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Possagno

L’imponente Tempio neoclassico che sovrasta il panorama delle colline attorno a Possagno lega la cittadina al nome del suo figlio più illustre, Antonio Canova, che lo progettò come chiesa per il suo paese. Nel Tempio, che custodisce la tomba dell’artista, sono collocate alcune sue opere: l’autoritratto in marmo, le Metope e la Pala dedicata alla Deposizione. Un ampio viale collega il Tempio alla Gipsoteca e alla casa del grande scultore.

La Storia

Le origini di Possagno risalgono ai tempi remoti: in località Steggio sono state ritrovate tracce di vita che risalgono al quaternario, con reperti paleontologici molto interessanti (nel 2001, è inaugurato un museo, presso il Centro Sociale, che presenta gli scavi di Steggio, soprattutto agli Studenti); altri reperti fanno pensare a passaggi di popolazioni neo-eneolotiche e paleovenete in tutta la Valcavasia; è probabile la presenza a Possagno di un castrum romanum e di un castelar medievale. Le prime attestazioni del nome Possagno risalgono al 1076 d.C., quando dominava nella nostra terra la famiglia dei Rover, di origine germanica. Nel 1388, dopo il breve periodo della signoria del tiranno Ezzelino, Possagno, con tutto l’Asolano, passò sotto la Dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia, fino alla sua caduta, nel 1797.

Possagno diventò famoso in tutto il mondo per aver dato i natali, nel 1757, ad Antonio Canova: la sua opera di scultore e di architetto ha completamente cambiato in questi ultimi due secoli l’aspetto urbanistico e gli assi stradali del paese: il Tempio, la Gipsoteca e la Casa del Canova hanno spostato a oriente il baricentro di Possagno e lo hanno reso una delle principali attrattive turistiche di tutto il Veneto


Vista dalla Cupola del Tempio di Possagno

 

Arte e Cultura a Possagno

Autoritratto di Canova all'interno del Tempio di Possagno

A Possagno tutto ruota attorno all'arte di Canova e quindi ai suoi pregevoli lasciti. Il Museo Canoviano di Possagno è nato tra il 1832 e il 1836, quando le opere di Antonio Canova (le sculture in gesso, in terra, in cera e in marmo, le tempere, gli oli su tela, ecc) furono trasportate dallo Studio di Roma a Possagno ed ospitate nella grande Gipsoteca che l'architetto Francesco Lazzari aveva appena terminato di costruire nel giardino di Casa Canova. Provate ad immaginare il lungo convoglio di carri e di navi, cariche di gessi, marmi e dipinti, che mossero da Roma e arrivarono nel piccolo abitato di Possagno: fu un'avventura che, per l'epoca, per i mezzi di trasporto e per le vie di comunicazione, ebbe dell'incredibile! Regista di questa poderosa operazione museale fu il vescovo Giovanni Battista Sartori (1775-1858), fratellastro di Antonio Canova e suo erede universale. Per custodire e conservare gli stabili e le opere del Museo canoviano, il Sartori nominò un conservatore-custode del Museo (il primo fu lo scultore possagnese Tonin Pasino, cui seguirono Stefano Serafin, Siro Serafin e Settimo Manera: tutti costoro abitarono in una parte della Casa del Canova); nel 1853, Sartori volle costituire il Lascito Fondazione Canova, l'Ente che ancora oggi gestisce e conserva tutti i beni artistici lasciati dal Sartori in eredità alla Comunità di Possagno.

 

Antonio Canova

 

 

 

"Gli uomini grandi onorano la città che li produsse, diffondono una luce benefica fra' contemporanei, e nei più lontani tempi il loro nome risuona un inno di gloria all'umanità. Quale un ardente fanale in notte tempestosa, o fra le arsure e i turbini del deserto un'oasi sospirata, tale nel vorticoso aggirarsi delle umane vicende e nello scorrere la storia de'secoli apparisce l'immagine di quest'anime sublimi.
Dinanzi ad esse il nostro spirito si ferma a vagheggiarle, il cuore sente un palpito generoso ed una fiamma di grandi cose operatrice, che tutto lo investe e lo trasforma.
Questi son gli uomini che fanno grandi le nazioni, che le rialzano cadute e le rendono immortali…"
Memorie di Antonio Canova scritte da Antonio D'Este e pubblicate per cura di Alessandro D'Este, con note e documenti - Firenze 1864.

La prima grande antologica dedicata a Canova si snoda in un itinerario mozzafiato ambientato nelle sale del Museo Civico di Bassano del Grappa, per proseguire poi a Possagno, paese natio dell'artista, tra le opere della Gipsoteca; tra i ricordi più intimi conservati nella sua casa; nella sacralità del grande Tempio che egli volle e che conserva le sue spoglie.

Le città di Bassano del Grappa e di Possagno celebrano questo grande maestro, di cui conservano l'eredità, artistica e spirituale, in una mostra senza precedenti, che - dal 22 novembre 2003 al 12 aprile 2004 - consente di investigare tutte le diverse forme della sua arte.

Del grande Canova si è scritto molto, si è pubblicato tantissimo, si sono mostrate di volta in volta, nell'ambito di eventi tematici, specifiche opere ma mai nessun evento espositivo è riuscito a proporre un excursus così denso e completo nell'opera e nella vita del grande artista veneto.

Promossa dal Comune di Bassano del Grappa - Museo Civico, dal Comune di Possagno e Fondazione Canova, insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e alla Regione del Veneto, la mostra è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione avviata dal Comune di Bassano con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, che compare tra i promotori e che presta per l'occasione ben sette statue della più importante collezione al mondo di marmi canoviani.

Grazie alla sensibilità di importanti istituzioni italiane ed estere, che hanno accondisceso al prestito in occasione di questa esposizione, sono in mostra opere fondamentali mai esposte prima d'ora in Italia, come la solenne Pace da Kiev, la "sublime" Venere da Leeds, la famosa Polimnia da Vienna o la Ninfa dormiente, che tanto piacque ai contemporanei, da Londra.

La mostra, curata da Sergej Androssov, Mario Guderzo e Giuseppe Pavanello,è resa possibile grazie ai prestiti provemienti dai seguneti musei: il Victoria and Albert Museum di Londra e il Bogdan di Varvara, the City Art Gallery di Leeds e il Khanenko Museum di Kiev, il Musée du Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum e l'Hofburg di Vienna e ancora il Museo Fesch di Aiaccio, il Musée de Beaux Arts di Marsiglia per arrivare, tra gli altri, alla Pinacoteca di Brera, alla Galleria degli Uffizi di Firenze, al Museo Correr di Venezia, alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, al Museo di Sant'Agostino, a Genova.

Ed è grazie alla ricchezza ed alla varietà delle opere conservate presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, grazie ai tantissimi gessi di straordinario fascino ed interesse custoditi nella Gispoteca di Possagno, ai dipinti che Canova realizzò e che sono appesi alle pareti della casa in cui nacque che è possibile mettere a fuoco la poliedrica produzione artistica e la personalità del sommo artista.

La mostra aspira infatti a porre in luce tutti gli aspetti della sua arte e le diverse fasi del suo lavoro - lo studio, l'ispirazione, lo scavo psicologico, il dilemma, la ricerca della bellezza eterna ed universale, l'uomo, la sua storia personale, i segreti della sua officina - e attraverso i carteggi ed una importante selezione di ritratti suoi, dei committenti e dei teorici del neoclassicismo (realizzati da grandi pittori del tempo) fa rivivere il clima dell'epoca e i protagonisti di quegli anni.

Perché Canova non fu solo uno straordinario scultore ma un artista completo che si servì anche delle tecniche figurative per esprimere la propria creatività e la propria ricerca formale; e fu uomo del suo tempo impegnato nella difesa e nella conservazione del nostro patrimonio storico ed artistico, coinvolto nei dibattiti culturali e politici, invitato nei salotti e nei palazzi più importanti ed insignito di cariche prestigiose quanto autorevoli.

"Matita e scarpello…sono gli strumenti che guidano all'immortalità" affermava Canova, nella consapevolezza del valore dei disegni - schizzi, studi, composizioni varie - ai quali si dedicò con indefessa applicazione tutta la vita, traducendo su carta il suo pensiero: "come un'idea in sé, realizzata con semplicissimi mezzi quali il ritmo delle linee, il senso dello spazio, la luce e l'ombra". Ecco il fascino di questi fogli ed ecco l'importanza, in mostra, di una sezione con circa un centinaio di disegni, esposti in due successivi momenti, per ragioni conservative.

La capacità pittorica del grande maestro di Possagno, emerge con forza nei raffinati monocromi. Realizzati a tecnica mista (tempera bruna, biacca, carboncino e matita) su tela grezza - attraverso pennellate dense di poche tonalità, quasi bianche e bruno chiaro - i monocromi erano probabilmente destinati ad un successivo utilizzo quale primo abbozzo per un bassorilievo, ma il loro effetto di chiaroscuro, la grazia, la leggerezza e la rapidità del tratto che li caratterizzano li pongono tra le realizzazioni più originali dell'artista sempre teso alla sperimentazione formale e materica.

