
a Possagno è quella che Antonio
Canova ristrutturò tra la fine del
Settecento (costruzione della
"Torretta") e l'inizio
dell'Ottocento (quando volle ricavare
la cosiddetta "Sala degli
Specchi").
I materiali usati nella costruzione
della Casa sono ricavati dal
territorio possagnese: terracotta,
pietra, legno. I mobili, quei pochi
che sono rimasti, sono originali del
primo Ottocento, quelli che anche
Canova utilizzava nelle sue frequenti
visite a Possagno da Roma.
Oggi, nella Casa del Canova si
ammirano alcune pregevoli collezioni:
i dipinti canoviani (15 oli su tela e
35 tempere di eccezionale leggerezza e
soavità), le incisioni (commissionate
da Canova ad alcuni artisti bassanesi
e romani per creare il catalogo delle
opere in marmo e diffonderlo ai
maggiori committenti di statue), i
disegni, alcuni marmi, gli strumenti
da lavoro, alcuni vestiti
dell'Artista. Il turista può,
inoltre, ammirare, alcuni settori
della Casa recentemente aperti al
pubblico dopo il restauro avvenuto con
il cofinanziamento europeo: la camera
dove è nato Antonio Canova e dove si
trova il noto dipinto di Thomas
Lawrence, il seminterrato della Casa
(con la Cantina e i locali di
disbrigo) e, soprattutto, lo Studio
della pittura, nella
"Torretta".
Infine, nei locali della Cucina, dove
ogni cosa è rimasta com'era dai tempi
del Canova, l'Ente che gestisce il
Museo ha recentemente installato dei
laboratori didattici multimediali e di
manipolazione dell'argilla, a servizio
soprattutto dei giovani studenti che
visitano la Gipsoteca.

Ala
Nuova
Nel 1992, su progetto dell'architetto
Gemin, allievo di Carlo Scarpa, è
stata realizzata la Nuova Ala del
Museo Canoviano, aumentando così gli
spazi espositivi e l'offerta di
servizi culturali.
I locali dell'Ala Nuova si articolano
in tre piani, ad oriente dell'edificio
scarpiano di cui conserva
l'ispirazione in molti elementi
architettonici: le finestre al
soffitto, le pareti a vetro, la
visione dell'ambiente naturale
esterno, ecc. Obiettivo di questo
edificio è quello di creare un
graduale passaggio dalle collezioni
canoviane al vasto Parco antistante
che consente al visitatore di
continuare il cammino tra una
variegata vegetazione e in lunghi
percorsi espositivi all'aperto.
In questa Ala Nuova, l'Ente che
gestisce il Museo organizza convegni e
conferenze, presenta libri e
pubblicazioni, espone mostre d'arte di
autori italiani e stranieri.
Nell'Ala Nuova del Museo Canoviano ha
sede l'Associazione "Amici del
Canova", un gruppo di giovani
studiosi che prestano attività di
volontariato al Museo e che propongono
servizi di accompagnamento ai
visitatori della Gipsoteca.
6. Lo Scoperto (il porticato e il
giardino)
La Casa di Canova è collegata alla
Gipsoteca da un ampio Porticato retto
da colonne bianchissime a sezione
ottagonale: verso sera, si accede al
Cortiletto del pozzo, un piacevole
spazio scoperto, interno agli edifici,
pavimentato di ciottoli del Piave (cogolà),
e alla Scuderia affiancata ad una
rigogliosa pianta di Glicine; a
mattino, invece, proprio di fronte
alla facciata della Casa, si apre il
Giardino di Casa Canova che consente
una passeggiata serena tra il verde e
i fiori. Tra il Giardino e la Casa, un
marciapiede in pietra Biancone del
Grappa accoglie il visitatore.
6a Il brolo
L'ampio spazio verde di Casa Canova è
caratteristico per la sua struttura
veneta: vicino alla porta della Casa,
vi sono le aiuole di fiori (un
bellissimo roseto distribuito in file
di aiuole circolari) e, più a sud,
dagli antichi "piedoni" in
pietra fino alla Cancellata, si apre
il Brolo, cioè il frutteto, con
alberi diversi e rari: dalla Peonia
arbusta al Bosso delle Baleari, dalla
Buganvillea alla Laestroemia, dalle
Magnolie stellata e bovata alla
Forsizia al Leccio al Calicanto nigro
e bianco; nell'angolo a sud-est, un
vigoroso pino italico, piantato da
Canova stesso nel 1799, offre ancora
oggi la sua ombra nei caldi pomeriggi
d'estate. Tra gli alberi da frutto,
crescono il Pero, il Melo, il
Ciliegio, il Fico bianco e nero, il
Pesco, il Susino, la Vite…
6b Il parco
Il Brolo è delimitato a mezzogiorno
da una splendida Cancellata in ferro
battuto, costruita dai sapienti
artigiani locali e messa in opera nel
tardo Settecento, si apre il
cosiddetto Parco, un vasto terreno
coltivato a foraggio, che forniva il
pasto agli animali da stalla (cavalli
e pecore) di Casa Canova, e delimitato
da una cinta di piante ad alto fusto
ed a chioma fitta. La tradizione vuole
identificare quest'area con i quattro
campi chiamati "persei",
acquistati da Canova con il guadagno
(3.000 zecchini!) della statua del
Perseo, conclusa nel 1801.
