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Itinerario
eno-gastronomico
Dagli
antichi "magnagati", divertente epiteto
affibbiato ai vicentini, ai moderni buongustai, capaci di
proporre specialità gastronomiche rinomate e prelibate, anche
attraverso veri e propri Itinerari, tutti da scoprire. Il
vicentino è una terra da assaporare, unendo il gusto della
tradizione alla scoperta dei bei paesaggi.
Secondo una leggenda, divenuta nel corso degli anni una specie
di ritornello quasi canzonatorio, i vicentini sarebbero stati
in passato "magnagati", vale a dire carnivori
a spese dei piccoli felini, così diffusi nelle nostre città
e campagne. Erano stati gli abitanti delle altre città venete
a coniare l'ingiuriosa definizione rivolta ai vicentini con
fare ironico e a volte malevolo, ma in realtà, stando ai dati
storici, risulta che i vicentini siano stati mangiatori di
gatti nè più nè meno che tutti gli altri appartenenti ai
ceti popolari di ogni città, visto che, in caso di penuria di
cibo, si trattava di un'usanza piuttosto diffusa per sfamarsi.
Ma, gatti a parte, di una cosa i vicentini possono andare
fieri: il celeberrimo baccalà, detto anche "alla
vicentina", per ribadirne l'inconfondibile
provenienza. Del baccalà, per la cui diffusione esiste
addirittura una Venerabile Confraternita, esiste
ovviamente un vero e proprio Itinerario, come di ogni pietanza
che si rispetti, un giro gastronomico, che volendo può
diventare anche turistico, unendo l'utile al dilettevole.
Un altro Itinerario dedicato al pesce, la trota, fa conoscere
una terra di grandi suggestioni. La strada della trota
attraversa le due valli prealpine dell'Astico e del Posina,
luoghi di straordinaria bellezza per chi ama la natura, con
pendii boschivi e contrade arroccate in posizioni
caratteristiche. Anche nel Bassanese si gustano le ottime
trote del Brenta. E' un connubio ideale e a misura d'uomo tra
l'esigenza di una riscoperta della natura e l'ospitalità
tipica della gente che vivono in questi luoghi ancora quasi
totalmente incontaminati.
Un Itinerario che fa incontrare in maniera perfetta i piaceri
della tavola con l'amore per i grandi spazi aperti è
sicuramente quello che passa per l'Altopiano di Asiago. Una
zona famosa per i suoi formaggi, prodotti nei caseifici
industriali ma anche nelle moltissime malghe disseminate sui
saliscendi del territorio, testimonianza indelebile
dell'agricoltura e del paesaggio alpini. Chi ama il
formaggio troverà da queste parti il suo "paradiso":
Asiago fresco, d'Allevo, vecchio o stravecchio, Dolcezza,
Panarone e tante altre specialità, un modo originale per
trascorrere una vacanza che gratifichi il palato, o una pausa
dopo una passeggiata con gli sci da fondo o ancora una
camminata tra boschi e collinette.
L'Altopiano dei 7 Comuni offre non solo
formaggio ma tutta una serie di prodotti genuini che aiutano a
riscoprire i sapori della terra e riconciliano con il buon
vivere. La patata di Rotzo, il sedano di Rubbio, i tanti
salumi e insaccati, i funghi che crescono rigogliosi e
abbondanti nei dintorni, i gustosissimi e nutrienti mieli e i
distillati montani, un vero toccasana nei lunghi e freddi
inverni.
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Itinerario
dei Formaggi
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Saliti
sul Monte Grappa, durante la bella stagione si trovano
anche sulla strada i tipici formaggi come il MORLACCO
ed il BASTARDO. La
ragione principale per cui il Grappa è stato
frequentato negli ultimi secoli nonostante le guerre
che lo hanno coinvolto e la mancanza d’acqua è
quella legata alla produzione di formaggio. Se il
paesaggio della nostra alpe si divide tra boschi, che
un tempo ricoprivano tutta la montagna, ed ampi spazi
aperti, si deve all’uomo che ha ricavato prati per
farvi innanzi tutto pascolare le vacche; per lo stesso
motivo, ogni pascolo che si rispetti è dominato dalla
sua malga perché gli allevatori i malgàri,
appunto hanno sempre avuto bisogno di un posto dove
ricoverare le bestie, immagazzinare il fieno e,
soprattutto, fare il formaggio.