Canova dipinge per proprio piacere, a volte per gioco, ma molti contemporanei non mancano di rilevare il valore della produzione di olii e di tempere. Attraverso la pittura, egli sperimenta nuove tematiche - a volte con notevole anticipo sulle corrispondenti realizzazioni plastiche, definisce il canone della bellezza muliebre.

I bozzetti in terracotta - da quello della Maddalena Penitente, che il Museo di Bassano possiede, a quello delle Grazie, riapparso sul mercato ed eccezionalmente presente nelle sale del Museo Civico, fino ai bozzetti conservati nella Gipsoteca di Possagno - sono un altro momento, tutto da esplorare e da scoprire, del "fare" di Canova e del suo iter procedurale; così come i modellini, autentici gioielli, e la loro traduzione nel primo Modello in gesso, quasi sempre della stessa dimensione del Marmo. E, tra originali e calchi delle opere dell'artista, la mostra nel suo complesso dà modo di ammirare quasi duecento gessi.

I trenta marmi in mostra, capolavori notissimi e ammirati da sempre, frutto di anni di lavoro e di genio creativo del grande Canova, offrono l'emozionante opportunità di ammirare, in un allestimento curato da Fabrica, alcune tra le più belle e seducenti sculture del grande maestro.

L'Ermitage presta, tra gli altri, l'Amorino alato, la Maddalena penitente, la Danzatrice con le mani suoi fianchi, il busto monumentale del Genio funerario, prima opera del Canova entrata in Russia.

L'affascinante Tersicore, connubio tra danza e musica, ammirata per i suoi panneggi dalla trasparenza naturale e soave, giunge da Mamiano di Traversetolo; da Forlì la leggiadra Ebe, completata da Canova nel 1796; da Genova la struggente Maddalena Penitente.

Per il pubblico italiano è emozionante vedere, per la prima volta, la Musa Polimnia: la sua storia è affascinante perché legata alle vicessitudini politiche di quegli anni. La statua, commissionata nel 1812 raffigurava, seduta, Elisa Bonaparte Baciocchi granduchessa di Toscana, nelle vesti appunto di una musa.

Canova tuttavia la terminò solo nel 1815, fuori tempo massimo, dati i destini di casa Bonaparte: alla scultura venne allora eliminato ogni riferimento realistico, furono idealizzati i tratti del volto e l'opera poté essere compresa nell'omaggio delle province venete alla nuova imperatrice d'Austria, alla quale l'origine della statua - ovviamente - fu celata.

Le vicende politiche internazionali condizionarono anche l'esecuzione dell'imponente statua della Pace, proveniente da Kiev, mentre la bellissima Venere da Leeds, anche in questo caso una assoluta novità per l'Italia, è la più tarda, la più originale ed "erotica" delle versioni di questo affascinante soggetto scolpito da Canova. Iniziata nel 1817 fu terminata nel 1820. Scrive il D'Este: "Canova… diessi a modellare altra Venere, togliendole il panno onde si ricuopria il seno. E quella poi scolpì con tal amore ed ispirazione, che più volte disse di quell'opera essere più satisfatto… e tale ancora fu il giudizio degli artisti".

Enrico Guglielmo Vincent ci aiuta infine a ricordare, con i suoi versi, un altro capolavoro in mostra, tra i tanti da segnalare, la Ninfa dormiente del Victoria and Albert Museum: "Passai nel luogo incantato, dove ardono di vita i marmi, inspirati dal fuoco e dalla grazia del genio animatore del Canova; e là dove la ninfa dorme in pietra m'accostai; e miei passi divennero più lievi, temendo di fare alzare quella testa graziosa, cha appoggiata sul morbido braccio, acquista dal riposo una placida vaghezza…"

Canova e la pittura

Le Tre Grazie (olio)

Olio su tela, 1799
Collocazione attuale: Salotto di Casa del Canova, cm 102x75

La tradizione vuole che Canova abbia eseguito questo soggetto prendendo a modelle tre “putte” povere di Possagno che poi compensò con tre premi in denaro: da lì cominciò l’annuale elargizione di tre “grazie dotali” a tre ragazze povere che si fossero maritate entro l’anno (non vengono più distribuiti i tre premi da alcuni decenni, da quando lo Stato provvede all’assistenza degli indigenti). Le tre Grazie, erano dèe della bellezza del fascino e della felicità; figlie di Giove e di Afrodite, ciascuna aveva una caratteristica che la distingueva: lo splendore per Aglaia, la serenità per Eufròsine e la prosperità per Talia. Nell’agosto del 1997, questo dipinto fu rubato e, grazie all’intervento dei Carabinieri, fu recuperato e riportato nella sua sede originale: paradossalmente, quel furto rese quest’opera celebre in tutto il mondo tanto che oggi è richiesta da molti musei per mostre tematiche e temporanee.

 

 

Le Grazie e Venere

 

Tempera, 1798?
Collocazione attuale: ingresso della Casa del Canova, cm 25x39

È uno dei quadretti più belli e significativi, realizzato a Possagno, dove Canova - mancava del marmo - si dedicava alla pittura. Le Grazie sono le compagne delle Muse e di Apollo, e Venere è la dea della bellezza e dell’amore; Marte, seduto serenamente a destra, viene distratto dall’arte della guerra con la danza delle tre dèe e dalla musica di Venere; alcuni putti vivacizzano la scena con fiaccole e corone di fiori. Le figure femminili, vivaci e amorevoli, in molte di queste tempere sono particolarmente eteree e leggiadre, rivestite di veli finissimi e trasparenti.

 

Le giocatrici di Astràgali

Tempera, 1799?
Collocazione attuale: ingresso della Casa del Canova, cm 28x38

Il piccolo dipinto presenta due ninfe mentre giocano con gli astragali (l’astràgalo è un dado ricavato dall’omonimo osso della capra, usato dagli antichi per vari giochi) e due amorini che fanno loro da contorno. Il quadro offre una scenetta serena e simpatica.

La Citareda

Olio su tela, 1789 ca
Collocazione attuale: salotto di Casa del Canova, cm 100x75


L’opera, uno dei dipinti più belli e noti dell’Artista, rappresenta una donna, dalle fattezze classicheggianti, mentre suona lo strumento musicale. Si osservino le mani eleganti e raffinate, le dita carnose e rosee.

Il disegni

 