Nel 1997, il Parco è stato restaurato
con fondi europei e oggi viene adibito
a mostre di scultura all'aperto, a
feste, concorsi d'arte ed esibizioni
musicali…
La GIPSOTECA CANOVIANA di Possagno
è aperta tutti i giorni (tranne il
lunedì non festivo):
orario estivo/invernale: 9.00 - 12.00
/ 15.00 - 18.00
(la biglietteria chiude un quarto
d'ora prima della fine di ciascun
turno)
Per informazioni: Telefono / fax : +
39. 0423.544.323. Posta elettronica :
gipsoteca@libero.it
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Il
Tempio del Canova
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Nel
luglio del 1819, Canova era a Possagno
per porre la prima pietra del Tempio
che volle progettare e donare alla sua
comunità come chiesa parrocchiale: il
maestoso edificio sarà completato
solo dieci anni dopo la sua morte,
avvenuta il 13 ottobre 1822, a
Venezia, in casa dell’amico
Francesconi. Il suo corpo, per volere
del fratellastro, fu traslato prima
nella vecchia parrocchiale e, dal
1832, nel Tempio.
Il
Tempio si erge alto sull'abitato di
Possagno con la sua candida mole che
si staglia netta su di uno sfondo
ancora verde: il turista che arriva a
Possagno, da qualunque direzione
provenga, lo vede solenne, sopra di un
colle, ai piedi dei monti. L'edificio,
che l'artista ha voluto come chiesa
parrocchiale del suo paese, è
dedicato alla Trinità : fu progettato
dal Canova stesso e disegnato da
Pietro Bosio, con suggerimenti
dell'architetto Antonio Selva. Canova
"Aveva deciso di spendere tutto
il suo per la costruzione del Tempio e
chiedeva ai Possagnesi soltanto la
somministrazione di calce, mavieri
(sassi) e sabbione, La popolazione
offrì di lavorare di sera e di
festa" (M. Rossi).
Nella imponente costruzione
neoclassica,si distinguono tre
elementi ispiratori: il colonnato
dorico (che si richiama al Partenone
di Atene), il corpo centrale (simile
al Pantheon romano) e l'abside in
posizione elevata come nelle antiche
basiliche cristiane.
Le tre parti possono considerarsi
simboli di tre età della storia: la
civiltà greca, la civiltà latina e
la solennità cristiana.All'interno
sono state collocate le metope
destinate a decorare idl fregio del
pronao:ne furono realizzate soltanto
sette che rappresentano scene tratte
dal Vecchio Testamento e dal Nuovo
Testamento. Sulfl'altare maggiore
trova luogo una grande pala d'altare
dipinta dallo stesso Canova che
raffigura il "Compianto sul
Cristo morto:la tela venne realizzata
nel 1799 e fu destinata all'antica
chiesa parrocchiale di Possagno;solo
in seguito venne trasferita nel Tempio
per volontà del fratello del
maestro,Giambattista Sartori Canova.
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Le
opere di Canova
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IL
METODO DI LAVORO
|
Il
processo creativo impiegato dal Canova
per la realizzazione di una scultura
era straordinario e si componeva di
quattro fasi.
Il disegno era la prima fase in cui il
maestro trasferiva i propri
"pensieri " sulla carta:ad
essi attribuiva un importanza
fondamentale equiparando la matita
allo scalpello.
Attraverso la pratica del disegno ,
che si sviluppava nelle diverse
tematiche della sua arte,dalle
accademie di nudo virile e
femminile,alle accademie di panneggio
allo studio dell'antico,agli altri
studi tematici,il Canova pone le basi
della sua arte scultorea...
|
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|
LE
STATUE
|
Le opere di Canova si collocano in una
sfera ideale fondata sul magico
equilibrio fra la bellezza e la
grazia.Passando al modello di gesso a
grandezza naturale le forme si
semplificano e la composizione appare
via via più equilibrata. Ma solo
nella realizzazione finale la statua
acquista la delicata lucentezza delle
perle: la superficie del marmo viene
lucidata con pomici sempre più fini e
trattata con cere appena colorate che
ne attenuano il biancore.
|
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|
I
DISEGNI
|
Il
patrimonio di disegni del Canova
costituisce una testimonianza unica e
preziosissima della sua arte: di
nessun grande scultore possediamo una
documentazione così rilevante della
sua attività grafica.