IL MORLACCO
Prodotto solo d’estate nell'area del Grappa,
il formaggio acquista la sua straordinaria ricchezza
di aromi e sapori grazie alla diversità di ambienti
d’alpeggio che assicurano una flora assai ricca e
varia al latte. Viene prodotto ancora con metodi
artigianali: il latte filtrato viene posto in
vasche dove poi avviene la scrematura mediante
affioramento della panna. Il giorno successivo il
latte scremato viene versato in una caldaia di rame e,
mediante il fuoco a legna, si porta alla temperatura
di coagulazione di circa 35/40°, aggiungendo il
caglio e lasciando riposare per circa 20 - 30 minuti
fino a raggiungere il punto di rassodamento. Una volta
rassodato si effettua la rottura della cagliata usando
la "lira", un attrezzo in acciaio. Ultimata
la cottura, la cagliata viene lasciata depositare sul
fondo della caldaia dove si formerà un unico blocco.
Trascorso un certo periodo, a discrezione del malgaro,
si procede all'estrazione utilizzando appositi stampi.
La salatura viene fatta a secco il
giorno dopo. Tempo fa, veniva prodotto un tipo di
Morlacco detto "increà": le
forme ancora fresche venivano ricoperte con diversi
strati di argilla di Possagno (Vi), così si isolavano
dall’aria e si riusciva ad ottenere una maggior
concentrazione di aromi e sapori, ottenendo quasi un
"formaggio di fossa". Oggi esiste solo il
prodotto fresco, a pasta molle, bianca come la neve,
con occhiature piccole. Gli alpeggi che producono il
Morlacco sono circa una ventina, e ognuno di loro può
fornire al massimo trecento forme all'anno, ma spesso
molte meno, con un peso che oscilla in genere tra i
cinque e i sette chilogrammi.
Un
formaggio che a ragione potremo definire
"raro" che con la polenta abbrustolita,
accompagnato a fette di sopressa, come ripieno degli
gnocchi o semplicemente da solo, non vi deluderà mai.
IL
BASTARDO
Sempre sul
Monte Grappa troviamo il formaggio “bastardo”
che è un prodotto tradizionale degli alpeggi da
giugno a settembre, e sembra probabile che la
diffusione di tale tipologia casearia abbia preso
sviluppo dopo il secondo dopoguerra con l’affermarsi
di condizioni economiche e sociali meno precarie. Chi
volesse assistere di persona all’arte di fare il
formaggio non ha che da scegliere tra le varie mete
possibili o magari, perché no, raggiungerle una ad
una e scoprire in ciascuna le differenze dei sapori
che lo stesso formaggio presenta in base alle
innumerevoli variabili: pascolo, foraggio, sistema di
lavorazione ed altri piccoli segreti. Il
Formaggio detto “bastardo” è a pasta
gialla che varia tonalità di colore a seconda della
sua stagionatura che apporta variazioni anche alla
consistenza della pasta diventando progressivamente più
granulosa ma assolutamente compatta. Nella produzione
si usa latte vaccino pastorizzato e la stagionatura
media è di un anno.
L'ASIAGO
A qualche decina di km. da Bassano salendo
sull'altopiano di Asiago, troviamo l'omonimo formaggio
che si è conquistato fama su tutte le tavole italiane
e spesso anche all'estero. Il
formaggio Asiago è prodotto in due tipi diversi: pressato
(fresco) e d'allevo (stagionato). Due
sapori dovuti non solo al periodo di stagionatura, ma
alla differente lavorazione. L'Asiago pressato
(fresco) è ottenuto con latte di vacca intero ed è
maturato per 20-40 giorni. L'Asiago d'allevo
(stagionato) si ottiene invece con latte di vacca
scremato e la sua stagionatura va dai 3 ai 12 mesi ed
oltre. Ma al palato qual è la differenza? L'Asiago
pressato (fresco) ha il sapore dolce e fragrante del
latte appena munto; l'Asiago d'allevo (stagionato) ha
un gusto molto più deciso, variamente saporito a
seconda del grado di invecchiamento. Scriveva
il cronista d'anni fa: "Come descrivere il
piacere del palato intento ad assaporare il morbido,
vellutato morso di Asiago fresco, fragrante di latte e
di profumata panna?", e ancora: "E che dire
di un piatto di scottante polenta abbrustolita
accompagnata da un prezioso contorno di saporito
Asiago stagionato?" Portare in tavola l'Asiago
Dop è sempre un grande piacere, perché è un
formaggio che sa mantenere in ogni occasione la
promessa di bontà.