Il patrimonio di disegni del Canova costituisce una testimonianza unica e preziosissima della sua arte: di nessun grande scultore possediamo una documentazione così rilevante della sua attività grafica.
Il Canova attribuiva importanza fondamentale alla pratica del disegno,paragonando la matita allo scalpello,circostanza che non sfuggiva neppure ai suoi contemporanei,i quali ne apprezzavano sia le accademie di nudo e di pianeggio,sia gli appunti tracciati di getto sui taccuini,definiti dal grande maestro i suoi "pensieri".
I disegni del Canova possono essere catalogati in due grandi categorie.Nella prima si collocano gli studi dell'antico e le accademie di nudo e panneggiate,virili e femminili che costituiscono la produzione di fine Settecento che ebbero duplice scopo nello sviluppo della sua arte: da un lato l'assimilazione della metrica della statuaria classica, sia il" vero" ,nel cui esercizio alterna i generi "forte " e "gentile" che sono i temi ricorrenti della sua opera.
Una seconda categoria di disegni è costituita dai "pensieri" che sono per lo più disegni d'invenzione di forte carica espressiva, che il Canova traccia nei suoi taccuini e che hanno l'immediatezza del bozzetto in creta e in cui l'artista dava sfogo ai propri stati d'animo e alle proprie irrequietezze.
Per questo mentre i disegni d'accademia ,minuziosamente datati in giorno, mese e anno, possono essere ritenuti la quotidiana palestra del Canova , i taccuini sono una sorta di diario personale dove traspaiono i tratti psicologici,i sentimenti e i pensieri che attraversavano la mente del grande artista.
Alla realizzazione dei disegni d'Accademia il Canova vi si dedicò fin dalla giovinezza con grande rigore quando frequentava le Aule di Venezia e di Roma o gli studi degli artisti.
La grande importanza dei disegni canoviani è sottolineata dalla critica contemporanea che tende a sganciarli dal presunto rapporto di subordine con i bozzetti e con i marmi, e li considera rivelatori del vero Canova.,il luogo in cui l'artista è "totalmente presente" e si rivela "genuino e completo".
Sin dalla Giovinezza il Canova si dedicò alla riproduzione dell'antico con indefesso fervore sia nel suo soggiorno a Venezia sia a Roma .
La sua produzione di disegni ,realizzati a matita e carboncino con ritocchi in biacca, doveva essere assai copiosa e ben più rilevante di quella giunta fino a noi: in essa vi erano riprodotti le copie delle statue conservate al Campidoglio ,nel Museo Pio Clementino e nelle residenze dell'aristocrazia romana,copie di affreschi di Michelangelo della Cappella Sistina che testimoniano la molteplicità d'interessi del giovane Canova che si concentra sullo studio dello stile " gentile " e "forte".
L'accuratezza con cui il Canova studiava le opere antiche è testimoniata dalla sua registrazione delle misure prese sull'originale e riprodotte nel disegno:in un primo tempo la sua attenzione fu attratta dalle sculture più famose, ma in seguito si diresse a campi meno esplorati della produzione antica, come la manifattura etrusca di stile arcaizzante e di modesta fattura, che pur di rude immediatezza ,possedevano ,secondo l'artista un ritorno alle origini e un rinnovamento della propria energia creativa.
Le Accademie di nudo virile sono realizzate in tecniche secondo i periodi di realizzazione: quelli dei primi anni di apprendistato sono realizzati con la tradizionale matita o carboncino, contrassegnati con la dicitura "ACCADEMIE/ OMBREGGIATE,e quelli realizzate a penna, in cui la matita è utilizzata solo per i primi tratti dell' immagine:la scelta non fu cascuale ma motivata dall'esigenza del Canova di marcare con precisione i tratti dell'impalcatura ossea e della struttura muscolare per impadronirsi della totalità dell'impianto anatomico virile.I singoli tratti sono talmente precisi da mettere in luce anche l'impalcatura ossea, quasi in una visione radiografica ,in particolare quelle degli arti.
Il chiaroscuro è utilizzato soltanto per sottolineare i tratti somatici del volto , delle barbe e delle chiome ,l'incavo acellare e il pube ,mentre non è presente nessuna ambientazione di fondo salvo il piano d'appoggio della creazione.
Molto spesso il Canova ritrae le figure in diversi punti di vista,per fissare con precisione tutti i tratti muscolari e di evincerne le parti più rilevanti in senso volumetrico, creando una sorta di repertorio straordinario dove attingere per le sue opere pittoriche e plastiche, punto di partenza per lo studio dei capolavori di genere "gentile" e "forte" come il Paride o i Pugilatori.
Del valore dei propri di segni di nudo virile il Canova ne era particolarmente geloso ,conscio del loro valore e della qualità estetica e qualora decidesse di farne dono di prestigio ,spesso sostituiva gli originali con copie.
Le Accademie di nudo femminile,assai minori per numero rispetto ai nudi virili.
La caratteristica principale di realizzazione di questa produzione è l'uso delle sfumature con matita con cui il Canova consegue quell'effetto di morbidezza con cui esalta la grazia seducente del corpo femminile.La matita è usata per delicate ombreggiature, a differenza delle linee marcate del nudo virile ,caratterizzato da un tracciato nitido e deciso.
La cronologia di questa produzione è probabilmente collocabile nei primi dell'Ottocento ,poiché nel Settecento lo studio del nudo femminile era proibito nelle scuole pubbliche ed era organizzato con difficoltà negli studi privati, soprattutto nella Roma papalina :preoccupazione che venne meno con l'avvento dei francesi.
Canova riprese ad interessarsi del nudo femminile nel suo soggiorno a Possagno del 1798-1799 nel quale dipinse la Sorpresa e Venere con Amore, che costituiscono il consolidarsi di alcuni esperimenti pittorici precedenti in vista della creazione di capolavori quali la Venere Italica e Paolina Borghese come Venere vincitrice modellate in gesso nel 1804.,le opere in cui viene incarnato l'ideale del nudo femminile canoviano .La maggior parte delle Accademie di nudo femminile del Canova , lo studio studio minuzioso del particolare anatomico a coglierne tutte le sfumature, sembrano perseguire il progetto dell'artista di confrontarsi con le più celebri statue di nudo dell'arte classica.I tratti chiaroscurali sono testimonianza di quelli che saranno i morbidi tratti che la mano dell'artista imprimerà nel marmo della Venere Italica e nella Paolina Bonaparte.
Un altro grppo di soggetti dei disegni canoviani è quello delle figure panneggiate virili e femminili:in essi l'artista ,dopo aver creato un repertorio di nudo virile e femminile, si cimenta con col problema delle figure panneggiate, centrale nella poetica neoclassica.
Con il termine panneggio si fa riferimento a tutto ciò che l'arte insegna sui rivestimenti che coprono le nudità delle figure e delle pieghe di essi.(definizione data dal celebre archeologo Winckelmann nei "Pensieri sull'Imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura" del 1755 ).
Proprio Canova venne indicato come restauratore del buon gusto nell'uso del panneggi classico dopo gli eccessi dell'età barocca.
Come testimoniano alcuni tratti biografici,l'artista attribuiva grande importanza alle pieghe dei drappeggi:egli faceva riprodurre dei frammenti di pieghe di statue di deità o eroiche ed in seguito prendeva drappi di stoffa e ne vestiva i modelli riproducendone le fattezze, a coglierne le masse l'effetto dell'antico per giovarsene in seguito nelle sue opere.
Il risultato risulta stupefacente per qualità e originalità:la figura non si impone soltanto per il tratto formale dell'immagine o per l'attenta modulazione dei tratti chiaroscurali, che costituscono e modellano ogni piega con proprorzioni perfette rispetto alla figura sottostante ,ma soprattutto per il profilo emozionale che il Canova infonde ad ogni soggetto, come fosse personaggio isolato di un dramma o di un'azione scenica.
Di grande importanza sono anche le figure panneggiate femminili in cui si alternano figure dolenti ,in pose serene e rilassate, in manifestazioni di gioa, sedute,o distese.
Le figure dolenti rappresentano uno dei nuclei fondamentali su cui si forma la visione emozionale dell'artista che ricorre in tutta la sua produzione sino al rilievo per l'incompiuto monumento funerario di Francesco Berio. Alcuni disegni rimandano alla sequenza processionale di figure panneggiate presenti nel bassorilievo raffigurante "Le Troiane offrono il peplo a Pallade" e alla coppia femminile in "Socrate che congeda la famiglia",e nel modellino dell'irrealizzato monumento a Tiziano.Alcuni di questi temi verranno ripresi nell'imponente opera del Monumento funerario a Maria Cristina d'Austria nello studio di personaggi femminili che si avviano in mesta processione .
Vi sono disegni il cui panneggio ricopre quasi completamente la figura,hanno riscontro in due bozzetti raffiguranti la Pietà, in posizione seduta ed eretta ,testimonianze della dolcezza del panneggio canoviano e premesse al monumento funerario di Clemente XIV del 1783 e la Mansuetudine premessa al Monumento funebre a Clemente XIII del 1784.
Nella produzione delle dolenti è possibile rilevare anche la matrice della produzioni di steli funerarie canoviane a partire dal 1804 che parte dal modello di Stele di Giovanni Volpato.
Alcune figure di pose aggraziate ispirarono le tempere di Possagno , i Giochi di Ninfe e Amorini e la serie di Muse, filosofi e Poeti e le prime formulazioni delle figure di Danzatrici ,più tardi concretate nel marmo.
L'esercizio nel disegno del Canova servì allo sviluppo di uno stile qualitativamente importante nell'arte del panneggiamento conforme all'antico e al vero, attraverso il quale seppe infondere un forte lato emotivo alla figura,senza trascurarne il tratto formale, realizzando una sequenza di stati d'animo e di sfumature sentimentali ,dalla gioia allo stupore ,al pathos tragico attraverso le pieghe chiaroscurali che ha pochi eguali nell'arte moderna.
I disegni di Canova costituiscono uno straordinario deposito di appunti grafici che non ha riscontro nella produzione di alcun altro scultore del passato,testimonianza dei i suoi studi, dei suoi interessi, delle sue curiosità, ma anche anche del momento in cui si formavano le sue idee ,talvolta coperte dall'incertezza,ma il seme di quella immensa carica creativa che si manifesta soprattutto nei tratti più semplici e meno elaborati.
Quelli che possono apparire leggeri e poco definiti testimoniano invece l'attimo in cui si formava l'idea creativa del Canova l'istante in cui il pensiero veniva trasfigurato sulla carta con pochi e semplici tratti,in seguito più volte modificati.nella sua incessante attività di ricerca ed elaborazione che solo in minima parte troverà realizzazione nel marmo o nei dipinti.
La sua attività di disegnatore fu attività cui il grande maestro si dedicò in maniera incessante,ovunque si trovasse,nella consapevolezza com'egli soleva affermare che "matita e scalpello sono strumenti che guidano all'immortalità".


DIPINTI A OLIO
Canova, pur occupato nella sua attività di scultore,non mancò di dedicarsi a più riprese alla pittura , con risultati di indubbia originalità.
Varie sono le realizzazioni che testimoniano l'abilità pittorica dell'artista,fra tutte la Pala con "Il Compianto di Cristo" del Tempio di Possagno, ultima opera del Canova pittore ,che terminò la sua produzione nel 1799 dopo averla iniziata 15 anni adddietro....




I MONOCROMI
Un'aspetto dell'attività artistica del Canova ,di straordinaria importanza tecnica e stilistica, è rappresentato dalla produzione di monocromi,riconosciuti dalla critica contemporanea come una delle manifestazioni più originali della produzione neoclassica italiana.
I monocromi,di notevoli dimensioni,sono realizzati con l'impiego di una tecnica mista,con l'impiego di olio,tempera ,carboncino e matita,su tela grezza o preparata a stucco leggero tinteggiato di grigio....