Il Canova attribuiva importanza
fondamentale alla pratica del
disegno,paragonando la matita allo
scalpello,circostanza che non sfuggiva
neppure ai suoi contemporanei,i quali
ne apprezzavano sia le accademie di
nudo e di pianeggio,sia gli appunti
tracciati di getto sui
taccuini,definiti dal grande maestro i
suoi "pensieri"....
|
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BOZZETTI
|
 |
I bozzetti di Canova
sono straordinari per audacia,
immediatezza e vitalita' quasi
palpitante, in singolare contrasto con
le sue figure in marmo meticolosamente
calcolate e impeccabilmente scolpite''.
...
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DIPINTI
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 |
Il
ruolo svolto dall'Italia nella nascita del
Neoclassicismo fu determinante. In Italia
vennero effettuate le maggiori scoperte
archeologiche del secolo: Ercolano, Pompei,
Paestum, Tivoli, che si aggiunsero alle già
imponenti collezioni di arte romana che, dal
Cinquecento in poi, si erano costituite un po'
ovunque.... |
|
LE
STATUE DEL CANOVA
|
Il
metodo di lavoro
|
|

Il processo
creativo impiegato dal Canova per la realizzazione di
una scultura era straordinario e si componeva di
quattro fasi.
Il disegno era la prima fase in cui il maestro
trasferiva i propri "pensieri " sulla
carta:ad essi attribuiva un importanza fondamentale
equiparando la matita allo scalpello.
Attraverso la pratica del disegno , che si sviluppava
nelle diverse tematiche della sua arte,dalle accademie
di nudo virile e femminile,alle accademie di panneggio
allo studio dell'antico,agli altri studi tematici,il
Canova pone le basi della sua arte scultorea.
Talvolta si trattava di sudi veri e propri
rigorosamente catalogati per giorno , mese e anno ,
quelli ch'egli considerava la sua quotidiana palestra:
essi erano caratterizzati da tratti precisi che
segnavano i gruppi muscolari come quelli che
caratterizzano le accademie di nudo maschile
altre volte si trattava si trattava di appunti grafici
presi su taccuino,per lo più disegni d'invenzione
dove si mischiavano gli stati d'animo , agli
interessi,agli studi dove si possono identificare le
idee nel momento in cui si formano.Immagini che
possono sembrare prive di consistenza sono determinate
nella propria essenza,cariche di una potenzialità
creativa tanto più risultano indefinite.,in seguto
ritoccate in un incessante lavoro di rielaborazione
che in seguito trovarono il loro riscontro nei marmi.
Il bozzetto in terra, cotta o cruda o in cera, era
realizzato per poter vedere immediatamente come poteva
realizzarsi l'opera appena ideata nel disegno.
Nella terracotta rimane spesso l'impronta della mano
dell'artista che impaziente plasmava la materia docile
e le donava una forma affascinante e
"calda"dando una forma all'opera.
Famosi i bozzetto della "Maddalena
Penitente" e della "Mansuetudine".
Dal bozzetto di creta veniva fissata la prima
intuizione si passava ad un modellino che che gli
permetteva uno studio più approfondito,un ulteriore
messa a fuoco dell'invenzione;si procedeva quindi a
realizzare il modello a grandezza naturale, in creta,
avvalendosi di uno scheletro portante composto da
un'asta di ferro alta quanto l'opera da eseguire,
collegata ad un sistema di aste munite alle estremità
di crocette di legno..Il sistema venne utilizzato fin
dalla realizzazione del monumento a Clemente XIV:il
sistema permetteva,(come ci dice Canova stesso) di
reggere la creta anche per gruppi plastici di grandi
dimensioni.In tal modo si forniva all'artista il
vantaggio di una valutazione delle proporzioni fin dal
momento dello studio.
Dalle lettere emerge l'avversione del Canova all'uso
dello stucco o del gesso per la realizzazione dei
modelli preferendo sin dalle prime realizzazioni, la
creta.ciò gli permise,com'egli stesso ci riferisce,la
realizzazione in grandezza naturale delle imponenti
figure del monumento Garganelli (ClementeXIV).I
contemporanei , nella realizzazione di opere
voluminose,arrivavano al massimo a modelli in stucco
di dimensioni appena superiori alla metà del reale.
Il passaggio
dal modello in creta a quello in gesso si attuava col
metodo della "forma persa":la creta
rivestita da un leggero strato di gesso rossigno
veniva ricoperta da uno strato di gesso
bianco.Asportata la creta,si colava il gesso
all'interno della matrice che veniva infine distrutta
procedendo con la massima cautela al comparire dell
strato di gesso rossigno.
A questo punto i lavoranti fissavano sui punti chiave
della figura le repère( chiodi metallici) e
iniziavano la sbozzatura del marmo.