Ed anche in cucina saprà riservarvi gustosissime
sorprese: utilizzatelo per la preparazione di zuppe,
pastasciutte, torte salate, pizze, secondi vari e
dessert. È in queste occasioni che l'Asiago Dop
rivela il suo carattere schietto e la sua versatilità.
Insomma, da solo o nelle ricette classiche o in quelle
più moderne e fantasiose, l'Asiago Dop sa sempre
stare meravigliosamente a tavola. Raffinato, gustoso,
mai eccessivamente grasso, il formaggio Asiago Dop è
un alimento pregiato, ricco di proteine, come e più
della carne, vitamine del tipo A, B, B2, PP con
un'equilibrata presenza di sali minerali (calcio e
fosforo). Un alimento consigliabile nelle diete di
ogni età.
IL
MONTASIO
Pur
essendo un formaggio tipico del Friuli, il Montasio
viene prodotto anche nella zona tra il Brenta ed il
Piave. Quindi
spostandoci da Bassanese verso il confinante
territorio trevigiano, possiamo trovare questo
prodotto con una lunga storia che risale al 1200 e
prende il nome dal gruppo di montagne Montasio, sito
nelle Alpi Giulie ove ancora attualmente sorgono
antichissime malghe. Nel 1700 numerosi documenti
mercantili riportano il nome del formaggio Montasio.
Ha il riconoscimento DOC dal 1986 ed è stato
riconosciuto D.O.P. dalla Comunità Europea nel 1996.
È un formaggio semiduro a pasta compatta, di colore
paglierino chiaro con un occhiatura regolare ed
omogenea. È necessario un periodo di stagionatura di
almeno sessanta giorni per ottenere un formaggio da
taglio di sapore morbido e delicato; invecchiando, il
gusto assume toni aromatici con piccantezza non
eccessiva.
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Itinerario
della Grappa
Parlare di Grappa nel
territorio bassanese è come parlare dell'acqua. Non c'è
bassanese infatti che non abbia in sè il culto del bere la
grappa.
Il nostro itinerario
parte dalla celebre distilleria Nardini.
NARDINI
Sulla strada statale
che collega Bassano e Rosà, troviamo la Ditta Bortolo Nardini
che é proprietaria di due distillerie nel Veneto a Bassano
del Grappa ed a Monastier di Treviso. Nelle due distillerie
vengono annualmente distillati 400 mila quintali di vinacce di
uve Doc, accuratamente selezionate e sapientemente miscelate,
prodotte nella fascia collinare e pedemontana dell'alto Veneto
e del Friuli.
Le vinacce raccolte direttamente presso le migliori cantine
entro 24 ore dalla vinificazione, nei mesi di settembre ed
ottobre, vengono conservate in appositi grandi silos per
venire poi distillate nel periodo che va da ottobre a maggio.
La
grappa prodotta in entrambe le distillerie, dopo uno
stoccaggio minimo di un anno in serbatoi di acciaio per
l'affinamento della grappa Bianca, ed un minimo di tre anni in
botti di rovere di slavonia per l'invecchiamento della grappa
Riserva, viene trasferita nel nuovo modernissimo stabilimento
di Bassano del Grappa per la lavorazione finale (riduzione del
grado alcolico, filtraggio a freddo) ed il successivo
imbottigliamento.
Le vinacce distillate vengono invece stoccate nella
distilleria di Monastier dove sono sottoposte ad un processo
di essicazione e di separazione dalla buccetta, che viene
venduta ai mangimifici quale integratore dei mangimi vegetali,
dai vinaccioli che vengono venduti agli oleifici per la
produzione dell'olio di semi d'uva.
In centro a Bassano, a
ridosso del Ponte degli alpini troviamo la storica bottega
dove dal 1779 i bassanesi ed turisti non possono non fermarsi
per degustare la famosa grappa o la deliziosa
"tagliatella".
POLI
A circa 15 km. da
Bassano in direzione Vicenza, arriviamo in località Schiavon
dove la famiglia Poli distilla ancor oggi in maniera
artigianale una grappa che ha dato del filo da torcere anche
alla Nardini.