TEMPERE
Canova menziona nel catalogo delle proprie opere,pubblicato nel 1817 "vari pensieri di danze e scherzi di Ninfe con amori,di Muse, e Filosofi ecc disegnati per solo studio e diletto dell'artista", sottolineando la loro natura di disegni per esercizio grafico.
Tali opere si identificano con le tempere su carta a fondo nero....


Canova, la scultura e le opere

PRINCIPALI OPERE
Le opere di Canova si collocano in una sfera ideale fondata sul magico equilibrio fra la bellezza e la grazia.Passando al modello di gesso a grandezza naturale le forme si semplificano e la composizione appare via via più equilibrata. Ma solo nella realizzazione finale la statua acquista la delicata lucentezza delle perle: la superficie del marmo viene lucidata con pomici sempre più fini e trattata con cere appena colorate che ne attenuano il biancore.

  ASOLO TESEO SUL MINOTAURO
Il gruppo scultoreo è una rappresentazione del mito di Teseo e si pone come una delle opere più esemplari del concetto di arte neoclassica. L'eroe ateniese, aiutato da Arianna, penetrò nel labirinto di Creta, ove era rinchiuso il Minotauro, mostro metà uomo e metà toro, e riuscì ad ucciderlo. L'episodio si prestava a molteplici possibilità: ...

LE TRE GRAZIE
Il gruppo delle tre Grazie era uno dei temi più in voga nel periodo neoclassico, ed ovviamente non poteva mancare nel repertorio di Antonio Canova. Le tre figure di Aglaia, Eufrosine e Talia erano le protettrici degli artisti, in quanto da loro proveniva tutto ciò che vi è di bello nel mondo umano e naturale. Canova ....

MONUMENTO FUNERARIO A CLEMENTE XIII
Il tema della sepoltura, abbiamo visto, è stato uno dei più praticati da Antonio Canova, che nei suoi monumenti funebri tende alla consacrazione della memoria del defunto, secondo le esigenze tipiche della cultura illuministica e neoclassica. Il veneziano Carlo Rezzonico è stato papa con il nome di Clemente XIII dal 1758 al 1769. Di personalità molto amabile e caritatevole interpretò su queste basi la funzione del suo apostolato mostrandosi quale "buon pastore"...
 
PAOLINA BORGHESE COME VENERE VINCITRICE

Il ritratto marmoreo di Paolina che posa semi sdraiata su di un lettuccio, viene considerato un apice dello stile neoclassico. Il pomo che Paolina Borghese regge con gesto artificioso evoca la "Venere Vincitrice" del giudizio di Paride che avrebbe potuto scegliere tra Giunone, Minerva e Venere. Il busto è nudo e sollevato, sostenuto dal braccio destro appoggiato sui cuscini, nella posa dei convitati romani...
 
AMORE E PSICHE GIACENTI
Il gruppo, oggi conservato al Louvre, appartiene alle allegorie mitologiche della produzione canoviana. Esso rappresenta Amore e Psiche nell'atto di baciarsi. Eseguita in marmo bianco, la scultura ha superfici levigate ed un modellato molto tornito. La composizione ha una straordinaria articolazione...
 
MONUMENTO FUNEBRE A MARIA CRISTINA D'AUSTRIA

Il monumento funerario a Maria Cristina d'Austria rappresenta una grossa novità nella tipologia dei monumenti funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il sarcofago o l'urna in cui materialmente venivano conservare le spoglie del defunto. Al di sopra dell'urna veniva collocata l'effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano poste immagini allegoriche sul significato della morte. ..
 
 
ERCOLE E LICA

Il gruppo monumentale raffigura un episodio mitico legato a Ercole. L'eroe delle dodice fatiche era sposato a Deianira ed insieme a lei si recò dall'amico Ceice in Trachine ai piedi del monte Oeta. Dovendo lungo il tragitto traversare il fiume Eveno, incontrarono il centauro Nesso

I Luoghi del Canova

 

 
LA GIPSOTECA CANOVIANA E LA CASA DEL CANOVA
Il processo creativo impiegato dal Canova per la realizzazione di una scultura era straordinario e si componeva di quattro fasi.
Il disegno era la prima fase in cui il maestro trasferiva i propri "pensieri " sulla carta:ad essi attribuiva un importanza fondamentale equiparando la matita allo scalpello.
Attraverso la pratica del disegno , che si sviluppava nelle diverse tematiche della sua arte,dalle accademie di nudo virile e femminile,alle accademie di panneggio allo studio dell'antico,agli altri studi tematici,il Canova pone le basi della sua arte scultorea...


 
IL TEMPIO DI POSSAGNO
Nel luglio del 1819, Canova era a Possagno per porre la prima pietra del Tempio che volle progettare e donare alla sua comunità come chiesa parrocchiale: il maestoso edificio sarà completato solo dieci anni dopo la sua morte, avvenuta il 13 ottobre 1822, a Venezia, in casa dell’amico Francesconi. Il suo corpo, per volere del fratellastro, fu traslato prima nella vecchia parrocchiale e, dal 1832, nel Tempio.....

La Gipsoteca

 

l Museo Canoviano di Possagno presenta una articolata serie di edifici espositivi, di epoche diverse, e numerose collezioni delle opere di Antonio Canova. Ecco una guida schematica del Museo di Possagno:

Ala"Ottocentesca" (detta anche la "Basilica" o la "Galleria")
Fin dal 1832 Monsignor Sartori incaricò l'architetto veneziano Francesco Lazzari perché progettasse la costruzione della "raccolta dei gessi" (gipsoteca). Era il tempo in cui a Possagno veniva chiuso il poderoso cantiere del Tempio, era abbattuta la vecchia chiesa e veniva trasformato l'assetto viario e urbanistico del piccolo paese. Ora si aggiungeva la nuova fabbrica della Gipsoteca che fu completata nel 1836: Lazzari aveva edificato una grande basilica, un vero e proprio inno all'arte canoviana. L'edificio si presenta con una alta e solenne volta a botte, divisa in tre settori; l'illuminazione arriva solo dai tre lucernari alla sommità del soffitto; un'ampia abside raccoglie a sud il grandioso modello dell'Ercole e Lica.

Ala Scarpa
Nel 1957, le opere canoviane di Possagno trovarono una più adeguata sistemazione grazie ad un nuovo edificio, costruito dal grande architetto veneziano Carlo Scarpa: la nuova ala, ricca della luce solare che piove dall'alto, è apprezzata ogni anno da migliaia di visitatori che vogliono studiare i materiali, i modelli progettuali e la disposizione delle opere che Carlo Scarpa ha sapientemente collocato nell'alta sala a torre e nel corpo allungato che si restringe fino alla piscina delle Grazie.

Scuderie
Il cortiletto del pozzo è chiuso, verso sera, dalla Scuderia della Casa; il piccolo stabile ospitò per tutto il Settecento le pecore che fornivano la lana al nonno di Canova, Pasino; nei primi decenni dell'Ottocento, il fabbricato è diventato idoneo per i due animali da traino che servivano ai Canova: un cavallo era adibito ai lavori dei campi prossimi a casa, l'altro conduceva la carrozza che portava Antonio Canova da Venezia o da Roma al suo paese natale. La carrozza, munita di vetri e fanali per il viaggio anche notturno, veniva posteggiata nel porticato attiguo alla Scuderia.
Carlo Scarpa, nel 1957, volle collegare la sua ala nuova del Museo alla Scuderia, allestendovi l'esposizione di numerose opere canoviane, tra cui spicca un grande cavallo in gesso dipinto di nero.