In seguito il materiale sbozzato veniva trasferito
nella studio del Maestro per ricevere ciò che egli
stesso chiamava"l'ultima mano",la fase che
dava il soffio di vita all'opera d'arte.Il Canova dava
gli ultimi tocchi a lume di candela.
In ultimo un lustratore , in vari giorni di lavoro
donava all'opera la diafana lucentezza del marmo.
Canova aveva l'abitudine di spalmare sull'intera
superficie epidermica una speciale patina.
Il composto doveva essere formato da una mistura di
pietra pomice,da una tintura giallognola o ,fuliggine
o "pura cera e acqua elaborata dallo
speziale" o "acqua di rota"(cioè acqua
sporca dall'arrotamento di strumenti metallici),come
ci riferisce lo stesso Maestro in una lettera .
Lo scopo era quello di anticipare gli effetti del
tempo "il quale sovente dà alle opere
quell'accordo e quell'armonia che l'arte può
difficilmente imitare".Oggi della patina non
resta traccia ma pare non rivestisse eccessiva
importanza.
Decisiva è il tocco "dell'ultima
mano":,dove l'artista apporta le decisive
modifiche dispetto al gesso:per questo non si possono
ascrivere al Canova i marmi rimasti incompiuti alla
sua morte.
Il Canova nella sua opera di finitura si serviva di
innumerevoli strumenti,alcuni dei quali simili a
quelli adoperati nell'antichità greca e latina, altri
di sua ideazione.L'ultima mano era tutt'altro che
inutile manifestazione di virtuosismo fine a se stesso
,ma bensì tendeva a donare all'opera una vita propria
fissata in un istante.
|
PRINCIPALI
OPERE DI ANTONIO CANOVA
Le
opere di Canova si collocano in una sfera ideale fondata sul
magico equilibrio fra la bellezza e la grazia.Passando al
modello di gesso a grandezza naturale le forme si semplificano
e la composizione appare via via più equilibrata. Ma solo
nella realizzazione finale la statua acquista la delicata
lucentezza delle perle: la superficie del marmo viene lucidata
con pomici sempre più fini e trattata con cere appena
colorate che ne attenuano il biancore.
ASOLO
TESEO SUL MINOTAURO
Il
gruppo scultoreo è una rappresentazione del mito di Teseo e
si pone come una delle opere più esemplari del concetto di
arte neoclassica. L'eroe ateniese, aiutato da Arianna, penetrò
nel labirinto di Creta, ove era rinchiuso il Minotauro, mostro
metà uomo e metà toro, e riuscì ad ucciderlo. L'episodio si
prestava a molteplici possibilità: ...
LE
TRE GRAZIE
Il
gruppo delle tre Grazie era uno dei temi più in voga nel
periodo neoclassico, ed ovviamente non poteva mancare nel
repertorio di Antonio Canova. Le tre figure di Aglaia,
Eufrosine e Talia erano le protettrici degli artisti, in
quanto da loro proveniva tutto ciò che vi è di bello nel
mondo umano e naturale. Canova ....

MONUMENTO
FUNERARIO A CLEMENTE XIII
Il
tema della sepoltura, abbiamo visto, è stato uno dei più
praticati da Antonio Canova, che nei suoi monumenti funebri
tende alla consacrazione della memoria del defunto, secondo le
esigenze tipiche della cultura illuministica e neoclassica. Il
veneziano Carlo Rezzonico è stato papa con il nome di
Clemente XIII dal 1758 al 1769. Di personalità molto amabile
e caritatevole interpretò su queste basi la funzione del suo
apostolato mostrandosi quale "buon pastore"...
PAOLINA
BORGHESE COME VENERE VINCITRICE
Il
ritratto marmoreo di Paolina che posa semi sdra iata
su di un lettuccio, viene considerato un apice dello stile
neoclassico. Il pomo che Paolina Borghese regge con gesto
artificioso evoca la "Venere Vincitrice" del
giudizio di Paride che avrebbe potuto scegliere tra Giunone,
Minerva e Venere. Il busto è nudo e sollevato, sostenuto dal
braccio destro appoggiato sui cuscini, nella posa dei
convitati romani...
AMORE
E PSICHE GIACENTI
Il
gruppo, oggi conservato al Louvre, appartiene alle allegorie
mitologiche della
produzione canoviana. Esso rappresenta Amore e Psiche
nell'atto di baciarsi. Eseguita in marmo bianco, la scultura
ha superfici levigate ed un modellato molto tornito. La
composizione ha una straordinaria articolazione...
MONUMENTO
FUNEBRE A MARIA CRISTINA D'AUSTRIA

Il
monumento funerario a Maria Cristina d'Austria rappresenta una
grossa novità nella tipologia dei monumenti funerari. Il
monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il
sarcofago o l'urna in cui materialmente venivano conservare le
spoglie del defunto. Al di sopra dell'urna veniva collocata
l'effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano
poste immagini allegoriche sul significato della morte. ..