L'alambicco
della Distilleria Poli è tra i più antichi in funzione: è
composto da caldaiette completamente in rame, come nella più
ferrea tradizione. Funziona a vapore ed il ciclo di
lavorazione è discontinuo: la vinaccia viene caricata nelle
caldaiette (si ottiene in tal modo la cosiddetta
"cotta"); dopo circa due ore, esaurita la materia
prima, le caldaiette vengono scaricate e successivamente
riempite di nuovo con vinaccia fresca, pronta per un'altra
cotta.
Questo
metodo di distillazione così tradizionale e che richiede
molto più tempo, è garanzia della più alta qualità del
prodotto.
A Bassano
vicino al Ponte degli alpini è situato il Museo della Grappa
dei Poli. Vale la pena una piccola visita per conoscere meglio
l'arte della produzione di questa ottima grappa.
La
strada del prosecco
Il percorso
inizia dal Castello di Conegliano, dove ha sede
l'antico Istituto Agrario con specializzazione in
viticoltura ed enologia. Passato l'arco gotico della
porta di Ser Bele si raggiunge Rua di Feletto, sede di
un eremo dei Camaldolesi dal 1660; arrivati a S.
Pietro di Feletto si prosegue per Refrontolo e Pieve
di Soligo.
Giunti a Solighetto si può andare a Follina e a Cison;
poi, proseguendo lungo l'itinerario principale, si
raggiungono in breve Farra di Soligo e Col S. Martino,
dove si trovano le torri di Credazzo. Una deviazione
porta a Colbertaldo, e da qui alla loc. Fol e alle
colline di Guia.
Poco dopo vi è Valdobbiadene, dove termina
l'itinerario.
Paesaggio
Naturale:
I versanti delle colline ospitano una fascia di
vigneti di circa 3.300 ettari, che ogni anno producono
350.000 quintali di uva Prosecco da cui derivano più
di 20 milioni di bottiglie di spumante. Le colline di
Guia introducono la piccola area di produzione del
Cartizze, un lembo di terra di poco più di 100
ettari, racchiusa tra i centri di S. Stefano e S.
Pietro di Barbozza.
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Approfondimenti:
L'itinerario, inaugurato nel 1966, si snoda fra i
colli del Coneglianese, del Felettano, del Quartier
del Piave e di Valdobbiadene. Refrontolo è definito
l'isola del Marzemino per via del suo ottimo vino
rosso. Durante il percorso si possono visitare il
Museo dell'Uomo in loc. La Baniera, la Pieve di S.
Pietro di Feletto, la valle del Lierza col Molinetto
della Croda in loc. Refrontolo, l'Enoteca privata
Schiratti a Pieve di Soligo, villa Brandolini a
Solighetto (sede del Consorzio per la tutela del vino
Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene), l'Abbazia di
Follina, il Castello di Cison di Valmarino, le torre
longobarde di Credazzo e la chiesa di S. Vigilio a Col
S. Martino, Villa dei Cedri a Valdobbiadene.
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Tappe del
percorso:
Castello di Conegliano - Rua di Feletto - S. Pietro di
Feletto - Refrontolo - Molinetto della Croda - Pieve
di Soligo - Solighetto - Follina - Cison di Valmarino
- Farra di Soligo - Col S. Martino - Colbertaldo - Fol
- Guia - Valdobbiadene.
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| Itinerarario
dei Vini di Gambellara |
La
zona
La bassa Valle del Chiampo, terra vicentina ai confini
con il territorio veronese, dove terminano le ultime
propaggini dei Monti Lessini, si sviluppa intorno
all'abitato di Gambellara.
Da sempre area tenuta in grande considerazione dai
buongustai per la produzione locale di vino, del quale
si ha testimonianza sin dall'epoca romana: tant'è che
oggi Gambellara, Montorso, Zermeghedo e Montebello
Vicentino sono di gran lunga più famosi per il loro
prodotto che non per fasti e nefasti guerreschi.
In questa zona, tra pendi ora dolci ora più impervi, il
terreno è in gran parte formato da basalti e da tufi
terrosi di origine vulcanica. Le rocce, facilmente
friabili, costituiscono la parte preponderante del
rilievo collinare, terreno ideale per le vigne dell'uva
Garganega e del Trebbiano del Soave, che danno vita al
Gambellara: un vino bianco multiforme, offerto nelle
forme più disparate.