Casa del Canova
La Casa di Antonio Canova si snoda lungo il crinale che si stende verso la Pastega, nel territorio sudorientale di Possagno, costruita secondo un asse Est/Ovest, per consentire di avere la facciata al sole e rivolta al Giardino, al Brolo e ai vasti campi che oggi costituiscono il Parco Canoviano.
La costruzione della Casa del Canova risale con molta probabilità al Seicento e presenta una tipica struttura veneta, con il corpo centrale su più piani, dove si svolgeva la vita domestica e notturna, gli annessi alla Casa (cantina, sbrattacucina, cucina), il portone d'ingresso alla proprietà e ai fondi rustici (con un vistoso arco in pietra sotto cui passavano i carri carichi di foraggio), i lunghi porticati per il deposito dei materiali da lavoro (pietre degli scalpellini, lana per i lanaioli, frutti per i contadini), la stalla per gli animali da traino, il serraglio per il carro, i pozzi (se ne contano tre, oggi, nella proprietà canoviana)…
Dopo il terremoto del 1695, la Casa fu ristrutturata e ampliata con nuovi locali e aggiunta di camere per far posto alla famiglia che diventava sempre più numerosa. L'abitazione canoviana che il visitatore vede oggi a Possagno è quella che Antonio Canova ristrutturò tra la fine del Settecento (costruzione della "Torretta") e l'inizio dell'Ottocento (quando volle ricavare la cosiddetta "Sala degli Specchi").
I materiali usati nella costruzione della Casa sono ricavati dal territorio possagnese: terracotta, pietra, legno. I mobili, quei pochi che sono rimasti, sono originali del primo Ottocento, quelli che anche Canova utilizzava nelle sue frequenti visite a Possagno da Roma.
Oggi, nella Casa del Canova si ammirano alcune pregevoli collezioni: i dipinti canoviani (15 oli su tela e 35 tempere di eccezionale leggerezza e soavità), le incisioni (commissionate da Canova ad alcuni artisti bassanesi e romani per creare il catalogo delle opere in marmo e diffonderlo ai maggiori committenti di statue), i disegni, alcuni marmi, gli strumenti da lavoro, alcuni vestiti dell'Artista. Il turista può, inoltre, ammirare, alcuni settori della Casa recentemente aperti al pubblico dopo il restauro avvenuto con il cofinanziamento europeo: la camera dove è nato Antonio Canova e dove si trova il noto dipinto di Thomas Lawrence, il seminterrato della Casa (con la Cantina e i locali di disbrigo) e, soprattutto, lo Studio della pittura, nella "Torretta".
Infine, nei locali della Cucina, dove ogni cosa è rimasta com'era dai tempi del Canova, l'Ente che gestisce il Museo ha recentemente installato dei laboratori didattici multimediali e di manipolazione dell'argilla, a servizio soprattutto dei giovani studenti che visitano la Gipsoteca.


Ala Nuova
Nel 1992, su progetto dell'architetto Gemin, allievo di Carlo Scarpa, è stata realizzata la Nuova Ala del Museo Canoviano, aumentando così gli spazi espositivi e l'offerta di servizi culturali.
I locali dell'Ala Nuova si articolano in tre piani, ad oriente dell'edificio scarpiano di cui conserva l'ispirazione in molti elementi architettonici: le finestre al soffitto, le pareti a vetro, la visione dell'ambiente naturale esterno, ecc. Obiettivo di questo edificio è quello di creare un graduale passaggio dalle collezioni canoviane al vasto Parco antistante che consente al visitatore di continuare il cammino tra una variegata vegetazione e in lunghi percorsi espositivi all'aperto.
In questa Ala Nuova, l'Ente che gestisce il Museo organizza convegni e conferenze, presenta libri e pubblicazioni, espone mostre d'arte di autori italiani e stranieri.
Nell'Ala Nuova del Museo Canoviano ha sede l'Associazione "Amici del Canova", un gruppo di giovani studiosi che prestano attività di volontariato al Museo e che propongono servizi di accompagnamento ai visitatori della Gipsoteca.
6. Lo Scoperto (il porticato e il giardino)
La Casa di Canova è collegata alla Gipsoteca da un ampio Porticato retto da colonne bianchissime a sezione ottagonale: verso sera, si accede al Cortiletto del pozzo, un piacevole spazio scoperto, interno agli edifici, pavimentato di ciottoli del Piave (cogolà), e alla Scuderia affiancata ad una rigogliosa pianta di Glicine; a mattino, invece, proprio di fronte alla facciata della Casa, si apre il Giardino di Casa Canova che consente una passeggiata serena tra il verde e i fiori. Tra il Giardino e la Casa, un marciapiede in pietra Biancone del Grappa accoglie il visitatore.
6a Il brolo
L'ampio spazio verde di Casa Canova è caratteristico per la sua struttura veneta: vicino alla porta della Casa, vi sono le aiuole di fiori (un bellissimo roseto distribuito in file di aiuole circolari) e, più a sud, dagli antichi "piedoni" in pietra fino alla Cancellata, si apre il Brolo, cioè il frutteto, con alberi diversi e rari: dalla Peonia arbusta al Bosso delle Baleari, dalla Buganvillea alla Laestroemia, dalle Magnolie stellata e bovata alla Forsizia al Leccio al Calicanto nigro e bianco; nell'angolo a sud-est, un vigoroso pino italico, piantato da Canova stesso nel 1799, offre ancora oggi la sua ombra nei caldi pomeriggi d'estate. Tra gli alberi da frutto, crescono il Pero, il Melo, il Ciliegio, il Fico bianco e nero, il Pesco, il Susino, la Vite…
6b Il parco
Il Brolo è delimitato a mezzogiorno da una splendida Cancellata in ferro battuto, costruita dai sapienti artigiani locali e messa in opera nel tardo Settecento, si apre il cosiddetto Parco, un vasto terreno coltivato a foraggio, che forniva il pasto agli animali da stalla (cavalli e pecore) di Casa Canova, e delimitato da una cinta di piante ad alto fusto ed a chioma fitta. La tradizione vuole identificare quest'area con i quattro campi chiamati "persei", acquistati da Canova con il guadagno (3.000 zecchini!) della statua del Perseo, conclusa nel 1801.
Nel 1997, il Parco è stato restaurato con fondi europei e oggi viene adibito a mostre di scultura all'aperto, a feste, concorsi d'arte ed esibizioni musicali…


La GIPSOTECA CANOVIANA di Possagno è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì non festivo):
orario estivo/invernale: 9.00 - 12.00 / 15.00 - 18.00
(la biglietteria chiude un quarto d'ora prima della fine di ciascun turno)
Per informazioni: Telefono / fax : + 39. 0423.544.323. Posta elettronica : gipsoteca@libero.it

Il Tempio del Canova

 


Nel luglio del 1819, Canova era a Possagno per porre la prima pietra del Tempio che volle progettare e donare alla sua comunità come chiesa parrocchiale: il maestoso edificio sarà completato solo dieci anni dopo la sua morte, avvenuta il 13 ottobre 1822, a Venezia, in casa dell’amico Francesconi. Il suo corpo, per volere del fratellastro, fu traslato prima nella vecchia parrocchiale e, dal 1832, nel Tempio.

Il Tempio si erge alto sull'abitato di Possagno con la sua candida mole che si staglia netta su di uno sfondo ancora verde: il turista che arriva a Possagno, da qualunque direzione provenga, lo vede solenne, sopra di un colle, ai piedi dei monti. L'edificio, che l'artista ha voluto come chiesa parrocchiale del suo paese, è dedicato alla Trinità : fu progettato dal Canova stesso e disegnato da Pietro Bosio, con suggerimenti dell'architetto Antonio Selva. Canova "Aveva deciso di spendere tutto il suo per la costruzione del Tempio e chiedeva ai Possagnesi soltanto la somministrazione di calce, mavieri (sassi) e sabbione, La popolazione offrì di lavorare di sera e di festa" (M. Rossi).
Nella imponente costruzione neoclassica,si distinguono tre elementi ispiratori: il colonnato dorico (che si richiama al Partenone di Atene), il corpo centrale (simile al Pantheon romano) e l'abside in posizione elevata come nelle antiche basiliche cristiane.
Le tre parti possono considerarsi simboli di tre età della storia: la civiltà greca, la civiltà latina e la solennità cristiana.All'interno sono state collocate le metope destinate a decorare idl fregio del pronao:ne furono realizzate soltanto sette che rappresentano scene tratte dal Vecchio Testamento e dal Nuovo Testamento. Sulfl'altare maggiore trova luogo una grande pala d'altare dipinta dallo stesso Canova che raffigura il "Compianto sul Cristo morto:la tela venne realizzata nel 1799 e fu destinata all'antica chiesa parrocchiale di Possagno;solo in seguito venne trasferita nel Tempio per volontà del fratello del maestro,Giambattista Sartori Canova.

 

 

Le opere di Canova

 


IL METODO DI LAVORO
Il processo creativo impiegato dal Canova per la realizzazione di una scultura era straordinario e si componeva di quattro fasi.
Il disegno era la prima fase in cui il maestro trasferiva i propri "pensieri " sulla carta:ad essi attribuiva un importanza fondamentale equiparando la matita allo scalpello.
Attraverso la pratica del disegno , che si sviluppava nelle diverse tematiche della sua arte,dalle accademie di nudo virile e femminile,alle accademie di panneggio allo studio dell'antico,agli altri studi tematici,il Canova pone le basi della sua arte scultorea...



LE STATUE

Le opere di Canova si collocano in una sfera ideale fondata sul magico equilibrio fra la bellezza e la grazia.Passando al modello di gesso a grandezza naturale le forme si semplificano e la composizione appare via via più equilibrata. Ma solo nella realizzazione finale la statua acquista la delicata lucentezza delle perle: la superficie del marmo viene lucidata con pomici sempre più fini e trattata con cere appena colorate che ne attenuano il biancore.



I DISEGNI
Il patrimonio di disegni del Canova costituisce una testimonianza unica e preziosissima della sua arte: di nessun grande scultore possediamo una documentazione così rilevante della sua attività grafica.
Il Canova attribuiva importanza fondamentale alla pratica del disegno,paragonando la matita allo scalpello,circostanza che non sfuggiva neppure ai suoi contemporanei,i quali ne apprezzavano sia le accademie di nudo e di pianeggio,sia gli appunti tracciati di getto sui taccuini,definiti dal grande maestro i suoi "pensieri"....