ERCOLE
E LICA
Il
gruppo monumentale raffigura un episodio mitico legato a
Ercole. L'eroe delle dodice fatiche era sposato a Deianira ed
insieme a lei si recò dall'amico Ceice in Trachine ai piedi
del monte Oeta. Dovendo lungo il tragitto traversare il fiume
Eveno, incontrarono il centauro Nesso che si offerse di
traghettare la moglie
| Teseo
Sul Minotauro |
|

|
Il gruppo scultoreo è una rappresentazione
del mito di Teseo e si pone come una delle
opere più esemplari del concetto di arte
neoclassica. L'eroe ateniese, aiutato da
Arianna, penetrò nel labirinto di Creta,
ove era rinchiuso il Minotauro, mostro metà
uomo e metà toro, e riuscì ad ucciderlo.
L'episodio si prestava a molteplici
possibilità: uno scultore barocco come il
Bernini ne avrebbe probabilmente
approfittato per cogliere il momento di
massimo sforzo nello scontro tra Teseo e il
Minotauro e scolpire un gruppo di grande
dinamicità e tensione. Invece Canova, da
artista neoclassico, cerca il momento della
quiete e non dell'agitazione. E così
preferisce sintetizzare la storia al momento
della vittoria di Teseo, quando la tensione
si è oramai sciolta e un profondo senso di
pace pervade l'eroe. In questo istante si
coglie anche un senso di umana pietà che
Teseo prova verso il mostro sconfitto, in
quanto la sua nobiltà d'animo gli impone di
non odiare il nemico. Tutto il gruppo
scultoreo tramette quindi un senso di
profonda calma: è il momento in cui
l'agitazione delle passioni e delle azioni
si spegne e si trasferisce all'eternità del
mito. Da un punto di vista stilistico il
gruppo ha equilibri molto classici e le
forme anatomiche di Teseo richiamano
direttamente le inespressive ma perfette
fattezze di tante statue dell'antica Grecia.
Il gruppo è quindi una espressione
paradigmatica delle nuove esigenze estetiche
dell'arte neoclassica
|
|
| Le
Tre Grazie |
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Il
gruppo delle tre Grazie era uno dei temi più
in voga nel periodo neoclassico, ed ovviamente
non poteva mancare nel repertorio di Antonio
Canova. Le tre figure di Aglaia, Eufrosine e
Talia erano le protettrici degli artisti, in
quanto da loro proveniva tutto ciò che vi è
di bello nel mondo umano e naturale. Canova le
raffigura nella posizione più canonica,
ovvero abbracciate e disposte a circolo. Sono
nude, così come le ritroviamo nella
tradizione ellenistica, e vengono
rappresentata dall'artista nella classica
posizione a chiasma. L'incrociarsi delle
membra serve qui a dare un molle abbandono
alle figure che, nel sostenersi a vicenda,
formano quasi un unico gruppo di affetti e
sensualità corrisposte. L'immagine è quindi
concepita come esaltazione di perfezione e
bellezza, sommi canoni estetici per il gusto
neoclassico.
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| Monumento
a Clemente XIII |
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Il
tema della sepoltura, abbiamo visto, è stato
uno dei più praticati da Antonio Canova, che
nei suoi monumenti funebri tende alla
consacrazione della memoria del defunto,
secondo le esigenze tipiche della cultura
illuministica e neoclassica. Il veneziano
Carlo Rezzonico è stato papa con il nome di
Clemente XIII dal 1758 al 1769. Di personalità
molto amabile e caritatevole interpretò su
queste basi la funzione del suo apostolato
mostrandosi quale "buon pastore" e
non come statista interessato agli affari
politici e diplomatici internazionali. Il
monumento eretto dal Canova si trova in San
Pietro in Vaticano. Questo sepolcro è stato
concepito dallo scultore secondo il classico
schema a tre piani sovrapposti. Sul primo
livello, quello basamentale, poggiano le
figure allegoriche: due leoni, simbolo della
forza, che proteggono la porta che da accesso
al sepolcro, il genio della morte e la figura
femminile con la croce in mano simbolo della
Religione. Al secondo livello è posto il
sarcofago, di forme ovviamente
classicheggianti. Al terzo livello vi è la
statua a tutto tondo del papa, che il Canova,
interpretandone il carattere, ci rappresenta
in atteggiamento umile, il triregno simbolo di
potere è posto a terra, inginocchiato a
pregare.