I vini
Gambellara: da un uvaggio assai simile al suo
vicino veronese, il Soave. Giallo nel colore (dal
paglierino al dorato) di odore vinoso con profumo
caratteristico, questo vino a D.O.C. si presenta di
sapore asciutto, di corpo medio, appena un po'
amarognolo. Se le uve provengono dalla zona collinare più
vocata e di più antica tradizione, esso può fregiarsi
della qualifica "Classico": in questo caso la
qualità delle uve produce una gradazione alcolica
minima naturale più elevata.
Sulla tavola sposa magnificamente antipasti, primi
piatti, secondi leggeri, formaggi e piatti a base di
pesce.
Gambellara Recioto: nasce dalle uve del
gambellara, colte e lasciate riposare sui graticci e
spremute dopo un certo appassimento. È l'unico vino
fuori della provincia di Verona al quale è consentito
di portare questo antico nome, segno di unicità e
distinzione nel patrimonio enologico mondiale.
Si presenta di colore giallo dorato, con un intenso
profumo di fruttato, con sapore armonico, amabile, con
un lieve gusto di passito, retrogusto amarognolo e con
qualche venatura di frizzante, piacevolissima,
determinata dalla prosecuzione in bottiglia del processo
fermentativo.
La gradazone alcolica minima deve essere di 12°, ma è
facile trovarla più elevata.
Si impone come vino da dessert e come vino da incontro.
In quest'ultimo caso è meglio fare attenzione: la
simpatia suscitata dal suo consumo non deve far
dimenticare il tenore alcolico, non propriamente
leggero.
Può essere anche spumantizzato, utilizzando il metodo
Charmat con fermentazione in autoclave per breve tempo.
Vin Santo di Gambellara: l'unico del Veneto a
portare questo nome che abitualmente contraddistingue
vini analoghi di altre regioni. Si ottiene dalle uve
migliori, lasciate lungamente appassire in maniera da
accrescere il più possibile la concentrazione
zuccherina, pigiate con spremitura soffice. Il mosto così
ottenuto viene posto in botticelle, a loro volta
lasciate in luoghi aperti in modo da subire per intero
il freddo invernale. Questo processo favorisce una
naturale decantazione del vino, che a primavera si
presenta limpido e viene travasato in botti per la
prosecuzione della fermentazione, che avviene molto
lentamente, dove dovrà stare per almeno un anno.
Il processo si completa con il travaso definitivo che
sarà portato al consumo, al cui interno il Gambellara
deve riposare per un altro anno. Al consumo ha almeno 14°,
si presenta dicolore giallo ambrato e con un forte
profumo di passito, vellutato, armonico e dolce al
gusto.
Tale processo consente di ottenere un prodotto prezioso
in tutti i sensi, per qualità, gusto e valore
commerciale. |
| Itinerarario
de Vini di Breganze |
La
zona
Tra i rilievi collinari e alcune zone dell'immediata
pianura, ai piedi dell'altopiano dei Sette Comuni, si
distende questo territorio, che parte dalla vallata
dell'Astico e giunge fino alla vallate del Brenta,
comprendendo il territorio bassanese a destra del fiume.
I vini
Vespaiolo: prodotto in purezza con uve
provenienti dal vitigno omonimo. È un classico: di
colore giallo paglierino piuttosto carico, profumo
intenso fruttato, con caratteristica leggermente
aromatica, il sapore è fresco, piacevole, acido.
Proprio per questo si sposa con i piatti di pesce, ma
anche alla cucina tradizionale locale, dal formaggio
all'asparago con le uova. Qualifica aggiuntiva:
Superiore.
Torcolato: vino passito di tradizione, eccellente
da dessert, ricavato dalla pigiatura entro febbraio di
uve lasciate appassire nei primi mesi invernali con
grappoli annodati (torcolati, nel dialetto
locale) ad una corda appesa in ambienti aereati. Ha un
colore tipico giallo oro, ricco di profumi, che
ricordano il miele e l'uva passita. Il gusto va
abboccato a dolce, armonico, vellutato. A seconda della
lavorazione può acquisire una gradevole sfumatura di
legno. Qualifica aggiuntiva: Riserva.