 
BOZZETTI


I bozzetti di Canova sono straordinari per audacia, immediatezza e vitalita' quasi palpitante, in singolare contrasto con le sue figure in marmo meticolosamente calcolate e impeccabilmente scolpite''. ...
 
DIPINTI
Il ruolo svolto dall'Italia nella nascita del Neoclassicismo fu determinante. In Italia vennero effettuate le maggiori scoperte archeologiche del secolo: Ercolano, Pompei, Paestum, Tivoli, che si aggiunsero alle già imponenti collezioni di arte romana che, dal Cinquecento in poi, si erano costituite un po' ovunque....

 

 

LE STATUE DEL CANOVA

Il metodo di lavoro

 

 

Il processo creativo impiegato dal Canova per la realizzazione di una scultura era straordinario e si componeva di quattro fasi.
Il disegno era la prima fase in cui il maestro trasferiva i propri "pensieri " sulla carta:ad essi attribuiva un importanza fondamentale equiparando la matita allo scalpello.
Attraverso la pratica del disegno , che si sviluppava nelle diverse tematiche della sua arte,dalle accademie di nudo virile e femminile,alle accademie di panneggio allo studio dell'antico,agli altri studi tematici,il Canova pone le basi della sua arte scultorea.
Talvolta si trattava di sudi veri e propri rigorosamente catalogati per giorno , mese e anno , quelli ch'egli considerava la sua quotidiana palestra: essi erano caratterizzati da tratti precisi che segnavano i gruppi muscolari come quelli che caratterizzano le accademie di nudo maschile
altre volte si trattava si trattava di appunti grafici presi su taccuino,per lo più disegni d'invenzione dove si mischiavano gli stati d'animo , agli interessi,agli studi dove si possono identificare le idee nel momento in cui si formano.Immagini che possono sembrare prive di consistenza sono determinate nella propria essenza,cariche di una potenzialità creativa tanto più risultano indefinite.,in seguto ritoccate in un incessante lavoro di rielaborazione che in seguito trovarono il loro riscontro nei marmi.
Il bozzetto in terra, cotta o cruda o in cera, era realizzato per poter vedere immediatamente come poteva realizzarsi l'opera appena ideata nel disegno.
Nella terracotta rimane spesso l'impronta della mano dell'artista che impaziente plasmava la materia docile e le donava una forma affascinante e "calda"dando una forma all'opera.
Famosi i bozzetto della "Maddalena Penitente" e della "Mansuetudine".
Dal bozzetto di creta veniva fissata la prima intuizione si passava ad un modellino che che gli permetteva uno studio più approfondito,un ulteriore messa a fuoco dell'invenzione;si procedeva quindi a realizzare il modello a grandezza naturale, in creta, avvalendosi di uno scheletro portante composto da un'asta di ferro alta quanto l'opera da eseguire, collegata ad un sistema di aste munite alle estremità di crocette di legno..Il sistema venne utilizzato fin dalla realizzazione del monumento a Clemente XIV:il sistema permetteva,(come ci dice Canova stesso) di reggere la creta anche per gruppi plastici di grandi dimensioni.In tal modo si forniva all'artista il vantaggio di una valutazione delle proporzioni fin dal momento dello studio.
Dalle lettere emerge l'avversione del Canova all'uso dello stucco o del gesso per la realizzazione dei modelli preferendo sin dalle prime realizzazioni, la creta.ciò gli permise,com'egli stesso ci riferisce,la realizzazione in grandezza naturale delle imponenti figure del monumento Garganelli (ClementeXIV).I contemporanei , nella realizzazione di opere voluminose,arrivavano al massimo a modelli in stucco di dimensioni appena superiori alla metà del reale.

Il passaggio dal modello in creta a quello in gesso si attuava col metodo della "forma persa":la creta rivestita da un leggero strato di gesso rossigno veniva ricoperta da uno strato di gesso bianco.Asportata la creta,si colava il gesso all'interno della matrice che veniva infine distrutta procedendo con la massima cautela al comparire dell strato di gesso rossigno.
A questo punto i lavoranti fissavano sui punti chiave della figura le repère( chiodi metallici) e iniziavano la sbozzatura del marmo.
In seguito il materiale sbozzato veniva trasferito nella studio del Maestro per ricevere ciò che egli stesso chiamava"l'ultima mano",la fase che dava il soffio di vita all'opera d'arte.Il Canova dava gli ultimi tocchi a lume di candela.
In ultimo un lustratore , in vari giorni di lavoro donava all'opera la diafana lucentezza del marmo.
Canova aveva l'abitudine di spalmare sull'intera superficie epidermica una speciale patina.
Il composto doveva essere formato da una mistura di pietra pomice,da una tintura giallognola o ,fuliggine o "pura cera e acqua elaborata dallo speziale" o "acqua di rota"(cioè acqua sporca dall'arrotamento di strumenti metallici),come ci riferisce lo stesso Maestro in una lettera .
Lo scopo era quello di anticipare gli effetti del tempo "il quale sovente dà alle opere quell'accordo e quell'armonia che l'arte può difficilmente imitare".Oggi della patina non resta traccia ma pare non rivestisse eccessiva importanza.
Decisiva è il tocco "dell'ultima mano":,dove l'artista apporta le decisive modifiche dispetto al gesso:per questo non si possono ascrivere al Canova i marmi rimasti incompiuti alla sua morte.
Il Canova nella sua opera di finitura si serviva di innumerevoli strumenti,alcuni dei quali simili a quelli adoperati nell'antichità greca e latina, altri di sua ideazione.L'ultima mano era tutt'altro che inutile manifestazione di virtuosismo fine a se stesso ,ma bensì tendeva a donare all'opera una vita propria fissata in un istante.

 

PRINCIPALI OPERE DI ANTONIO CANOVA

 

Le opere di Canova si collocano in una sfera ideale fondata sul magico equilibrio fra la bellezza e la grazia.Passando al modello di gesso a grandezza naturale le forme si semplificano e la composizione appare via via più equilibrata. Ma solo nella realizzazione finale la statua acquista la delicata lucentezza delle perle: la superficie del marmo viene lucidata con pomici sempre più fini e trattata con cere appena colorate che ne attenuano il biancore.

 

ASOLO TESEO SUL MINOTAURO

 

Il gruppo scultoreo è una rappresentazione del mito di Teseo e si pone come una delle opere più esemplari del concetto di arte neoclassica. L'eroe ateniese, aiutato da Arianna, penetrò nel labirinto di Creta, ove era rinchiuso il Minotauro, mostro metà uomo e metà toro, e riuscì ad ucciderlo. L'episodio si prestava a molteplici possibilità: ...

 

 

 

 

 

LE TRE GRAZIE

 

Il gruppo delle tre Grazie era uno dei temi più in voga nel periodo neoclassico, ed ovviamente non poteva mancare nel repertorio di Antonio Canova. Le tre figure di Aglaia, Eufrosine e Talia erano le protettrici degli artisti, in quanto da loro proveniva tutto ciò che vi è di bello nel mondo umano e naturale. Canova ....

 

 

 

 

MONUMENTO FUNERARIO A CLEMENTE XIII

 

 

Il tema della sepoltura, abbiamo visto, è stato uno dei più praticati da Antonio Canova, che nei suoi monumenti funebri tende alla consacrazione della memoria del defunto, secondo le esigenze tipiche della cultura illuministica e neoclassica. Il veneziano Carlo Rezzonico è stato papa con il nome di Clemente XIII dal 1758 al 1769. Di personalità molto amabile e caritatevole interpretò su queste basi la funzione del suo apostolato mostrandosi quale "buon pastore"...

 

 

PAOLINA BORGHESE COME VENERE VINCITRICE

 

Il ritratto marmoreo di Paolina che posa semi sdraiata su di un lettuccio, viene considerato un apice dello stile neoclassico. Il pomo che Paolina Borghese regge con gesto artificioso evoca la "Venere Vincitrice" del giudizio di Paride che avrebbe potuto scegliere tra Giunone, Minerva e Venere. Il busto è nudo e sollevato, sostenuto dal braccio destro appoggiato sui cuscini, nella posa dei convitati romani...

 

 

AMORE E PSICHE GIACENTI

 

Il gruppo, oggi conservato al Louvre, appartiene alle allegorie mitologiche della produzione canoviana. Esso rappresenta Amore e Psiche nell'atto di baciarsi. Eseguita in marmo bianco, la scultura ha superfici levigate ed un modellato molto tornito. La composizione ha una straordinaria articolazione...

 

 

 

 

MONUMENTO FUNEBRE A MARIA CRISTINA D'AUSTRIA

 

Il monumento funerario a Maria Cristina d'Austria rappresenta una grossa novità nella tipologia dei monumenti funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il sarcofago o l'urna in cui materialmente venivano conservare le spoglie del defunto. Al di sopra dell'urna veniva collocata l'effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano poste immagini allegoriche sul significato della morte. ..