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| Paolina
Borghese come Venere Vincitrice |
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La
grande fama acquisita da Antonio Canova, fece
sì che tra i suoi committenti ci fosse anche
Napoleone Bonaparte. Per Napoleone Canova
eseguì diversi lavori che immortalarono non
solo la figura dell'imperatore ma anche dei
suoi familiari. Uno dei ritratti più famosi
è sicuramente questo dedicato a Paolina
Bonaparte, sorella di Napoleone, e moglie del
nobile romano Camillo Borghese. La
rappresentazione segue ovviamente i precetti
neoclassici. Innanzitutto Paolina è
raffigurata idealisticamente nuda, e con in
mano un pomo. La sua immagine richiama quindi
quella di Venere vincitrice, con il pomo di
Paride in mano, attestato di superiore
bellezza. La figura è adagiata mollemente su
un triclino, richiamando un po' la tipologia
dei ritratti semidistesi presenti sui
sarcofagi etruschi (ad esempio, il
"sarcofago degli sposi" conservato a
Villa Giulia). Tuttavia, a dispetto di questo
richiamo un po' funereo, la notevole abilità
tecnica di Canova riesce ad infondere quasi un
palpito di vita all'immagine di marmo,
risultando così verosimile l'intera scultura
da suscitare apprezzamenti più che
entusiastici nei numerosi estimatori di questa
opera. La composizione permette un passaggio
graduale dall'orizzontalità del giaciglio
alla verticalità della testa, con un morbido
andamento sinuoso e ritmico. Reso evidente
dalla linea del contorno, determinata dalla
posa frontale, e dallo stacco tra il colore
del marmo e lo spazio che la circonda.
Le superfici sono tratte pittoricamente con
sottili trapassi luminosi, generati
dall'incresparsi del lenzuolo ricamato sotto
il peso della giovane donna languidamente
distesa, dalle pieghe del panno che ne riveste
la parte inferiore. Ciò conferisce al corpo
nudo un calore, cui non è estranea la
risultante cromatica generata
dall'accostamento al marmo degli ornamenti
dorati del lettuccio. Quest'ultimo ospita
all'interno un meccanismo che fa ruotare la
scultura come in altre opere di Canova. Si
inverte così il ruolo tra l'opera e
l'osservatore: è la scultura ad essere in
movimento, mentre l'osservatore fermo viene
impressionato dalle immagini sfuggenti.
Nottetempo, al lume di candele, gli
osservatori ammiravano la scultura di Paolina
nel suo tenero scintillio, ed il suo lustro
non derivava soltanto dalla finezza del marmo,
ma anche dalla patinatura con cere.
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| Amore
e Psiche giacenti |
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Il gruppo,
oggi conservato al Louvre, appartiene alle allegorie
mitologiche della produzione canoviana. Esso
rappresenta Amore e Psiche nell'atto di baciarsi.
Eseguita in marmo bianco, la scultura ha superfici
levigate ed un modellato molto tornito. La
composizione ha una straordinaria articolazione: la
donna, Psiche, è semidistesa, rivolge il viso e le
braccia verso l'alto e, per far ciò, imprime al
corpo una torsione ad avvitamento; l'uomo, Amore, si
appoggia su un ginocchio mentre con l'altra gamba si
spinge in avanti inarcandosi e contemporaneamente
piegando la testa di lato per avvicinarsi alle
labbra della donna. Il soggetto è probabilmente
tratto dalla leggenda di Apuleio, secondo la quale
Psiche era una ragazza talmente bella da suscitare
l'invidia di Venere, così che la dea le mandò
Amore per farla innamorare di un uomo brutto. Ma
Amore, dopo averla vista, se ne innamorò e, dopo
una serie di vicissitudini, ottenne che Psiche
entrasse nell'Olimpo degli dei, per restare con lui.
Il soggetto è qui utilizzato come allegoria del
potere dell'amore, visto soprattutto nell'intensità
del desiderio che riesce a sprigionare: da qui la
scelta di fermare la rappresentazione all'istante
prima che il bacio avvenga ed il desiderio si
consumi.Per comprendere lo spirito della cultura
neoclassica è utile confrontare il gruppo scultoreo
di Amore e Psiche con un'altra famosa allegoria
mitologia: l'"Apollo e Dafne" di Gian
Lorenzo Bernini. Quest'ultimo gruppo scultoreo fu
realizzato tra il 1622 e il 1625, agli inizi della
diffusione del barocco, e rappresenta indubbiamente
uno dei maggiori esiti di questo stile di cui
Bernini fu uno dei maggiori rappresentanti. Dafne,
secondo la mitologia, era una bellissima fanciulla
di cui si era innamorato Apollo. Dafne, per
sfuggirgli, scappò ai piedi del Parnaso e qui, nel
momento in cui stava per essere raggiunta da Apollo,
chiese aiuto alla madre che la trasformò in una
pianta di alloro.Il gruppo del Bernini rappresenta
indubbiamente un attimo fuggente: Dafne viene appena
sfiorata da Apollo ed ha già i capelli che stanno
divenendo dei rami di alloro. È giusto un attimo:
l'istante successivo Dafne non ci sarà più. Per
enfatizzare ciò Bernini dà al gruppo un'apparenza
di equilibrio instabile, evidente soprattutto nella
curva ad arco che forma il corpo di Dafne. Il gruppo
del Canova ha invece una fermezza ed una staticità
molto più evidenti. Lo si osservi soprattutto nella
visione frontale. Il corpo di Psiche insieme alla
gamba e alle ali di Amore formano uno schema ad X
simmetrico. Al centro di questa X le braccia di
Psiche definiscono un cerchio perfetto che inquadra
al centro il punto focale della composizione: quei
pochi centimetri che dividono le labbra dei due. In
quei pochi centimetri si gioca il momento pregnante,
ed eterno, del desiderio senza fine che l'Eros
sprigiona.La differenza tra le due sculture non è
da ricercarsi sulla differenza stilistica o formale,
risultando entrambe di notevolissima fattura per
tecnica esecutiva, ma sulla diversa cultura che le
ispira. Lo sforzo del Bernini è di cogliere la
vitalità della vita in continuo movimento, e per
far ciò cerca di annullare la materia per lasciare
solo la sensazione del divenire. Canova mostra
invece tutta a tensione neoclassica di giungere a
quella perfezione senza tempo in cui nulla più può
divenire, e per far ciò pietrifica la vita dando
alla materia una forma definitiva ed eterna.