Breganze Bianco: è sostanzialmente un Tocai, che
può contenere una modica quantità di uve bianche se
presenti nel vigneto. Si presenta di colore giallo
paglierino, di odore vinoso delicatamente intenso e di
gusto asciutto, rotondo, di corpo. Buon vino bianco da
tuttopasto, si accompagna soprattutto a piatti di pesce,
ma anche a carni leggere. Ottimo anche come fuori pasto.
Breganze Chardonnay: ottenuto in purezza da viti
dell'omonimo vitigno, ripropone le sue straordinarie
caratteristiche: gusto equilibrato, gradevolmente
morbido, vellutato e armonico, ha un profumo intenso,
caratteristico, piacevolmente aromatico e si presenta di
un bel colorito giallo paglierino. È un vino per tutte
le occasioni. Qualifica aggiuntiva: Superiore.
Breganze Sauvignon: ricavato pressochè in
purezza da uve del vitigno omonimo, esalta, con la
personalità dei terreni e del clima, le caratteristiche
che lo hanno reso famoso: profumo delicato, dolce, più
o meno aromatico, che asseconda un gusto fine, gradevole
e armonico, arrotondato in alcuni casi dal sapore del
legno. Qualifica aggiuntiva: Superiore.
Breganze Rosso: ripropone la forza e le
caratteristiche del Merlot, dalle cui uve è ottenuto in
purezza, con la possibilità di usare una piccola
percentuale di altre uve nere se presenti nel vigneto.
Il colore è rosso rubino vivo, odore vinoso, piacevole,
espressivo, caratteristico, talora lievemente erbaceo,
di sapore asciutto, robusto, armonico, di corpo
leggermente tannico. Dà il meglio di sè dopo 2-3 anni.
Ottimo da pasto, quando è invecchiato non teme gli
arrosti. Qualifica aggiuntiva: Superiore o Riserva.
Breganze Cabernet: ottenuto con Cabernet Franc
e/o Cabernet Sauvignon. Si propone con una discreta
gradazione naturale, di colore rosso rubino scuro con
riflessi granati, accentuati dall'invecchiamento, di
odore molto intenso, gradevole, caratteristico. Il gusto
è corposo, robusto, asciutto, leggermente tannico,
talora erbaceo. L'invecchiamento ne accresce la naturale
nobiltà. Qualifica aggiuntiva: Superiore o Riserva.
Breganze Cabernet Sauvignon: figlio dell'ultima
"covata" della D.O.C., è ottenuto pressochè
in purezza da uve dell'omonimo vitigno, del quale
ripropone le caratteristiche: colore rosso rubino
intenso, con tendenza a ripiegare sul rosso mattone con
l'invecchiamento, ha un profumo erbaceo con profumo
intenso e persistente, vinoso, talora addolcito
dall'odore del legno dove viene lavorato, che ne
arrotonda il sapore, asciutto, pieno, vellutato. Ottimo
vino da pasto, fine, personale, è in grado di
accompagnare tutte le pietanze. Qualifica aggiuntiva:
Superiore o Riserva.
Breganze Marzemino: anch'esso D.O.C., sottolinea
la piacevolezza di una tradizione enologica secolare.
Ottenuto in purezza da uve dell'omonimo vitigno, si
presenta di un bel rosso rubino, spesso vivace, con
profumo intenso e caratteristico e un gusto pieno,
personale e gradevole, talora, a seconda della
lavorazione, ammorbidito dal sapore di legno. Qualifica
aggiuntiva: Superiore o Riserva.
Breganze Pinot Nero: vinificato in nero
esclusivamente con uve provenienti da un particolare
biotipo locale, derivato dai nobili e famosi vitigni
omonimi. Si presenta di colore rosso rubino, con
sfumature color mattone, di profumo delicato e di sapore
asciutto e sapido, con retrogusto amarognolo, che lo
propongono ai vertici nazionali tra i vini ottenuti da
queste uve. Si accompagna ai piatti di carne ed agli
arrosti. Qualifica aggiuntiva: Superiore o Riserva.
Breganze Pinot Bianco: ottenuto in purezza da uve
dell'omonimo vitigno, si presenta bianco paglierino
chiaro, di gusto secco, molto armonico e vellutato. Il
profumo è delicato, gradevole, caratteristico. È un
bianco da pasto, ideale per i piatti di pesce. Qualifica
aggiuntiva: Superiore. |
| Itinerarario
Vini dei Colli Berici |
La
zona
Nel mezzo della pianura veneta, tra Verona e Padova,
sorgono i Colli Berici, posti a sud della città
di Vicenza. Sono colline di origine vulvanica, dal clima
mite e accogliente, ideali per la vite, in questi luoghi
già presente da tempi antichissimi. Nei resti delle
palafitte del lago di Fimon furono ritrovati vinaccioli
di "Vitis silvestris", risalenti all'età del
bronzo.