 

 

 

ERCOLE E LICA

 


Il gruppo monumentale raffigura un episodio mitico legato a Ercole. L'eroe delle dodice fatiche era sposato a Deianira ed insieme a lei si recò dall'amico Ceice in Trachine ai piedi del monte Oeta. Dovendo lungo il tragitto traversare il fiume Eveno, incontrarono il centauro Nesso che si offerse di traghettare la moglie

 

 

 

 

 

Teseo Sul Minotauro
 


Il gruppo scultoreo è una rappresentazione del mito di Teseo e si pone come una delle opere più esemplari del concetto di arte neoclassica. L'eroe ateniese, aiutato da Arianna, penetrò nel labirinto di Creta, ove era rinchiuso il Minotauro, mostro metà uomo e metà toro, e riuscì ad ucciderlo. L'episodio si prestava a molteplici possibilità: uno scultore barocco come il Bernini ne avrebbe probabilmente approfittato per cogliere il momento di massimo sforzo nello scontro tra Teseo e il Minotauro e scolpire un gruppo di grande dinamicità e tensione. Invece Canova, da artista neoclassico, cerca il momento della quiete e non dell'agitazione. E così preferisce sintetizzare la storia al momento della vittoria di Teseo, quando la tensione si è oramai sciolta e un profondo senso di pace pervade l'eroe. In questo istante si coglie anche un senso di umana pietà che Teseo prova verso il mostro sconfitto, in quanto la sua nobiltà d'animo gli impone di non odiare il nemico. Tutto il gruppo scultoreo tramette quindi un senso di profonda calma: è il momento in cui l'agitazione delle passioni e delle azioni si spegne e si trasferisce all'eternità del mito. Da un punto di vista stilistico il gruppo ha equilibri molto classici e le forme anatomiche di Teseo richiamano direttamente le inespressive ma perfette fattezze di tante statue dell'antica Grecia. Il gruppo è quindi una espressione paradigmatica delle nuove esigenze estetiche dell'arte neoclassica

 

 

Le Tre Grazie
 

Il gruppo delle tre Grazie era uno dei temi più in voga nel periodo neoclassico, ed ovviamente non poteva mancare nel repertorio di Antonio Canova. Le tre figure di Aglaia, Eufrosine e Talia erano le protettrici degli artisti, in quanto da loro proveniva tutto ciò che vi è di bello nel mondo umano e naturale. Canova le raffigura nella posizione più canonica, ovvero abbracciate e disposte a circolo. Sono nude, così come le ritroviamo nella tradizione ellenistica, e vengono rappresentata dall'artista nella classica posizione a chiasma. L'incrociarsi delle membra serve qui a dare un molle abbandono alle figure che, nel sostenersi a vicenda, formano quasi un unico gruppo di affetti e sensualità corrisposte. L'immagine è quindi concepita come esaltazione di perfezione e bellezza, sommi canoni estetici per il gusto neoclassico.

 

Monumento a Clemente XIII
 

Il tema della sepoltura, abbiamo visto, è stato uno dei più praticati da Antonio Canova, che nei suoi monumenti funebri tende alla consacrazione della memoria del defunto, secondo le esigenze tipiche della cultura illuministica e neoclassica. Il veneziano Carlo Rezzonico è stato papa con il nome di Clemente XIII dal 1758 al 1769. Di personalità molto amabile e caritatevole interpretò su queste basi la funzione del suo apostolato mostrandosi quale "buon pastore" e non come statista interessato agli affari politici e diplomatici internazionali. Il monumento eretto dal Canova si trova in San Pietro in Vaticano. Questo sepolcro è stato concepito dallo scultore secondo il classico schema a tre piani sovrapposti. Sul primo livello, quello basamentale, poggiano le figure allegoriche: due leoni, simbolo della forza, che proteggono la porta che da accesso al sepolcro, il genio della morte e la figura femminile con la croce in mano simbolo della Religione. Al secondo livello è posto il sarcofago, di forme ovviamente classicheggianti. Al terzo livello vi è la statua a tutto tondo del papa, che il Canova, interpretandone il carattere, ci rappresenta in atteggiamento umile, il triregno simbolo di potere è posto a terra, inginocchiato a pregare.

  

Paolina Borghese come Venere Vincitrice
 

La grande fama acquisita da Antonio Canova, fece sì che tra i suoi committenti ci fosse anche Napoleone Bonaparte. Per Napoleone Canova eseguì diversi lavori che immortalarono non solo la figura dell'imperatore ma anche dei suoi familiari. Uno dei ritratti più famosi è sicuramente questo dedicato a Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, e moglie del nobile romano Camillo Borghese. La rappresentazione segue ovviamente i precetti neoclassici. Innanzitutto Paolina è raffigurata idealisticamente nuda, e con in mano un pomo. La sua immagine richiama quindi quella di Venere vincitrice, con il pomo di Paride in mano, attestato di superiore bellezza. La figura è adagiata mollemente su un triclino, richiamando un po' la tipologia dei ritratti semidistesi presenti sui sarcofagi etruschi (ad esempio, il "sarcofago degli sposi" conservato a Villa Giulia). Tuttavia, a dispetto di questo richiamo un po' funereo, la notevole abilità tecnica di Canova riesce ad infondere quasi un palpito di vita all'immagine di marmo, risultando così verosimile l'intera scultura da suscitare apprezzamenti più che entusiastici nei numerosi estimatori di questa opera. La composizione permette un passaggio graduale dall'orizzontalità del giaciglio alla verticalità della testa, con un morbido andamento sinuoso e ritmico. Reso evidente dalla linea del contorno, determinata dalla posa frontale, e dallo stacco tra il colore del marmo e lo spazio che la circonda.
Le superfici sono tratte pittoricamente con sottili trapassi luminosi, generati dall'incresparsi del lenzuolo ricamato sotto il peso della giovane donna languidamente distesa, dalle pieghe del panno che ne riveste la parte inferiore. Ciò conferisce al corpo nudo un calore, cui non è estranea la risultante cromatica generata dall'accostamento al marmo degli ornamenti dorati del lettuccio. Quest'ultimo ospita all'interno un meccanismo che fa ruotare la scultura come in altre opere di Canova. Si inverte così il ruolo tra l'opera e l'osservatore: è la scultura ad essere in movimento, mentre l'osservatore fermo viene impressionato dalle immagini sfuggenti. Nottetempo, al lume di candele, gli osservatori ammiravano la scultura di Paolina nel suo tenero scintillio, ed il suo lustro non derivava soltanto dalla finezza del marmo, ma anche dalla patinatura con cere.

Amore e Psiche giacenti

Il gruppo, oggi conservato al Louvre, appartiene alle allegorie mitologiche della produzione canoviana. Esso rappresenta Amore e Psiche nell'atto di baciarsi. Eseguita in marmo bianco, la scultura ha superfici levigate ed un modellato molto tornito. La composizione ha una straordinaria articolazione: la donna, Psiche, è semidistesa, rivolge il viso e le braccia verso l'alto e, per far ciò, imprime al corpo una torsione ad avvitamento; l'uomo, Amore, si appoggia su un ginocchio mentre con l'altra gamba si spinge in avanti inarcandosi e contemporaneamente piegando la testa di lato per avvicinarsi alle labbra della donna. Il soggetto è probabilmente tratto dalla leggenda di Apuleio, secondo la quale Psiche era una ragazza talmente bella da suscitare l'invidia di Venere, così che la dea le mandò Amore per farla innamorare di un uomo brutto. Ma Amore, dopo averla vista, se ne innamorò e, dopo una serie di vicissitudini, ottenne che Psiche entrasse nell'Olimpo degli dei, per restare con lui. Il soggetto è qui utilizzato come allegoria del potere dell'amore, visto soprattutto nell'intensità del desiderio che riesce a sprigionare: da qui la scelta di fermare la rappresentazione all'istante prima che il bacio avvenga ed il desiderio si consumi.Per comprendere lo spirito della cultura neoclassica è utile confrontare il gruppo scultoreo di Amore e Psiche con un'altra famosa allegoria mitologia: l'"Apollo e Dafne" di Gian Lorenzo Bernini. Quest'ultimo gruppo scultoreo fu realizzato tra il 1622 e il 1625, agli inizi della diffusione del barocco, e rappresenta indubbiamente uno dei maggiori esiti di questo stile di cui Bernini fu uno dei maggiori rappresentanti. Dafne, secondo la mitologia, era una bellissima fanciulla di cui si era innamorato Apollo. Dafne, per sfuggirgli, scappò ai piedi del Parnaso e qui, nel momento in cui stava per essere raggiunta da Apollo, chiese aiuto alla madre che la trasformò in una pianta di alloro.Il gruppo del Bernini rappresenta indubbiamente un attimo fuggente: Dafne viene appena sfiorata da Apollo ed ha già i capelli che stanno divenendo dei rami di alloro. È giusto un attimo: l'istante successivo Dafne non ci sarà più. Per enfatizzare ciò Bernini dà al gruppo un'apparenza di equilibrio instabile, evidente soprattutto nella curva ad arco che forma il corpo di Dafne. Il gruppo del Canova ha invece una fermezza ed una staticità molto più evidenti. Lo si osservi soprattutto nella visione frontale. Il corpo di Psiche insieme alla gamba e alle ali di Amore formano uno schema ad X simmetrico. Al centro di questa X le braccia di Psiche definiscono un cerchio perfetto che inquadra al centro il punto focale della composizione: quei pochi centimetri che dividono le labbra dei due. In quei pochi centimetri si gioca il momento pregnante, ed eterno, del desiderio senza fine che l'Eros sprigiona.La differenza tra le due sculture non è da ricercarsi sulla differenza stilistica o formale, risultando entrambe di notevolissima fattura per tecnica esecutiva, ma sulla diversa cultura che le ispira. Lo sforzo del Bernini è di cogliere la vitalità della vita in continuo movimento, e per far ciò cerca di annullare la materia per lasciare solo la sensazione del divenire. Canova mostra invece tutta a tensione neoclassica di giungere a quella perfezione senza tempo in cui nulla più può divenire, e per far ciò pietrifica la vita dando alla materia una forma definitiva ed eterna.