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Monumento
funebre a Maria Cristina d'Austria
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Il monumento
funerario a Maria Cristina d'Austria rappresenta una
grossa novità nella tipologia dei monumenti
funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come
centro compositivo il sarcofago o l'urna in cui
materialmente venivano conservare le spoglie del
defunto. Al di sopra dell'urna veniva collocata
l'effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco
venivano poste immagini allegoriche sul significato
della morte. Nel monumento a Maria Cristina
d'Austria l'urna scompare per essere sostituita
dalla immagine triangolare di una piramide.
L'effigie statuaria viene sostituita da un ritratto
di profilo a bassorilievo, inserito in un medaglione
di chiara derivazione classica.Notevole importanza
assumono le figure allegoriche che, nella intenzione
dell'artista, non sono puri e semplici simboli ma
devono commuovere per l'azione in divenire che
stanno rappresentando. In questo caso, infatti, le
figure compongono un singolare corteo funebre che si
accinge a salire i gradini che portano alla porta
della piramide. Da questa porta fuoriesce un tappeto
che scorre sui gradini come un velo leggero e
impalpabile. Il corteo è aperto da una giovane
ragazza che ha già un piede oltre la soglia della
tomba. È seguita da una donna che rappresenta la
Pietà con in mano l'urna delle ceneri della
defunta. Un'altra ragazzina la sta seguendo. Più
indietro un'altra giovane donna avanza, aiutando un
vecchio uomo a salire le scale. Sono rappresentate
tutte le tre età della vita, dalla gioventù alla
vecchiaia, a simboleggiare che la Morte non
risparmia nessuno. Le figure procedono con incedere
lento e mesto. Hanno tutti la testa chinata in
avanti, a simboleggiare che nei confronti della
Morte la superbia umana non può nulla. Di fianco la
porta della piramide, che quindi simboleggia la
porta di passaggio dal mondo terreno al mondo dei
morti, c'è l'allegoria del Genio della Morte
poggiato sul Leone della Fortezza. In alto, il
medaglione con il ritratto di Maria Cristina
d'Austria è circondato da un serpente che si morde
la coda, simbolo quest'ultimo dell'Eterno Ritorno.
Il medaglione è sostenuto dalla allegoria della
Felicità, mentre un'altra figura angelica porge
alla defunta una palma, simbolo della gloria.La
piramide, come simbolo dell'Oltretomba, è
decisamente una immagine neoclassica. Contiene la
reminescenza delle antiche piramidi egiziane, i più
grandi monumenti funebri mai realizzati dall'uomo, e
si presenta con una forma geometrica semplice, il
triangolo, ma carico di notevoli significati
allegorici. La porta che si apre nella piramide
assomiglia invece, per fattura, alle porte delle
tombe etrusche delle necropoli di Tarquinia o
Cerveteri. Ed anche questo riferimento etrusco,
nell'immaginario collettivo, finisce per collegarsi
al mondo dell'Oltretomba. Il senso della morte, qui
rappresentato, ha la dignità profonda e nobile
della concezione neoclassica. Tuttavia, la
commozione che suscita il corteo funebre finisce per
prendere un significato quasi tutto romantico. La
scelta di anticipare il momento pregnante, non a
quello eterno della Morte oramai sopraggiunta, ma al
momento precedente in cui la Morte richiama a sé le
persone che, a capo chino, non possono sottrarsi al
suo invito, carica di profondo dolore la percezione
della morte come azione in divenire. È il profondo
strazio di chi, pur restando vivo, non può che
guardare con senso di sgomento e di ineluttabilità
l'avviarsi alla morte delle persone care. Questa
inaspettata rappresentazione di un dolore, che deve
suscitare compassione in chi guarda, è la prova
della grandezza del genio di Canova che, al di là
della facile etichetta di scultore neoclassico, per
la inconfondibile fattura stilistica delle sue
statue, si presenta come un artista capace di
cogliere i fermenti più vivi e nuovi del suo tempo,
ed anche anticiparli nelle sue opere d'arte.