I vini
Tocai rosso: nasce da un vitigno che nel Veneto
viene coltivato in piccole quantità, anche nella zona
orientale della regione, ma che qui ha trovato un areale
adatto e una caratterizzazione particolare.
È un vino di un bel colorito rosso rubino, diafano e
brillante, anomalo nel panorama dei rossi del Veneto.
Viene ottenuto pressochè in purezza (se presente nel
vigneto, è consentito anche l'impiego di una modica
quantità di uva Garganega locale). Ha un intenso
profumo caratteristico, che talora ricorda il fico, ed
un sapore armonico, giusto, talora tendente
all'amarognolo che può essere leggermente tannico. Vino
nobile da tuttopasto, è in grado di accoppiarsi
felicemente tanto agli arrosti ed agli animali da
cortile quanto al baccalà alla vicentina.
Garganego: l'uva con il quale è fatto proviene
per la maggior parte dai vitigni omonimi. Bianco tipico
caratteristico, di colore paglierino, odore vinoso e
profumato, ha un sapore asciutto, amarognolo, lievemente
acido, che lo rende ottimo, oltre che da tuttopasto,
soprattutto con il baccalà e piatti di pesce
impegnativi quali l'anguilla, il luccio o lo sgombro.
Chardonnay Colli Berici: vitigno dalle grandi
doti, coltivato ovunque con buoni risultati, ha trovato
anche in questa zona terreno adatto ad offrire un
prodotto di stoffa. Verificato in purezza o con
l'integrazione di una modesta quantità di Pinot Bianco,
si presenta di colore giallo paglierino, ben
strutturato, profumato, elegante, di sapore composito e
armonioso, fruttato. Da bere fresco e giovane è un vino
tuttpasto, adattissimo per piatti di pesce e carni
leggere.
Tocai Bianco: ottenuto da uve dei vitigni omonimi
con la possibilità di impiegare una piccola quantità
di Garganega, si propone di colore giallo paglierino, di
odore vinoso caratteristico e di sapore armonico,
asciutto, fresco. Ottimo come aperitivo, accompagna
anche tutto il pasto, preferendo i primi piatti e il
pesce.
Sauvignon: di profumo delicato, intenso,
caratteristico, al gusto è asciutto, pieno, fresco,
armonico. Da bere in compagnia, si presta
tranquillamente al tuttopasto, prediligendo i piatti di
pesce.
Pinot Bianco: ottenuto da uve dei vigneti omonimi
con la possibilità di utilizzare una piccola quantità
di Pinot Grigio, si presenta di colore paglierino
chiaro, di profumo intenso, caratteristico e delicato.
Di gusto pieno, vellutato, completo, piacevole. Un bel
bianco da servire fresco, che va bene da aperitivo come
da tuttopasto soprattutto con pesce e frutti di mare.
Merlot dei Colli Berici: un colore rosso rubino,
ha un profumo intenso, vinoso, caratteristico, un gusto
corposo, morbido, armonico, pieno. Vino completo, da
bere anche fuoripasto, si accompagna con ogni pietanza,
compresi gli arrosti robusti e le carni forti.
Cabernet dei Colli Berici: ottenuto da uve
indifferentemente di Cabernet Franc e di Cabernet
Sauvignon, è un rosso di rispetto, colore rubino carico
tendente al mattone con l'invecchiamento, di profumo
gradevole intenso e di sapore asciutto, corposo,
lievemente tannico. Da tuttopasto, specie con pietanze
robuste, non disdegna però la cucina leggera. se
ottenuto con uve selezionate e di qualità e se viene
immesso al consumo con almeno tre anni di
invecchiamento, può portare la qualificazione
aggiuntiva di "Riserva".
Colli Berici Spumante: ultimo nato, ottenuto
dalla spumantizzazione di uve Garganega (per il 50%),
Pinot Bianco, Pinot Grigio e Chardonnay. Profumato, di
corpo, è uno spumante interessante, da provare. |
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