 

Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria

Il monumento funerario a Maria Cristina d'Austria rappresenta una grossa novità nella tipologia dei monumenti funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il sarcofago o l'urna in cui materialmente venivano conservare le spoglie del defunto. Al di sopra dell'urna veniva collocata l'effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano poste immagini allegoriche sul significato della morte. Nel monumento a Maria Cristina d'Austria l'urna scompare per essere sostituita dalla immagine triangolare di una piramide. L'effigie statuaria viene sostituita da un ritratto di profilo a bassorilievo, inserito in un medaglione di chiara derivazione classica.Notevole importanza assumono le figure allegoriche che, nella intenzione dell'artista, non sono puri e semplici simboli ma devono commuovere per l'azione in divenire che stanno rappresentando. In questo caso, infatti, le figure compongono un singolare corteo funebre che si accinge a salire i gradini che portano alla porta della piramide. Da questa porta fuoriesce un tappeto che scorre sui gradini come un velo leggero e impalpabile. Il corteo è aperto da una giovane ragazza che ha già un piede oltre la soglia della tomba. È seguita da una donna che rappresenta la Pietà con in mano l'urna delle ceneri della defunta. Un'altra ragazzina la sta seguendo. Più indietro un'altra giovane donna avanza, aiutando un vecchio uomo a salire le scale. Sono rappresentate tutte le tre età della vita, dalla gioventù alla vecchiaia, a simboleggiare che la Morte non risparmia nessuno. Le figure procedono con incedere lento e mesto. Hanno tutti la testa chinata in avanti, a simboleggiare che nei confronti della Morte la superbia umana non può nulla. Di fianco la porta della piramide, che quindi simboleggia la porta di passaggio dal mondo terreno al mondo dei morti, c'è l'allegoria del Genio della Morte poggiato sul Leone della Fortezza. In alto, il medaglione con il ritratto di Maria Cristina d'Austria è circondato da un serpente che si morde la coda, simbolo quest'ultimo dell'Eterno Ritorno. Il medaglione è sostenuto dalla allegoria della Felicità, mentre un'altra figura angelica porge alla defunta una palma, simbolo della gloria.La piramide, come simbolo dell'Oltretomba, è decisamente una immagine neoclassica. Contiene la reminescenza delle antiche piramidi egiziane, i più grandi monumenti funebri mai realizzati dall'uomo, e si presenta con una forma geometrica semplice, il triangolo, ma carico di notevoli significati allegorici. La porta che si apre nella piramide assomiglia invece, per fattura, alle porte delle tombe etrusche delle necropoli di Tarquinia o Cerveteri. Ed anche questo riferimento etrusco, nell'immaginario collettivo, finisce per collegarsi al mondo dell'Oltretomba. Il senso della morte, qui rappresentato, ha la dignità profonda e nobile della concezione neoclassica. Tuttavia, la commozione che suscita il corteo funebre finisce per prendere un significato quasi tutto romantico. La scelta di anticipare il momento pregnante, non a quello eterno della Morte oramai sopraggiunta, ma al momento precedente in cui la Morte richiama a sé le persone che, a capo chino, non possono sottrarsi al suo invito, carica di profondo dolore la percezione della morte come azione in divenire. È il profondo strazio di chi, pur restando vivo, non può che guardare con senso di sgomento e di ineluttabilità l'avviarsi alla morte delle persone care. Questa inaspettata rappresentazione di un dolore, che deve suscitare compassione in chi guarda, è la prova della grandezza del genio di Canova che, al di là della facile etichetta di scultore neoclassico, per la inconfondibile fattura stilistica delle sue statue, si presenta come un artista capace di cogliere i fermenti più vivi e nuovi del suo tempo, ed anche anticiparli nelle sue opere d'arte.

 

Ercole e Lica

È il modello del marmo che si trova nel Museo d’Arte Moderna di Roma.
La lavorazione di quest’opera, la prima statua colossale di Canova, fu lunga e travagliata, più volte abbandonata, più volte ripresa: nel 1815, fu collocata in un nicchione appositamente costruito dall’acquirente nel Palazzo Torlonia: il prezzo pagato per il gruppo, 18.000 scudi romani era giudicato incredibile all’epoca.
E’ molto espressivo il volto disperato dell’ingenuo Lica: la mano aggressiva di Ercole che afferra i capelli del ragazzino traduce la forsennata aggressività e la ferocia disperata dell’eroe.
Il mito che ha ispirato l’opera narra della bella Deianira che invia in dono, tramite il servo Lica, al suo sposo Ercole la camicia di Nesso. Ercole, appena ricevuto l’indumento, indossò la camicia ignaro che questa gli si sarebbe stretta alle carni procurandogli dolori insopportabili da desiderare di morire.

I bozzetti

 

I bozzetti di Canova sono straordinari per audacia, immediatezza e vitalita' quasi palpitante, in singolare contrasto con le sue figure in marmo meticolosamente calcolate e impeccabilmente scolpite''. Hugh Honour, alla galleria Antichi Maestri Pittori, descrive cosi' il gruppo delle Tre Grazie. Fin dal Quattrocento gli scultori eseguivano modelli in piccola scala per mostrare ai committenti la futura opera e per avere uno strumento di lavoro, una sorta di copia in miniatura. Il gruppo delle Tre Grazie venne scolpito dal Canova in due versioni in marmo, la prima per l'imperatrice Giuseppina (e ora all'Ermitage a San Pietroburgo), l'altra per John Russel, duca di Bedford. Venti dei bozzetti di terracotta che Canova tenne nel suo studio furono ereditati dal fratellastro Giovanni Battista Sartori Canova e ora si trovano nella Gipsoteca di Possagno (Treviso). Altri sette sono conservati al Museo Correr di Venezia.

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Antonio Bosa e l'arte della scultura

Il Museo dello Scultore Antonio Bosa è collocato nella sede della Biblioteca comunale in via Marconi a Pove del Grappa (Vi) ed aperto nel medesimo orario della biblioteca (lunedì, giovedì, venerdì dalle ore 14.30 alle ore 17.30 – mercoledì dalle ore 14.30 alle ore 19.00).

Sono esposti gli antichi attrezzi e disegni di opere realizzate dagli scalpellini povesi.

A Pove del Grappa, a pochi chilometri da Bassano, c'erano le cave dove fu estratta la pietra per la costruzione del Tempio di Possagno, voluto e ideato da Antonio Canova. E furono gli scalpellini povesi tra i maggiori artefici della costruzione del Tempio, un lavoro che vide la posa della prima pietra l'11 luglio del 1819. L'idea di fare un grande tempio nel suo paese natale venne ad Antonio Canova a seguito del rifiuto del progetto di una scultura, denominata "la religione", destinata alla basilica di San Pietro in Vaticano.

Fu lo stesso Canova a disegnare l'edificio, con il pronao uguale al Partenone e con il corpo centrale simile al Pantheon. Disegnò l'opera eseguita poi dagli architetti G.A. Selva e Diedo.

Alla lavorazione prestarono il loro aiuto, gratuitamente, gli abitanti di Possagno. La pietra utilizzata proveniva dalle cave dei Boccaor, di Costalunga e da quelle di Pove.

In totale vi lavorarono un migliaio di persone e fra questi, non mancarono gli scalpellini di Pove. Lo stesso Canova aveva chiamato a dirigerli il povese Stefano Marcadella.

Non è da trascurare il fatto che fra i discepoli di Antonio Canova, vi fu un certo Antonio Bosa da Pove, un ritrattista che eseguì l'immagine del maestro, per il monumento della chiesa dei Frari a Venezia.

Gli scalpellini lavorarono a Possagno per circa 11 anni. Il tempio fu terminato nel 1830, otto anni dopo la morte di Antonio Canova, che fu in pratica terminato sotto la supervisione del fratellastro. Dei due si conservano i rispettivi busti che sono collocati all’interno del tempio a memoria del loro mobilissimo gesto.

 

 

 

 

 

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