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Ercole
e Lica
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È il modello
del marmo che si trova nel Museo d’Arte Moderna di
Roma.
La lavorazione di quest’opera, la prima statua
colossale di Canova, fu lunga e travagliata, più
volte abbandonata, più volte ripresa: nel 1815, fu
collocata in un nicchione appositamente costruito
dall’acquirente nel Palazzo Torlonia: il prezzo
pagato per il gruppo, 18.000 scudi romani era
giudicato incredibile all’epoca.
E’ molto espressivo il volto disperato
dell’ingenuo Lica: la mano aggressiva di Ercole che
afferra i capelli del ragazzino traduce la forsennata
aggressività e la ferocia disperata dell’eroe.
Il mito che ha ispirato l’opera narra della bella
Deianira che invia in dono, tramite il servo Lica, al
suo sposo Ercole la camicia di Nesso. Ercole, appena
ricevuto l’indumento, indossò la camicia ignaro che
questa gli si sarebbe stretta alle carni procurandogli
dolori insopportabili da desiderare di morire.
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I
bozzetti
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I
bozzetti di Canova sono straordinari per
audacia, immediatezza e vitalita' quasi
palpitante, in singolare contrasto con le sue
figure in marmo meticolosamente calcolate e
impeccabilmente scolpite''. Hugh Honour, alla
galleria Antichi Maestri Pittori, descrive
cosi' il gruppo delle Tre Grazie. Fin dal
Quattrocento gli scultori eseguivano modelli
in piccola scala per mostrare ai committenti
la futura opera e per avere uno strumento di
lavoro, una sorta di copia in miniatura. Il
gruppo delle Tre Grazie venne scolpito dal
Canova in due versioni in marmo, la prima per
l'imperatrice Giuseppina (e ora all'Ermitage a
San Pietroburgo), l'altra per John Russel,
duca di Bedford. Venti dei bozzetti di
terracotta che Canova tenne nel suo studio
furono ereditati dal fratellastro Giovanni
Battista Sartori Canova e ora si trovano nella
Gipsoteca di Possagno (Treviso). Altri sette
sono conservati al Museo Correr di Venezia.
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Antonio
Bosa e l'arte della scultura
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| Il
Museo dello Scultore Antonio Bosa è
collocato nella sede della Biblioteca
comunale in via Marconi a Pove del
Grappa (Vi) ed aperto nel medesimo
orario della biblioteca (lunedì,
giovedì, venerdì dalle ore 14.30
alle ore 17.30 – mercoledì dalle
ore 14.30 alle ore 19.00).
Sono
esposti gli antichi attrezzi e disegni
di opere realizzate dagli scalpellini
povesi.
A
Pove del Grappa, a pochi chilometri da
Bassano, c'erano le cave dove fu
estratta la pietra per la costruzione
del Tempio di Possagno, voluto e
ideato da Antonio Canova. E furono gli
scalpellini povesi tra i maggiori
artefici della costruzione del Tempio,
un lavoro che vide la posa della prima
pietra l'11 luglio del 1819. L'idea di
fare un grande tempio nel suo paese
natale venne ad Antonio Canova a
seguito del rifiuto del progetto di
una scultura, denominata "la
religione", destinata alla
basilica di San Pietro in Vaticano.
Fu
lo stesso Canova a disegnare
l'edificio, con il pronao uguale al
Partenone e con il corpo centrale
simile al Pantheon. Disegnò l'opera
eseguita poi dagli architetti G.A.
Selva e Diedo.
Alla
lavorazione prestarono il loro aiuto,
gratuitamente, gli abitanti di
Possagno. La pietra utilizzata
proveniva dalle cave dei Boccaor, di
Costalunga e da quelle di Pove.
In
totale vi lavorarono un migliaio di
persone e fra questi, non mancarono
gli scalpellini di Pove. Lo stesso
Canova aveva chiamato a dirigerli il
povese Stefano Marcadella.
Non
è da trascurare il fatto che fra i
discepoli di Antonio Canova, vi fu un
certo Antonio Bosa da Pove, un
ritrattista che eseguì l'immagine del
maestro, per il monumento della chiesa
dei Frari a Venezia.
Gli
scalpellini lavorarono a Possagno per
circa 11 anni. Il tempio fu terminato
nel 1830, otto anni dopo la morte di
Antonio Canova, che fu in pratica
terminato sotto la supervisione del
fratellastro. Dei due si conservano i
rispettivi busti che sono collocati
all’interno del tempio a memoria del
loro mobilissimo gesto.
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